Politici italiani e principio del silenziamento.

Politici italiani e principio del silenziamento.

Care amiche, cari amici,

Sicuramente tutti voi conoscete o avete sentito parlare di Joseph Goebbels, il ministro nazista della propaganda del terzo Reich. Nella sua malvagità era una persona geniale: seppe manipolare milioni di persone, portandole a lottare e morire per l’ideale nazista.
Le sue teorie sono state sintetizzate in undici punti, usati nella pubblicità, nella comunicazione e, ovviamente, nella politica.

Non deve quindi sorprendere che vari dei nostri amministratori, seguendo le direttive del governo di Roma, usino queste tecniche, convincendo i più sprovveduti delle proprie ragioni, anche davanti all’evidenza.

Uno dei più usati, e non solo contro gli indipendentisti, è il principio del silenziamento. Questo principio suggerisce di “Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.” Un chiaro esempio è l’assordante silenzio dei politici locali sui leggi e trattati che affermano che Trieste non si trovi sotto sovranità italiana.

Il trattato di pace di Parigi del 1947 all’articolo 21, comma 2 recita: “La sovranità italiana sulla zona costituente il Territorio Libero di Trieste, così come esso è sopra definito, cesserà con l’entrata in vigore del presente Trattato.” Ovviamente il trattato di pace è in vigore ed é stato ratificato dallo stato italiano: nessuno dei trattati seguenti hanno cambiato questa situazione(andate a vedere il Memorandum di Londra o il Trattato di Osimo – peraltro non valido come spiegato dalla stessa Lega Nazionale) non parlando minimamente di un ritorno del Territorio Libero di Trieste alla sovranità italiana, causando imbarazzanti situazioni, come l’interrogazione di Aris Prodani riguardante la mancanza di atti giuridici costitutivi la Provincia di Trieste (interrogazione alla quale il governo italiano ha evitato di rispondere).

untitledCome ovviare a questo problema quindi? Semplicemente “Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario”. Proprio così: come chiunque può vedere in una delle varie discussioni che si possono trovare in rete, i nazionalisti italiani, non potendo, OVVIAMENTE, spiegare come, quando e in base a quale trattato Trieste sia tornata sotto sovranità italiana, dissimulano o, ancora peggio iniziano a parlare di “carte” in maniera dispregiativa e burlesca. Ovviamente l’intento è palese, aggravato dal fatto che mostra al pubblico come questi adoratori dello stato assolutista e centralista disprezzino leggi e regole, riducendole a semplici “carte”.

Tutto questo si può applicare a multipli esempi e a varie temi, che vanno dai problemi cittadini a quelli della vicina repubblica italiana.
Una maniera per combattere questa tecnica? Non lasciarci prendere dall’enfasi del dibattito, non rispondere alle provocazioni ma reiterare la domanda e i nostri argomenti, basandoli in maniera chiara e concisa, ripetendoli finché non avremo ottenuto una risposta seria o, per lo meno, avremo smascherato il “politico” o la persona che ha tanta paura di quello che stiamo chiedendo.

Il mio invito, care amiche e cari amici è questo: analizzate i discorsi, i dibattiti e gli articoli che appaiono a Trieste, smascherate questo penoso trucco propagandistico e fatelo notare a tutti i vostri amici, in maniera educata e rispettosa. Vedrete, tutta la cittadinanza vi ringrazierà.

Le zone franche nel mondo

Care amiche, cari amici,

Continuiamo a scoprire le ricchezze di Trieste; quest’oggi parleremo delle Zone Franche, una vera e propria miniera d’oro, che, se adeguatamente usate, potrebbero permettere all’economia triestina non solo di riprendersi, ma d’iniziare a volare. Dopo questa breve lettura risulterà ovvio che le cosiddette “sdemanializzazioni” proposte dal PD ed appoggiate dagli altri partiti coloniali, non solo sono inutili, ma addirittura dannose per Trieste e i triestini.

Free Zones, Free Trade Zones, Foreign Trade Zone, Free Ports, Industrial Free Zones, Export Processing Zones, Export Free Zones, Special Economic Zones, Duty Free Zones, Enterprise Zones, Maquiladoras, Science Parks & Technological Free Zones: sono numerose le terminolgie utilizzate nei vari paesi del mondo per indicare un istituto, risalente addirittura ai tempi dei Fenici, dei Caldei, dei Cartaginesi, delle città della Lega anseatica, che ha avuto negli ultimi 60 anni un incredibile sviluppo. Da una manciata di zone franche del secondo Dopoguerra a 300 negli anni ’80, 600 negli anni ’90 fino ad arrivare alle migliaia dei giorni nostri, dislocate in tutti i continenti, nei paesi in via di sviluppo e non. Secondo una stima dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro, esistono oggi oltre 3.500 zone franche in 130 paesi che generano 66 milioni di posti di lavoro.

