Impreparazione, maleducazione e paura.

Care amiche, cari amici,

Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sulla malafede e l’impreparazione della classe politica dei partiti coloniali che amministrano Trieste, dovrebbe riguardarsi la puntata della trasmissione Ring del 11 marzo 2016 (qui sotto il video del momento clou).
Durante la trasmissione la responsabile provinciale di SEL, Sabrina Morena, ha cercato di zittire Vito Potenza Kalc con grande maleducazione e cafonaggine. La “colpa” di Vito Potenza Kalc? Ricordare le leggi italiane TUTTORA IN VIGORE sul Territorio Libero di Trieste. Possiamo immaginare che l’esperta di teatro prestata alla politica coloniale (non ci credete che una drammaturga faccia politica? ecco qua il curriculum.. http://www.provincia.trieste.it/opencms/export/sites/provincia-trieste/it/provincia/consiglio/Consiglieri/CV-Consiglieri/CV-MORENA.pdf) abbia una forte paura: essendo consigliere provinciale di una provincia inesistente dal 20 febbraio 1947, presto perderà il posto. Non solo, possiamo anche azzardare che perderebbe gli appoggi e gli agganci ottenuti durante anni di arruffianamenti.
Cosa spaventa questo strano personaggio, maleducato, volgare e ignorante, che si rifiuta di leggersi leggi e dati certi citati con pazienza olimpica dal buon Vito Potenza Kalc?
Questi:

– Trattato di pace di Parigi del 1947, articolo 21, comma 2: “La sovranità italiana sulla zona costituente il Territorio Libero di Trieste, così come esso è sopra definito, cesserà con l’entrata in vigore del presente Trattato.”

– Legge 25 novembre 1952, n. 3054:”Ratifica del decreto legislativo 28 novembre 1947, n. 1430, concernente esecuzione del Trattato di pace fra l’Italia e le Potenze alleate ed associate, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947″ Pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 10 del 14 gennaio 1947 “Preambolo: La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; Il Presidente della Repubblica: Promulga la seguente legge:Articolo unico– Il decreto legislativo 28 novembre 1947, n. 1430, è ratificato.

Come sempre, chi ha paura grida in maniera scomposta, come la cara Sabrina Morena. Ma perché tanta paura e tanto astio in stampo ultranazionalista da parte dell’esponente di Sel, se quello che sosteniamo noi triestini legalitari sono solo stupidaggini?
PENSATECI.

 

La pericolosa sindrome di San Tommaso

Care amiche, cari amici,

Sembra che il problema delle Generali che abbiamo sollevato in questa pagina abbia suscitato varie reazioni e palesato una sindrome preoccupante, che possiamo definire “sindrome di San Tommaso”. Tante – TROPPE – persone, facendo la pericolosa politica dello struzzo fanno finta di non vedere, o non vogliono farlo, la triste realtà: le Generali presto abbandoneranno Trieste. Ovviamente sarebbe l’ennesimo colpo inferto alla ormai debilitatissima economia triestina.
Negli anni sembra essere, purtroppo, una costante di molti triestini.
“Guarda che se ritorna l’italia a Trieste andrà malissimo!” – “Se no vedo no credo”
“Guarda che chiuderanno i cantieri San Marco!” – “Se no vedo no credo”
“Guarda che venderanno l’Ezit!” – “Se no vedo no credo”
Possiamo continuare così con decine di affermazioni.
L’ultima in ordine temporale riguarda le generali. Nonostante sia palese, varie persone si ostinano a negare la realtà, minacciando addirittura denunce al sottoscritto, basate non si sa bene su cosa.
Un po’ di dati?
Eccoli.
Emea: 100% a Brusseles.
Asset management: 30% tra Milano e Parigi.
Risk Management (solvency):30% tra Milano e Parigi.
E questo riguarda trasferimenti GIA’ FATTI.
Prossimamente tutta l’ufficio comunicazione verrà trasferito a Milano.
Ma non basta: nell’ufficio “asset management” ogni settimana vengono fatte proposte “ad personam”: vengono suggeriti contratti a Rio de Janeiro o in Cina a chi chiedeva di fare un’esperienza all’estero, sfoltendo così la resistenza al trasferimento in altre città da parte dell’ufficio.
Se a qualche “San Tommaso” ancora non basta, vada a vedere quanti sono i desk vuoti negli uffici o chieda semplicemente quanti capi sono ancora basati a Trieste. Le risposte saranno da brividi.
Se qualcuno pensa che questa situazione mi piaccia, si sbaglia di grosso: la situazione è grave, anzi, gravissima. Fare la politica dello struzzo e negare l’evidenza, pensando che senza far niente si possa evitare la decadenza completa della città è, oltre che ridicolo, rischiosissimo.
Per quel che mi riguarda l’unica salvezza è l’indipendenza del Territorio Libero di Trieste e l’applicazione delle leggi vigenti nel nostro stato, che porterebbero benessere e prosperità. Non possiamo più scherzare o far finta di niente, stiamo parlando del futuro di Trieste e dei nostri figli.

