Problemi reali e teatrini

Problemi reali e teatrini

Care amiche, cari amici

Questi giorni stiamo assistendo al consueto teatrino degli amministratori di Trieste. L’ultima moda è parlare e straparlare di un delirante regolamento di polizia urbana, probabilmente scritto di proposito per evitare i reali problemi di Trieste: disoccupazione, inquinamento, emigrazione massiva dei triestini, immigrazione innecessaria.

Tutte cose che, se lo pensiamo bene, portano al degrado.

Un’amministrazione intelligente agirebbe sulle cause del degrado, non sui risultati dello stesso. Ma ovviamente, che aspettarsi da chi ha saccheggiato Trieste per decenni?

Una parte di questo degrado, ossia l’immigrazione incontrollata che, purtroppo, viene usata per ingrassare i capitali di chi si approfitta dei disgraziati che scappano dalla guerra, potrebbe esser risolto già riconoscendo il Territorio Libero di Trieste: non essendo né Italia, ne Unione Europea potrebbe uscire tranquillamente dal sistema mafioso delle quote di migranti, filtrandoli e accettando solamente quelli che la città sarebbe in grado di ospitare in maniera degna, privilegiando quelli che hanno una reale volontà d’integrazione.

Pensate solamente un attimo: chi difende questo sistema criminale e incapace che permette tutto questo? E chi si oppone tutto il tempo all’applicazione della legalità che ci darebbe il TLT, facendosi uscire da questa marcia Unione Europea?

Pensateci un po. Vedrete che sono gli stessi.

Politici italiani e principio del silenziamento.

Politici italiani e principio del silenziamento.

Care amiche, cari amici,

Sicuramente tutti voi conoscete o avete sentito parlare di Joseph Goebbels, il ministro nazista della propaganda del terzo Reich. Nella sua malvagità era una persona geniale: seppe manipolare milioni di persone, portandole a lottare e morire per l’ideale nazista.
Le sue teorie sono state sintetizzate in undici punti, usati nella pubblicità, nella comunicazione e, ovviamente, nella politica.

Non deve quindi sorprendere che vari dei nostri amministratori, seguendo le direttive del governo di Roma, usino queste tecniche, convincendo i più sprovveduti delle proprie ragioni, anche davanti all’evidenza.

Uno dei più usati, e non solo contro gli indipendentisti, è il principio del silenziamento. Questo principio suggerisce di “Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.” Un chiaro esempio è l’assordante silenzio dei politici locali sui leggi e trattati che affermano che Trieste non si trovi sotto sovranità italiana.

Il trattato di pace di Parigi del 1947 all’articolo 21, comma 2 recita: “La sovranità italiana sulla zona costituente il Territorio Libero di Trieste, così come esso è sopra definito, cesserà con l’entrata in vigore del presente Trattato.” Ovviamente il trattato di pace è in vigore ed é stato ratificato dallo stato italiano: nessuno dei trattati seguenti hanno cambiato questa situazione(andate a vedere il Memorandum di Londra o il Trattato di Osimo – peraltro non valido come spiegato dalla stessa Lega Nazionale) non parlando minimamente di un ritorno del Territorio Libero di Trieste alla sovranità italiana, causando imbarazzanti situazioni, come l’interrogazione di Aris Prodani riguardante la mancanza di atti giuridici costitutivi la Provincia di Trieste (interrogazione alla quale il governo italiano ha evitato di rispondere).

untitledCome ovviare a questo problema quindi? Semplicemente “Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario”. Proprio così: come chiunque può vedere in una delle varie discussioni che si possono trovare in rete, i nazionalisti italiani, non potendo, OVVIAMENTE, spiegare come, quando e in base a quale trattato Trieste sia tornata sotto sovranità italiana, dissimulano o, ancora peggio iniziano a parlare di “carte” in maniera dispregiativa e burlesca. Ovviamente l’intento è palese, aggravato dal fatto che mostra al pubblico come questi adoratori dello stato assolutista e centralista disprezzino leggi e regole, riducendole a semplici “carte”.