Ad eccezione delle zone franche comunitarie, il cui regime legale uniforme è posto dal Codice Doganale Comunitario, la disciplina giuridica delle zone franche nel mondo è caratterizzata dalla mancanza di uniformità a livello internazionale, la quale si riscontra non solo nella terminologia ma anche nella disciplina normativa. Mancano convenzioni e trattati internazionali – salvo proprio l’Allegato VIII al Trattato di Pace di Parigi del 1947 sul Porto Franco di Trieste – e meccanismi globali di approvazione delle zone franche, che non godono parimenti di rappresentanza in seno alle organizzazioni internazionali che tuttavia le supervisionano (es. Organizzazione Mondiale del Lavoro, Organizzazione mondiale del commercio, ecc.).

Tra gli incentivi più frequenti offerti dalle zone franche vanno annoverati, accanto a quelli tipicamente “doganali” (esenzione da formalità e controlli doganali, da dazi doganali anche sulle materie prime utilizzate nella produzione industriale, ecc.), anche quelli fiscali (esenzione da tasse e imposte o riduzione sostanziale delle aliquote), quelli attinenti alla regolamentazione del lavoro (es. flessibilità delle regole in tema di reclutamento del personale e concessione di permessi temporanei di lavoro e di residenza per gli stranieri impiegati nella zona franca), allo snellimento delle procedure amministrative (es. concessioni e licenze), ai servizi, anche offshore, ecc.

Molti degli incentivi sopra citati non sono presenti nelle zone franche dell’Unione Europea in quanto in contrasto con la normativa comunitaria sugli aiuti di stato che limita fortemente la creazione di zone economiche speciali in grado di contrastare la concorrenza di zone franche vicine, per esempio del Nord Africa.

Le norme statuali o comunitarie non possono, tuttavia, restringere le libertà doganali ed operative garantite dal Trattato di pace e dai suoi provvedimenti di attuazione.

Sotto il profilo dei contenuti, la situazione giuridica del Porto Franco di Trieste si sostanzia essenzialmente in due regimi: la massima libertà di accesso e transito e l’extradoganalità (o “extraterritorialità doganale”).

Per quanto riguarda la massima libertà di accesso al porto, l’Allegato VIII configura un regime di libera circolazione di merci e servizi, nonché di libertà di accesso e di transito a condizioni non discriminatorie e senza oneri se non a fronte di servizi effettivamente prestati. Le norme dirette alla promozione del commercio internazionale attraverso la rimozione di ogni barriera od ostacolo alla libera prestazione di servizi ed alla circolazione delle merci e dei mezzi di transito costituiscono un elemento di assoluta rilevanza dal momento che il regime internazionale anticipa quello di liberalizzazione comunitaria.

Per quanto concerne, invece, il regime strettamente doganale, i Punti Franchi dello scalo triestino godono dello status giuridico dell’extradoganalità, che comporta tutta una serie di condizioni di operatività di maggior favore nel Porto Franco di Trieste. È senz’altro questo l’elemento di maggiore difformità della disciplina del Porto Franco di Trieste da quella nazionale e comunitaria.

A differenza del Porto vecchio le imprese che operano in porto nuovo non sono così ridotte di numero ma comunque sono appartenenti a quei pochi terminalisti che hanno creato con la complicità dell’Autorità Portuale una sorta di monopolio portuale a favore di pochi.

Non applicano in toto l’Allegato VIII ma solo quegli articoli che portano loro vantaggio e solo quelli che non faccia capire ai cittadini di Trieste che in porto vige ancora l’Allegato VIII e di conseguenza il T.d.P del 1947.

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Testa di…filosofo

Care amiche, cari amici,

In questi ultimi giorni sono stato apostrofato con “testa di…filosofo”. Quella che doveva essere una offesa mi ha fatto pensare. Molto.