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Il principio della rana bollita, ossia la situazione di Trieste

Care amiche, cari amici,

Dopo la pubblicazione e la diffusione delle notizie che ho ricevuto sulle Generali, mi sono arrivati svariati messaggi e commenti, che passano dalla preoccupazione all’ironia. La cosa che realmente mi turba è che molte persone, soprattutto dell’area nazionalista e del PD, etichettino questa notizia come “inutile allarmismo”. A queste persone e ai tanti altri triestini che continuano a dire “non succede niente, almeno non a me…passerà”, dedico questa fiaba.

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda, nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano.
Presto l’acqua diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda, un pò più di quanto la rana non apprezzi. La rana si scalda un pò tuttavia non si spaventa. Adesso l’acqua è davvero troppo calda, e la rana la trova molto sgradevole. Ma si è indebolita, e non ha la forza di reagire. La rana non ha la forza di reagire, dunque sopporta. Sopporta e non fa nulla per salvarsi. La temperatura sale ancora, e la rana, semplicemente, finisce morta bollita. Ma se l’acqua fosse stata già bollente, la rana non ci si sarebbe mai immersa, avrebbe dato un forte colpo di zampa per salvarsi.
Ciò significa che quando un cambiamento viene effettuato in maniera sufficientemente lenta e graduale sfugge alla coscienza e non suscita nessuna reazione, nessuna opposizione.

Pensate adesso a Trieste; poco più di cento anni fa era il primo porto adriatico, prospero centro commerciale, fioriva la cantieristica e la popolazione stava aumentando. Pensiamo alla situazione attuale: scalo con mille problemi e limitazioni, industria azzerata, aziende in procinto di partire, popolazione in calo verticale, commercio allo sfacelo.
Come siamo arrivati a permettere tutto ciò? Facile, lo hanno tolto un pezzettino alla volta: Lloyd triestino, cantiere San Marco, fiera campionaria, industrie, EZIT. L’ultimo della lista sembra essere il Punto Franco Nord, destinato alla speculazione edilizia.
Inutile fare gli struzzi e attaccare chi dipinge la realtà tacciandolo di “disfattista” o “bugiardo”: questa è la triste situazione della nostra amata città.
E voi cari amici..siete anche voi rane bollite, o avete ancora la forza per uscire dalla pentola?
PENSATECI BENE, E FATE PENSARE QUELLI CHE CONOSCETE.

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Trieste con 170mila abitanti?