Tutto questo si può applicare a multipli esempi e a varie temi, che vanno dai problemi cittadini a quelli della vicina repubblica italiana.
Una maniera per combattere questa tecnica? Non lasciarci prendere dall’enfasi del dibattito, non rispondere alle provocazioni ma reiterare la domanda e i nostri argomenti, basandoli in maniera chiara e concisa, ripetendoli finché non avremo ottenuto una risposta seria o, per lo meno, avremo smascherato il “politico” o la persona che ha tanta paura di quello che stiamo chiedendo.

Il mio invito, care amiche e cari amici è questo: analizzate i discorsi, i dibattiti e gli articoli che appaiono a Trieste, smascherate questo penoso trucco propagandistico e fatelo notare a tutti i vostri amici, in maniera educata e rispettosa. Vedrete, tutta la cittadinanza vi ringrazierà.

Trieste: riflessioni agridolci

Trieste: riflessioni agridolci

Care amiche, cari amici,

Dopo una pausa – lunga o breve, decidete voi – riprendo a scrivere in questo blog.

In questi mesi sono successe tante cose nella mia amata Trieste: è cambiato il sindaco, altri giovani hanno lasciato la città, altre imprese hanno chiuso. Il tutto mentre molti – troppi – triestini restano a guardare. Mentre una oligarchia sempre più vecchia si appiglia in ogni maniera al potere e alle leve di comando, la città appassisce, come una pianta rigogliosa senza più nutrimento.

Dopo cinque anni di governo della “sinistra” neoliberista che svende il bene pubblico scudandosi dietro a un buonismo dannoso e completamente staccato dalla realtà è ritornata in sella la destra populista dei proclami e degli sfoghi televisivi di Di Piazza.

Il Punto Franco Nord, conosciuto anche come “porto vecchio” è stato bloccato per anni grazie alle trame ordite da Russo e da altri oligarchi che NON VOGLIONO lo sviluppo della nostra città.

La zona industriale è ridotta ai minimi termini, sobillata da tasse che, per le stesse leggi italiane, non dovrebbero essere applicate nel nostro Territorio.

Tutto questo potrebbe essere cambiato, cancellato e messo a posto grazie all’indipendenza del nostro meraviglioso Territorio. Eppure varie persone quando parlo mi dicono “bello…ma…NO SE POL”.

Il “no se pol” è la vera arma definitiva del governo italiano imposta ai triestini: una sconfitta generalizzata imposta in qualsiasi maniera, seria o scherzosa, che blocca qualsiasi cosa. Per vedere come sia un’imposizione basta andare oltre Duino: lì i triestini scoprono che non solo sono in gamba, ma anche estremamente bravi.

Sono certo che con insulti, provocazioni e cercando di forzare le cose non si possa sconfiggere il sistema che sta opprimendo la nostra Patria: l’unica soluzione è l’informazione. Informazione e preparazione: solo con la qualità sconfiggeremo chi ha come unica risorsa la quantità.

Per questo nei prossimi mesi pubblicherò documenti, approfondimenti e anche tecniche per diffondere i nostri diritti e i nostri doveri, per troppo tempo negatici.

“Non è forte colui che non cade mai, ma colui che cadendo si rialza.”

Care amiche, cari amici,

Rieccoci qui, dopo la tornata elettorale.
Andrò controcorrente. Potrei dare dello stupido ai miei concittadini, insultarli, parlare di brogli o cercare mille altre giustificazioni.

Credo però che per crescere e migliorare innanzitutto si debba fare autocritica, SEMPRE. Critica forse provocatoria, ma che credo vada fatta e in cui rientro anch’io e probabilmente molti di voi che stanno leggendo.