A Trieste, come in altre parti della vicina repubblica, la cosiddetta sinistra si è impossessata dell’apparato culturale e intellettuale. Centinaia o migliaia di autodefiniti intellettuali blaterano su qualsiasi tema, forti della loro “cultura”.
Cultura senza dubbio limitata, di parte e moltissime volte dozzinale. Molti giovani (e non) pensano che con una giacchetta di velluto, capelli poco o per niente pettinati, la repubblica sottobraccio e leggendo qualche libro criptico ci si possa definire intellettuale e, di conseguenza, sputare in testa su tutti gli altri, deridendoli o sbeffeggiandoli, soprattutto nelle molte occasioni in cui rispondere significherebbe mostrare un’ignoranza abissale.

Tuttologi senza nessun reale conoscimento.

Questi “intellettuali”, lontani e avulsi dalla realtà e quasi sempre provenienti da famiglie agiate e/o ammanigliate, sono definiti in Germania “Salonbolschewist”, bolscevichi da salotto. Sono il classico esempio di persone che ipocritamente hanno ideali di sinistra ma il portafoglio a destra, molto a destra. Non per niente un partito coloniale di “sinistra”, come il PD, è una delle massime espressioni del neoliberismo, del nepotismo, della privatizzazione e della svendita degli interessi pubblici a favore dei privati.

Come mai si sono impossessati dell’apparato culturale e con che fine?
Facile, hanno seguito le idee si Antonio Gramsci.

Gramsci era un filosofo e politico comunista, morto nel 1937 a causa del confino al quale lo aveva obbligato il regime fascista. Semplificando al massimo le sue tesi possiamo vedere come egli sostenesse che per mantenere il controllo di un paese e dirigere la sua politica alcune forze sociali cercano e ottengono l’egemonia. L’egemonia intellettuale e morale porta alla direzione, permettendo cosi di dominare, dirigere e zittire gli avversari senza l’uso della forza repressiva.
Vi ricorda forse la situazione di una città portuale dell’alto Adriatico, con potenzialità non espresse a causa di un’amministrazione coloniale?

Uno dei problemi di Trieste è proprio questo: chi dirige Trieste approfitta di questa egemonia culturale (vera o presunta).

Che fare quindi?
Non tanto disprezzare chi studia, non odiare le “teste di filosofo”, ma prepararsi, prepararsi e prepararsi.
Bisogna spezzare questa egemonia culturale, ma per farlo l’unica possibilità è avere e proporre una classe dirigente nuova e preparata, sostenuta da idee, concetti e filosofie. La preparazione non vuol dire solo ripetere incessantemente articoli e leggi: vuol dire informarsi, esprimersi correttamente, leggere di tutto per crearsi una Weltanschauung (visione del mondo) più amplia possibile.
La buona volontà non basta, bisogna essere preparati.
Per questo cercherò di pubblicare testi, riassunti e commenti che possano aiutare i triestini a svegliarsi e capire la propria città e il proprio stato, il Territorio Libero di Trieste, abbandonando la cultura e gli schemi mentali imposti dall’amministrazione coloniale.

Volete aiutare Trieste? PREPARIAMOCI TUTTI ASSIEME, e mandiamo via questa classe dirigente CORROTTA E CORRUTTRICE.
Uniti si può!

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Masochismo, stupidità o entrambe le cose?

Care amiche, cari amici,

La rete è una miniera d’informazioni, che ha permesso a migliaia di persone di ampliare le sue conoscenze. Permette anche di trovare cose quantomeno curiose, come quella che sto per presentare.
Leggete questo paragrafo:
“Oltre ai vantaggi indotti dal particolare regime di franchigia doganale vigente nei punti franchi del porto di Trieste, vi sono poi i vantaggi di natura sostanziale, derivanti appunto dal particolare status giuridico dell’istituto del porto e dell’istituto del credito doganale triestino; status giuridico dell’istituto del porto franco di Trieste inclusi quelli riferibili riferibili al principio della libertà di transito e accesso, sancito anch’esso dalle norme di carattere internazionale dei trattati che producono dei veri e propri benefici di natura anche fiscale. Le misure ridotte delle tasse portuali; l’abbattimento dell’accisa sui carburanti e l’energia; Il transito liberalizzato attraverso i valichi confinari del Nord-Est.”
Sembra tratto da un sito indipendentista.
Invece…
Invece no: è una presentazione dell’Autorità Portuale che si trova nella pagina del Comune di Trieste.
(qui il link: http://documenti.comune.trieste.it/portovecchio/vantaggi_punto_franco.pdf )
Proprio così, quel Comune, in mano ai partiti coloniali, che sta cercando di svendere in tutte le maniere il Punto Franco Nord ai palazzinari e agli speculatori immobiliari.
Oggi si celebra l’anniversario dell’istituzione del Punto Franco; vi propongo alcune domande-riflessioni-proposte.
Se esistono tutti questi vantaggi grazie alle zone franche, perché non sfruttarli? Perché non realizzare una zona di aziende hitech che lavorino in un regime fiscale favorevole nel “Porto Vecchio”? Perché non approfittare dei carburanti agevolati? Perché non si approfitta dello status extra doganale e internazionale? Perché, se esistono misure ridotte delle tasse portuali, il porto di Capodistria conviene di più?
Queste solo alcune delle domande che possiamo farci.
Ma la più grande e fondamentale è un’altra: i loschi personaggi che amministrano colonialmente Trieste, sono masochisti, stupidi o entrambe le cose?