Care amiche, cari amici,

Purtroppo la situazione a Trieste è destinata a peggiorare se non si agisce in tempi brevi. Potete immaginare la nostra amata città ancora più desolata e meno abitata? Eppure potrebbe succedere molto presto.
Mentre gli “eroi” dei partiti coloniali delirano su spiagge di sabbia a Barcola, clanfe, Trieste torna grande e altre amenità, una catastrofe occupazionale si sta per abbattere sulla capitale del nostro Territorio.
Le Generali, colosso assicurativo di fama mondiale, sta per lasciare Trieste. Questa, purtroppo, non per una notizia propagandistica o per spaventare la gente, come fanno i mezzi d’informazione gestiti dal governo amministratore. E’ una notizia che ho ricevuto e, purtroppo, verificato.
Come vedrete la colpa si può addossare totalmente all’amministrazione coloniale, colpevole non solo di aver negato al colosso assicurativo di approfittare del paradiso fiscale presente nel Punto Franco Nord, ma anche di aver isolato la città, con sempre meno collegamenti, che si limitano praticamente a Monfalcone e Venezia.
Con l’amministrazione Greco è stato avviato il processo di spostamento delle assicurazioni a Milano, assumendo dirigenti nel capoluogo lombardo e consigliando caldamente a interi uffici il trasferimento (leggi: o te ne vai o ti licenziamo) di Trasferirsi in altre sedi, come Parigi. Alcuni uffici si trovano già a Bruxelles, dove sono stati spediti in blocco.
Da quello che ho potuto verificare, si stanno applicando varie strategie, in determinati casi rivolte anche alle singole persone, facendo si che il trasferimento goccia a goccia passi nascosto. Ovviamente chi non vuole può non accettare lo spostamento e gli viene detto che verrà ricollocato: peccato che questo sia impossibile, vedendo i sempre meno uffici presenti a Trieste.
Vari di voi staranno pensando: li trasferiscono perché a Trieste costano di più. Invece no: i costi con questi trasferimenti sono raddoppiati. Perché il trasferimento quindi? E’ presto detto: un gruppo come Generali non può essere basato in un posto sperduto dove assumere talenti dall’estero è impossibile e dove non ci sono collegamenti aerei e ferroviari con nessuna capitale, come Parigi o Londra.
Ma non solo.
In tutto questo si gioca il nuovo asset societario, con voci di accorpamenti ad Axxa. Due i possibili sucessori di Greco: Philippe Roger Donnet, spinto da Mediobanca (facile sapere chi ci sia dietro) e  Alberto Minali (interno alle Generali).
Chi si comprerebbe un’azienda in una cittadina sperduta, con lavoratori fedeli alla vecchia gestione? Nessuno.
Ed ecco servita la chiusura delle Generali a Trieste.
Pensateci: tra lavoratori diretti e indotto, migliaia di triestini senza lavoro e verso la triste via dell’emigrazione.
Il tutto mentre i partiti coloniali si sbizzarriscono in progetti deliranti.
Eppure la soluzione ci sarebbe: il paradiso fiscale che si trova nel punto franco nord. Proprio così, quella zona che i partiti coloniali vogliono adibire a speculazione edilizia.
Care triestine, cari triestini: o reagiamo, o presto Trieste sarà ridotta a 170mila abitanti. E’ semplice: dobbiamo solo far sentire la nostra voce e chiedere che si rispettino le leggi vigenti sul Territorio Libero di Trieste.

Per approfondire:
http://www.ilgiornale.it/news/economia/sogno-generali-amazon-e-gioco-delle-tre-carte-1229747.html?mobile_detect=false

http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2016/02/15/news/iltricolore_gradito_sulpennone_digenerali-133527894/

Sul paradiso fiscale di Trieste, cito dall’articolo:
“TUTTI I VANTAGGI PER LE IMPRESE SOGGETTI BENEFICIARI – Istituzioni creditizie, società di intermediazione mobiliare, assicurazioni e società finanziarie che raccolgono fondi sui mercati internazionali presso non residenti da utilizzare unicamente fuori del territorio dello Stato italiano con non residenti BENEFICI FISCALI – Esclusione dall’ Irpeg, riduzione dell’ Ilor al 50 per cento, imposte indirette sugli affari relative alle attività agevolate: applicazione con aliquota fissa ALTRI BENEFICI – Chi opera non è considerato residente in Italia ai fini valutari e bancari. La quotazione dello scellino austriaco e delle valute dei paesi dell’ Est europeo presso le borse valori di Trieste e Venezia”
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/08/11/off-shore-il-sogno-di-trieste.html

http://territoriolibero.net/2013/04/trieste-e-loffshore/

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Indipendentisti veri e approfittatori