Prima di tutto i toni dell’indipendentismo. Nell’indipendentismo ci sono molte figure valide, con cultura, formazione, preparazione. Queste persone sono però oscurate da altre, che corrispondono tristemente alle macchiette con cui il PD e la sua propaganda vogliono rappresentarci. Sono buone persone, convinte sostenitrici del T.L.T. ma che, purtroppo, non vanno al di là della “politica da baretto”, ripetendo slogan a random, convinte che chi grida più forte abbia ragione, possibilmente condendo il discorso con qualche parolaccia o qualche frase ridondante.
Queste persone, non lo metto in dubbio, sono indipendentiste.
Ma quanti danni hanno fatto alla nostra causa? Tanti, troppi.
Personalmente gente che mi accusa di essere un traditore, venduto o di cagare in testa all’intelligenza altrui mi fa cadere le braccia, facendomi pensare se non sia meglio lasciar stare tutto e vivere tranquillamente a 10mila kilometri di distanza.
E se queste persone causano questa reazione a me, che sono testardo, convinto e interessato alla questione, figuriamoci a chi appena si sta avvicinando all’indipendentismo.
Persone che fanno cadere le braccia, appunto.
Non solo queste.
C’è anche gente che, per puro interesse, si dichiara indipendentista. Anche queste persone applicano la politica da bettola, ma in maniera ancor peggiore: insinuano, “sbabezzano”, creano falsità, predicano odio e rinchiudono se stesse e chi gli sta attorno in una bolla ermetica, una vera e propria setta, allontanando chiunque non la pensi esattamente come loro. Se poi queste persone per qualche strana ragione hanno un qualsiasi posto con responsabilità anche minime, la frittata è fatta.
Cosa mai potrà comunicare chi sputa odio e insinuazioni tutto il tempo? Chi si avvicinerebbe a un gruppo che permette a queste persone di avere un qualsiasi ruolo? Nessuno.

A questo bisogna aggiungere la “sindrome da messia”, che agisce in due modi.
Il primo, il più evidente, colpisce un individuo che, senza reali motivi o competenze, crede di essere il salvatore di Trieste. La persona in questione, normalmente, avrà la soluzione in tasca; ovviamente senza applicazioni pratiche, ne reali, ne tenendo conto delle esigenze pratiche dei cittadini; il tutto viene condito dall’attorniarsi da “fedeli” che obbediscono ciecamente al messia, senza farsi domande.
La seconda maniera in cui colpisce questa sindrome è l’aspettare un messia, conosciuta anche come “figo caschime in bocca”; sono persone che attendono, attendono, attendono…e non succede nulla. Normalmente si lamentano chiedendo perché nessuno fa nulla. E nel dubbio non fanno nulla.

Questo vuole essere un quadro, triste, ma molto realista dell’attuale mondo indipendentista triestino; ci sono ovviamente anche persone positive e propositive..ma chi di noi non è passato per almeno una di queste fasi per almeno un certo tempo?
Anch’io, senza dubbio e varie volte, ho dato dello stupido a chi non mi ascoltava e non mi dava ragione: a che pro? Nessuno. Anzi, l’ho allontanato.

Come pensare quindi che la maggioranza dei cittadini, bombardata costantemente da propaganda a noi avversa possa avvicinarsi?
Con idee astratte difficili da concretizzare in tempi brevi? No.
Con la preparazione afrettata delle elezioni, fatta in qualche settimana? Neppure.
Con la condivisione di post e commenti su facebook? Nemmeno.
Con litigi e sputtanamenti? Sicuramente no.

Quello che bisogna fare è ricominciare.

Ogni morte è una rinascita, certo dolorosa, ma pur sempre una rinascita. Un nuovo cammino che comincia oggi, ben attento a essere completamente differente.
Non aspetteremo l’arrivo di un messia, ne daremo degli stupidi a chi non ci crede, no. Così solo allontaneremo gente e permetteremo al PDiccolo o ai nazionalisti italiani d’insultarci e dividerci.
Dovremo cambiare dentro, essere noi stessi la persona che cambierà le cose, preparandoci, specializzandoci, alzando il livello. Basta con litigi da bettola, basta con i personalismi, basta con chi vuole “la carega”.

Come diceva Goethe, “Non è  forte colui che non cade mai, ma colui che cadendo si rialza.”

Il cambio di Trieste sta in noi e comincia adesso.

GermoglioSeme

Progetti mai attuati nel porto di Trieste

Care amiche, cari amici,

Nelle ultime settimane stiamo assistendo alla fiera dell’incredibile. Con l’avvicinarsi delle elezioni i candidati dei partiti coloniali italiani vediamo ogni giorno una gara a chi la dice più grossa. Da un lato l’attuale sindaco che, in barba a qualsiasi logica visto l’andamento economico e demografico della città – con tutti gli indici a picco – e il degrado evidente di tutti i rioni, promette un trenino colorato nel Punto Franco Nord. Dall’altra parte, l’ex sindaco, parla di “soprattutto Trieste”, ma é subito pronto ad allearsi con una delle nemiche storiche della nostra città, ossia Venezia. Il tutto inframezzato dalla pochezza dei programmi dei partiti filoitaliani.