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Trieste con 170mila abitanti?

Care amiche, cari amici,

Purtroppo la situazione a Trieste è destinata a peggiorare se non si agisce in tempi brevi. Potete immaginare la nostra amata città ancora più desolata e meno abitata? Eppure potrebbe succedere molto presto.
Mentre gli “eroi” dei partiti coloniali delirano su spiagge di sabbia a Barcola, clanfe, Trieste torna grande e altre amenità, una catastrofe occupazionale si sta per abbattere sulla capitale del nostro Territorio.
Le Generali, colosso assicurativo di fama mondiale, sta per lasciare Trieste. Questa, purtroppo, non per una notizia propagandistica o per spaventare la gente, come fanno i mezzi d’informazione gestiti dal governo amministratore. E’ una notizia che ho ricevuto e, purtroppo, verificato.
Come vedrete la colpa si può addossare totalmente all’amministrazione coloniale, colpevole non solo di aver negato al colosso assicurativo di approfittare del paradiso fiscale presente nel Punto Franco Nord, ma anche di aver isolato la città, con sempre meno collegamenti, che si limitano praticamente a Monfalcone e Venezia.
Con l’amministrazione Greco è stato avviato il processo di spostamento delle assicurazioni a Milano, assumendo dirigenti nel capoluogo lombardo e consigliando caldamente a interi uffici il trasferimento (leggi: o te ne vai o ti licenziamo) di Trasferirsi in altre sedi, come Parigi. Alcuni uffici si trovano già a Bruxelles, dove sono stati spediti in blocco.
Da quello che ho potuto verificare, si stanno applicando varie strategie, in determinati casi rivolte anche alle singole persone, facendo si che il trasferimento goccia a goccia passi nascosto. Ovviamente chi non vuole può non accettare lo spostamento e gli viene detto che verrà ricollocato: peccato che questo sia impossibile, vedendo i sempre meno uffici presenti a Trieste.
Vari di voi staranno pensando: li trasferiscono perché a Trieste costano di più. Invece no: i costi con questi trasferimenti sono raddoppiati. Perché il trasferimento quindi? E’ presto detto: un gruppo come Generali non può essere basato in un posto sperduto dove assumere talenti dall’estero è impossibile e dove non ci sono collegamenti aerei e ferroviari con nessuna capitale, come Parigi o Londra.
Ma non solo.
In tutto questo si gioca il nuovo asset societario, con voci di accorpamenti ad Axxa. Due i possibili sucessori di Greco: Philippe Roger Donnet, spinto da Mediobanca (facile sapere chi ci sia dietro) e  Alberto Minali (interno alle Generali).
Chi si comprerebbe un’azienda in una cittadina sperduta, con lavoratori fedeli alla vecchia gestione? Nessuno.
Ed ecco servita la chiusura delle Generali a Trieste.
Pensateci: tra lavoratori diretti e indotto, migliaia di triestini senza lavoro e verso la triste via dell’emigrazione.
Il tutto mentre i partiti coloniali si sbizzarriscono in progetti deliranti.
Eppure la soluzione ci sarebbe: il paradiso fiscale che si trova nel punto franco nord. Proprio così, quella zona che i partiti coloniali vogliono adibire a speculazione edilizia.
Care triestine, cari triestini: o reagiamo, o presto Trieste sarà ridotta a 170mila abitanti. E’ semplice: dobbiamo solo far sentire la nostra voce e chiedere che si rispettino le leggi vigenti sul Territorio Libero di Trieste.