Care amiche, cari amici

L’unità dell’indipendentismo e delle forze antisistema è fondamentale per raggiungere il nostro obiettivo, che è il Territorio Libero di Trieste: sappiamo tutti che uniti siamo una forza devastante che può distruggere il sistema corrotto che governa Trieste.
Ma tutti quelli che si definiscono indipendentisti lo sono? Uniti per Trieste con Nicola Sponza senza dubbio, così come la Lista Civica di Vito Potenza Kalc. Entrambi mirano al riconoscimento del Territorio Libero di Trieste e delle sue peculiarità.
Dimentico qualcuno?
Assolutamente no.
Ragioniamo assieme e facciamolo non per sterili polemiche, ma per capire che se vogliamo cambiare Trieste anche i candidati e le liste devono essere nuovi e staccati dal passato.

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Con Borghezio, uno dei peggiori personaggi della politica italiana

Dovrebbe presentarsi con gli altri indipendentisti chi ha lavorato dal 1978 per quotidiano monopolista locale, “il Piccolo”, conosciuto anche come “il bugiardello”, che tanti danni ha fatto a Trieste?
Dovrebbe presentarsi con gli altri indipendentisti chi ha militato con la Lega Nord, sempre più un partito di destra e nazionalista italiano, partecipe al sistema italiano?
Dovrebbe presentarsi con gli altri indipendentisti chi, nonostante sia stato consigliere comunale e provinciale (di una provincia inesistente!) e addirittura presidente del consiglio municipale non ha fatto nulla a favore dell’indipendenza nonostante abbia ricoperto cariche pubbliche?
Dovrebbe presentarsi chi cavalca populismi senza senso (come quello del “non si pagheranno più tasse!”), senza un programma preciso, cercando di rubare proposte a destra e sinistra?
Dovrebbe presentarsi chi, pur di cercare un qualsiasi posto pubblico, si era alleato con la “Grande Udine” alle elezioni regionali del F.V.G. del 2012, in barba a qualsiasi logica?
Dovrebbe presentarsi chi fa cadere nel ridicolo non solo l’indipendentismo, ma tutti i triestini?
Pensateci bene care amiche e cari amici, e troverete la risposta.

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Come ridicolizzare l’indipendentismo? Ecco.

Indipendentisti? Legalitari!

Care amiche, cari amici,
Dopo mesi di bombardamento mediatico sulla divisione degli indipendentisti, i nodi dei partiti coloniali italiani vengono al pettine. Sembra proprio che le recenti notizie arrivate dall’esterno del Territorio Libero di Trieste, la prima delle quali si è concretizzata nella famosa lettera di Ban Ki Moon al consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, abbiano generato un forte panico tra i satrapi locali.
partiti-politici-2L’asse trasversale del centro-destra-sinistra italiano sta scricchiolando sempre più: se non bastasse la crisi del sistema neoliberista che sta mandando in rovina la vicina repubblica, stanno arrivando brutte notizie anche dall’Unione Europea. Non deve quindi sorprendere il “si salvi chi può” dei politici locali, intenti a cercare di accaparrarsi per se e per gli amici degli amici qualche pezzetto di Trieste prima che sia troppo tardi, lottando tra loro come cani rabbiosi.

In questo scenario caotico e demotivante, cosa possiamo fare noi triestini?
Cosa possiamo e DOBBIAMO fare per far cadere questo edificio marcio che è l’amministrazione coloniale del governo italiano del Territorio Libero di Trieste?
Dobbiamo unire le forze antisistema, le forze legalitarie.
Legalitarie e quindi indipendentiste.
Dopo anni di lavoro della Triest NGO e di decine, centinaia di volontari, è oramai lampante che chi crede nella legalità, nel rispetto della legge, nella giustizia e nella libertà non può che essere indipendentista. La nostra indipendenza è stata sancita dal Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947, ratificato dal parlamento italiano con la legge 3054/52.
Cosa dobbiamo fare quindi per salvare Trieste, i triestini e il futuro dei nostri figli?
Partecipare alla vita politica, vincere le elezioni e semplicemente chiedere di applicare la legge, ne più ne meno.