Queste promesse assurde non sono però una novità: già da decenni la massa delle promesse elettorali senza capo ne coda é enorme. Stranamente si pubblicizzano questi progetti, sprecando denaro pubblico a palate (ricordate “Stream” voluto da Illy?). Peccato che i veri progetti per il rilancio di Trieste vengano sempre bellamente ignorati, come questi che vedremo in seguito.

Un ringraziamento a Stefano Badodi e Stefano Dondo per la consulenza.

Agli inizi degli anni 90 furono elaborati diversi progetti da ingegneri e architetti infocati nella possibilità di cambiare, bonificare e programmare una serie di investimenti per sviluppare nuove strutture o per modernizzare quelle vecchie in modo da attirare traffico ed investitori, come ad esempio il caso della Philip Morris.

La grande industria del tabacco progettava di aprire uno stabilimento nel Porto Franco di Trieste creando 500 nuovi posti di lavoro; “stranamente” venne negata la concessione da parte dell’Autorità portuale.

Un’altro caso fu l’Invicta, che aveva chiesto una concessione per aprire uno stabilimento in Porto Vecchio che avrebbe permesso di avere 150 nuovi posti di lavoro.

Un’altro caso ancora é il tanto bramato allungamento del Molo VII e la Piattaforma Logistica, comprendente la bonifica della Ferriera di Servola per creare uno nuovo e più grande terminal container da 2.000.000 di teu annui. Avete letto bene, la famosa Piattaforma Logistica.

Tanto pubblicizzata ma alla fin fine mai iniziata in quanto, a detta dell’A.P.T., i soldi per la messa in atto non sono mai stati stanziati dal Governo italiano, che però proprio quest’anno sponsorizza un terminal OFF-SHORE a Venezia che dovrebbe costare più di 2.000.000.0000 di Euro, anche se sappiamo già che verrà a costare almeno il doppio (vedi il Mose di Venezia).

Qui sotto riportiamo solo alcuni esempi dei progetti mai attuati che avrebbero sicuramente creato benessere per l’indotto di Trieste.

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Questo è uno dei progetti più imponenti che prevedeva l’unione del Molo VII, Molo VI e Molo V, ottenendo così un super terminal container atto ad accogliere anche le mastodontiche navi da 18.000 teu grazie soprattutto ai nostri fondali naturali, che sono i più alti di tutto il Mare Adriatico. L’obbiettivo era quello di creare una banchina che permettesse, con il relativo rinforzo della linea ferroviaria, di far diventare Trieste il terminal di riferimento di tutte le maxi compagnie di navigazione e il centro di smistamento che guarda all’Europa dell’est, a tutto il nord Europa, nonché il centro di fedeeraggio per gli altri porti dell’intero Mar Adriatico.

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Oppure un progetto sempre per il Molo VII che prevedeva solo l’allargamento e l’allungamento dello stesso.

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Questo progetto tra l’altro prevede anche la creazione di un terminal che unendo Molo V e VI avrebbe costituito una banchina di nuova concezione per i TRAFFICI CONVENZIONALI.

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Ricordiamo che una volta le merci convenzionali venivano sbarcate/imbarcate per la maggior parte in Porto Vecchio ma volendolo sdemanializzare per dar vita alla più grande speculazione edilizia a discapito dei cittadini di Trieste, non è mai stato investito un cent a livello portuale e il porto vecchio oggi è abbandonato a se stesso. Ci sono stati anche altri progetti anche per il Porto vecchio e cioè di un grande terminal Reefer per la lavorazione della frutta e in questo caso l’Allegato VIII sarebbe la garanzia sulla manipolazione delle merci, facciamo un esempio per far comprendere meglio:

Si scarica la frutta, la si porta nello stabilimento per la lavorazione, la si lavora(marmellate, frutta in barattolo sotto sciroppo, frutta secca, ect ect), la si confeziona, e la si reimbarca, e l’unico onere a carico dell’imprenditore è il costo della manodopera, come da Allegato VIII.