Per approfondire:
http://www.ilgiornale.it/news/economia/sogno-generali-amazon-e-gioco-delle-tre-carte-1229747.html?mobile_detect=false

http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2016/02/15/news/iltricolore_gradito_sulpennone_digenerali-133527894/

Sul paradiso fiscale di Trieste, cito dall’articolo:
“TUTTI I VANTAGGI PER LE IMPRESE SOGGETTI BENEFICIARI – Istituzioni creditizie, società di intermediazione mobiliare, assicurazioni e società finanziarie che raccolgono fondi sui mercati internazionali presso non residenti da utilizzare unicamente fuori del territorio dello Stato italiano con non residenti BENEFICI FISCALI – Esclusione dall’ Irpeg, riduzione dell’ Ilor al 50 per cento, imposte indirette sugli affari relative alle attività agevolate: applicazione con aliquota fissa ALTRI BENEFICI – Chi opera non è considerato residente in Italia ai fini valutari e bancari. La quotazione dello scellino austriaco e delle valute dei paesi dell’ Est europeo presso le borse valori di Trieste e Venezia”
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/08/11/off-shore-il-sogno-di-trieste.html

http://territoriolibero.net/2013/04/trieste-e-loffshore/

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Il ventennio fascista che ancora sopravvive

Care amiche, cari amici,

Il futuro ex sindaco, sempre più nel panico, sia per cosa sta avvenendo a livello internazionale, sia per le lotte intestine del suo stesso partito, sia per il risvegliarsi dei triestini, sta dando il peggio di se.
Oltre alle solite promesse elettorali (ricordate quelle di cinque anni fa? “Trieste torna grande”- lo abbiamo visto), l’esimio Cosolini cerca alleanze a destra e sinistra. Poco importa se a destra, estrema destra.
Dopo la cittadinanza TRIESTINA al menestrello di regime Cristicchi, premiato per uno spettacolo teatrale propagandistico sugli istriani con il solito refrain di “italiani brava gente” e “italiani vittime” tanto cari ai post fascisti (omettendo gli orrendi crimini perpetrati dal regime mussoliniano e italiano in queste zone a partire dal 1919), mercoledì ha concesso il sigillo trecentesco della città a nientepopodimeno che la Lega Nazionale.
La Lega Nazionale, ossia quell’associazione che ha diffuso odio e creato problemi di convivenza durante gli ultimi anni dell’Impero asburgico, lautamente finanziata dal Regno d’Italia, chiusa durante il fascismo (chiaramente non serviva più) e rinata dopo che l’Italia ha perso la sovranità su Trieste, finanziata questa volta dall’UZC.
Proprio così: un’associazione nazionalista, che appoggia gruppi neofascisti, che continua a sputare odio e razzismo, che lotta per il bilinguismo e per “Istria Fiume e Dalmazia”, diffondendo la mitologia fascista.
Un po’ come se il sindaco di Danzica premiasse un’associazione che appoggia i neonazisti.
Eppure questo accade a Trieste, da parte di un sindaco di “sinistra”, erede del Partito Comunista, sotto l’amministrazione italiana del Territorio Libero di Trieste.
Il tutto ovviamente condito da una forte presenza nella politica e nell’economia cittadina (se qualcuno non mi crede, confronti il cda che ha fatto fallire le COOP con l’organigramma della lega nazionale…).
Lancio quindi una proposta: perché non chiudere tutte le associazioni che propagandano odio razziale, nazionalismo, superiorità etnica, esaltazione del militarismo?
A guadagnarci sarebbero i triestini. TUTTI.

lega nazionale

Candidati lucidi e responsabili

Care amiche, cari amici

Credo che chiunque sia il vincitore delle prossime elezioni comunali, debba essere una persona lucida, responsabile ed esemplare. I candidati, per potersi presentare come tali devono dimostrare di non essere alterati da sostanze o avere l’abito di assumere stupefacenti: propongo quindi un esame tossicologico al quale dovrebbero prestarsi tutti i postulanti.
Si avrebbero così prove tangibili e concrete che chi vuole concorrere a una carica pubblica, sia una persona integra moralmente e fisicamente e che non agisce con l’intelletto annebbiato da sostanze illegali.

Propongo che tutti i candidati e il loro staff presentino un esame tossicologico fatto in un laboratorio riconosciuto per la sua integrità, garantendo così la trasparenza delle analisi e permettendo ai cittadini di avere degli amministratori “puliti”, in tutti i sensi.tossicologia-700x460