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Sogni e incubi

Care amiche, cari amici,

Oggi parliamo di sogni.
Come si può apprezzare nel discorso di uno dei protagonisti del manga “Berserk” del giapponese Kentaro Miura, tutti sappiamo che “la gente ama i sogni. Il sogno ci dà forza e ci tormenta, ci fa vivere e ci uccide. E anche se ci abbandona, le sue ceneri rimangono sempre in fondo al cuore… Fino alla morte.”.
Pensiamo alla forza dei sogni: senza il sogno di volare dei fratelli Wright, avremmo l’aeroplano? Probabilmente no. Senza il famoso sogno di Martin Luther King, sarebbe stata possibile l’integrazione razziale negli Stati Uniti? Probabilmente no. Senza il sogno di Albert Bruce Sabin, si sarebbe curata la poliomielite? Probabilmente no.
Senza sogni l’essere umano sarebbe un’ameba, un essere senza prospettive, in balia di qualsiasi evento. Il cancellare i sogni è qualcosa di particolare di qualsiasi dittatura o regime assolutista, per congelare lo status quo ed evitare qualsiasi cambio.
Non deve quindi stupire la frase del senatore del PD Francesco Russo, sempre più preoccupato per le azioni internazionali che continuano ad avanzare da una parte e per il risveglio dei triestini dall’altra.

Durante la trasmissione “Sveglia Trieste” del 7 febbraio 2016, intervistato assieme al nostro buon Vito Potenza, il senatore Russo è riuscito ad affermare questo: “Mettiamo da parte i sogni, concentriamoci sulla realtà”. Una frase che starebbe bene in una dittatura stalinista o in un campo di concentramento. Non pensate minimamente a ribellarvi, continuate a subire e a vivere nella realtà che vi abbiamo imposto: emigrazione, malversazione, illegalità, inquinamento, disoccupazione, malattie, povertà. Questa l’idea di Francesco Russo.
E io vi dico invece di SOGNARE. Sognare una Trieste libera e indipendente. Sognare uno stato, il Territorio Libero di Trieste, all’avanguardia in tutti i campi, Sognare una nazione internazionale. Sognare un paese al di fuori dell’Unione Europea dei banchieri. Sognare i triestini Uniti per Trieste. Sognare un futuro per la nostra bella città e per i nostri figli.

Svegliamoci e diamo un dispiacere a uno dei saccheggiatori di Trieste, Francesco Russo: INIZIAMO A SOGNARE E STACCHIAMOCI DA QUESTA ORRIBILE REALTÁ CHE HA CONTRIBUITO A CREARE.

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Candidati lucidi e responsabili

Care amiche, cari amici

Credo che chiunque sia il vincitore delle prossime elezioni comunali, debba essere una persona lucida, responsabile ed esemplare. I candidati, per potersi presentare come tali devono dimostrare di non essere alterati da sostanze o avere l’abito di assumere stupefacenti: propongo quindi un esame tossicologico al quale dovrebbero prestarsi tutti i postulanti.
Si avrebbero così prove tangibili e concrete che chi vuole concorrere a una carica pubblica, sia una persona integra moralmente e fisicamente e che non agisce con l’intelletto annebbiato da sostanze illegali.

Propongo che tutti i candidati e il loro staff presentino un esame tossicologico fatto in un laboratorio riconosciuto per la sua integrità, garantendo così la trasparenza delle analisi e permettendo ai cittadini di avere degli amministratori “puliti”, in tutti i sensi.tossicologia-700x460

L’importanza di una lettera

Care amiche, cari amici,

Il 23 ottobre 2015 il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, per rispondere a una richiesta del presidente palestinese, fa il punto storico sulle amministrazioni della Lega delle Nazioni e delle Nazioni Unite. Ogni territorio che fu ed è tuttora amministrato da parte dell’ONU si trova in questo documento, con la descrizione delle basi giuridiche e legali che hanno costituito un determinato stato e quando, in caso, lo stesso ha cessato di esistere, indicando chiaramente in base a quali leggi o trattati.

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Perché tanta paura da parte degli ultra nazionalisti, che hanno risvegliato il loro blog dopo mesi? Come mai i vari “intellettuali” di area PD si sono sforzati di deridere questa lettera in qualsiasi maniera e hanno accampato scuse strampalate ?
Molto semplice: la lettera di Ban Ki Moon in un solo colpo spazza via le teorie Cammarata e Udina assieme alla recente ordinanza del giudice Leanza.

Pensateci bene: tutta la linea difensiva del governo italiano e dei suoi lacchè spazzata via in un solo colpo.

Rivediamo le teorie difensive del governo italiano:

  • Tesi Cammarata: la sovranità italiana su Trieste non è mai cessata perché non si sono mai concretizzate le condizioni per la sua fine;
  • Tesi Udina: la sovranità italiana su Trieste cessò con la ratifica del trattato di pace di Parigi nel 1947, venendo poi ricostituita dal Memorandum di Londra del 1954 e dal successivo Trattato di Osimo del 1975;
  • ordinanza del giudice Leanza: il 19 marzo 2014 il giudice Leanza ammette che dal 1954 al 1977 (ratifica del trattato di Osimo) il Territorio Libero di Trieste si trovava solamente sotto amministrazione civile provvisoria del governo italiano.

Evitiamo qualsiasi commento sulla palese contraddizione che esiste tra questi tre casi; evidenziamo solamente quello che qualsiasi persona può facilmente dedurre dalla lettera di Ban Ki Moon.
La tesi Cammarata viene superata immediatamente: al punto quattro della disamina sul Territorio Libero di Trieste è scritto chiaramente che “The Peace Treaty entered into force on 15 September 1947, and terminated Italy’s sovereignty over the Territory”, ossia che il trattato di pace entra in vigore il 15 settembre 1947 e cessa la sovranità dell’Italia sul Territorio. Chiaro e semplice.
La tesi Udina viene smentita nello stesso punto quattro:” pursuant to the 1954 Memorandum of Understanding regarding the Free Territory of Trieste, Italy and Yugoslavia respectively installed civilian administration in the two zones in the Territory(…)” ossia “ai sensi del 1954 protocollo d’intesa del 1954 riguardante il Territorio Libero di Trieste, Italia e Jugoslavia rispettivamente installarono un’amministrazione civile nelle due zone nel territorio (…)”. Quindi nessun ritorno della sovranità nel 1954. Ma c’è di più: nel punto 5 “Legal basis”, ossia “basi legali”, il famoso trattato di Osimo non appare neppure, annullando definitivamente la tesi Udina e l’ordinanza del giudice Leanza. Veramente strano che lo staff del segretario generale delle Nazioni Unite dimentichi un trattato: che non sia mai passaro per il consiglio di sicurezza dell’ONU ma semplicemente registrato, come sosteniamo da molti anni?
Non credete agli esperti da strada, che vi dicono di come Ban Ki Moon si sia dimenticato di un trattato, o di come la lettera sia indirizzata al presidente dello stato Palestinese o altre scuse inverosimili. Ad oggi questa è una lettera ufficiale del segretario generale delle Nazioni Unite, fatto da uno staff di esperti di diritto internazionale nell’ottobre 2015, non 50 anni fa.Così come non ascoltereste un verduraio se vi volesse progettare una casa, non ascoltate chi vi dice che questa lettera non ha nessuna importanza. L’oligarchia che governa Trieste, i partiti coloniali e i loro tirapiedi hanno paura, perché sanno che la loro ora si avvicina.

Vi chiedo quindi un favore: parlatene, parlatene e parlatene. Solo conoscendo i diritti per troppo tempo negati i triestini si sveglieranno dal coma indotto dall’amministrazione coloniale.

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Nascondere la luna con un dito

Care amiche, cari amici,

Gli ultranazionalisti a Trieste sembrano sempre più spaventati: dopo decenni d’impunità per le loro vessazioni e aiuti da parte del governo italiano, si avvicina sempre più il momento nel quale saranno uguali a tutti i triestini delle altre comunità.
Come una belva moribonda, il nazionalismo italiano cerca disperatamente ogni occasione per tentare di riaffermarsi, con scarso successo, come si è visto durante gli show nazional-militaristi degli ultimi anni, disertati dalla stragrande maggioranza della popolazione.
Se a questo si aggiunge che il governo italiano amministri in maniera pessima il Territorio di Trieste, lo saccheggi e taglieggi la popolazione per mezzo di tasse non dovute a Roma, non ci si deve meravigliare che una parte dei triestini guardi con nostalgia all’Austria, a suo tempo buona amministratrice di Trieste.

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Lo scorso 6 gennaio infatti, alla partita per le qualificazioni ai mondiali di pallamano, un gruppo di triestini ha tifato per la squadra austriaca e non per la rappresentativa del governo amministratore di Trieste.
In segno di protesta molti dei triestini presenti sono rimasti seduti in silenzio durante l’esecuzione dell’inno italiano. Una protesta pacata e silenziosa, contro chi sta saccheggiando un territorio che dovrebbe solamente amministrare. Da qui l’assurda querelle del rappresentante della destra coloniale italiana, Paolo Rovis:
„«Durante l’esecuzione dell’Inno di Mameli sono rimasti seduti – spiega Rovis -. Alcuni spettatori di Reggio Emilia si meravigliano della maleducazione degli “austriaci”. Ho dovuto dire loro che quelli con l’Austria c’entrano nulla e che, purtroppo, sono triestini. Che vergogna».“ (da http://www.triesteprima.it/politica/italia-austria-vergogna-tifosi-6-gennaio-2016.html ).
Qui potete vedere una vera reazione da maleducati durante un’inno:
http://video.corriere.it/inno-mameli-fischiato-olimpico/979362ee-d2fd-11e3-8ae9-e79ccd3c38b8

Perché questa polemica sparata ai quattro venti? Perché tanta veemenza in rete per una protesta pacifica e silenziosa, definendo “maleducati” gli indipendentisti?
Semplice, per nascondere quanto accaduto all’ingresso del PalaTrieste Cesare Rubini. Quello che non dice il buon Rovis è che la polizia ha sequestrato a tifosi triestini e austriaci le bandiere della Trieste austriaca, con l’alabarda color giallo su campo bianco rosso. Avete letto bene: non si poteva entrare con una bandiera, che veniva sequestrata, mentre a pochi metri di distanza venivano distribuite gratuitamente bandierine tricolori e si permetteva a un gruppetto ultranazionalista di estrema destra di esporre le proprie bandiere. Becero nazionalismo unito alla negazione di uno dei diritti fondamentali dell’uomo.

L’articolo 19 della dichiarazione universale dei diritti umani recita:
“Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.
Evidentemente questo non vale per il governo italiano, soprattutto nel Territorio di Trieste, dove quest’altra violazione si aggiunge alle tante altre commesse nell’arco di decenni.
Una cosa del genere, in qualsiasi altro paese, avrebbe destato l’interesse della stampa e causato seri problemi sia ai poliziotti che hanno eseguito l’ordine, sia a chi quell’ordine l’ha dato. Invece il solito satrapo locale cerca di nascondere l’ennesima vergogna dell’amministrazione del governo italiano nel Territorio di Trieste.
L’ennesimo tentativo di nascondere la luna con un dito, sperando che i triestini non si risveglino.
Peccato per loro che sia già troppo tardi.

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