Un altro progetto era quello di una azienda produttrice di pellet, quindi stesso procedimento: arriva legname da tutto il mondo, si lavora, si confeziona e si reimbarca e i costi come sopra, solo la pura e mera manodopera.

Questi solo alcuni dei tanti progetti presentati durante gli anni per migliorare e rinvigorire il porto; purtroppo sia l’Autorità Portuale che il Governo italiano continuano con un cieco ostruzionismo, non rilasciando le concessioni a chi le chiede e allontanando eventuali investitori da Trieste.

Triestini sfigati che scappano….

Care amiche, cari amici,

In questi giorni sono stato “insultato” su facebook da una candidata, dopo averle fatto notare la sua incoerenza. Una di quelle persone che pur di avere un posticino nella pubblica amministrazione (la famosa carega) sono disposte a tutto, anche di andare su posizioni diametralmente opposte (una “banderiola” direbbe il compagno di questa persona). Persone disposte a far parte del sistema che, fino poco tempo fa, dicevano di voler distruggere.

matticchio

Questo non vuole essere un attacco a persone che si commentano da sole, pronte a sacrificare la comunità dove vivono per il proprio egoistico benessere. Vuole essere un piccolo avviso, una specie di post-it, una chiamata d’attenzione. Come si può vedere dal commento, questa persona non sa molte, troppe cose di Trieste e dei triestini. Preoccupante che ambisca a una carica pubblica.

“Pensa per ti che te son scampá in messico sfigado”.
Ovviamente persone del genere non sanno cosa può pensare chi decide di lasciare Trieste; risparmiare per mesi su qualsiasi cosa, fare qualsiasi lavoro e, quando sta mettendo il piede fuori di casa per un bel po, tutta una vita che ti passa davanti. Amici che non vedrai per mesi, la famiglia lontana, cibi, suoni, immagini e odori che non potrai avere in nessun’altra parte del mondo. Quando sono andato via, salendo sul bus che mi portava all’aeroporto, ho pensato “ma cosa stago fazendo?”. Immediatamente una vocina mi ha detto “e qua…cosa te farà?Niente”. E son andato avanti.

“Pensa per ti che te son scampá in messico sfigado”.
Ovviamente persone del genere non sanno come non sia stato facile i primi mesi; risparmiare, cercare lavoro, accettare tutto, adattarsi a un posto nuovo, una lingua nuova, usi e costumi nuovi. Eppure è andata bene. Niente male per uno “sfigato”.

“Pensa per ti che te son scampá in messico sfigado”.
Ovviamente persone del genere non sanno cosa può provare un triestino a centinaia o migliaia di kilometri di distanza. Nostalgia, rabbia per la come si riduce la città, voglia di tornare, subito bloccata sapendo quale sia la situazione economica e politica.

“Pensa per ti che te son scampá in messico sfigado”.
Ovviamente persone del genere non sanno quanto si può soffrire a lasciare tutto e non poter tornare in tempo a casa in caso di bisogno, come quando è morta mia madre e non sono riuscito a salutarla per l’ultima volta. Non sanno il dolore e la preoccupazione di madri e padri che hanno figli a migliaia di kilometri, sperando non gli succeda niente. Non sanno minimamente cosa si prova.

“Pensa per ti che te son scampá in messico sfigado”.
Con questo commento scritto sgangheratamente, la persona in questione ha insultato decine di migliaia di triestini. Tra il 2005 e il 2014 ben 4862 (quattromilaottocentosessantadue!) triestini sono emigrati all’estero; se calcoliamo quelli che hanno abbandonato la città a partire dal 2011 con quelli che già vivevano all’estero, saliamo a ben 21.766 (ventunmilasettecentosessantasei!!!) triestini residenti lontano da Trieste. E questo da dati ISTAT e senza includere quelli che vanno a vivere in città della vicina repubblica che amministra il Territorio di Trieste.

La triste storia dei triestini: emigrare o sparire.

La storia non è recente, tutta’altro: un’emigrazione di massa, che in questi ultimi anni ha preso una piega ancor più preoccupante, con molti giovani che nemmeno comunicano il cambio di domicilio quando lasciano Trieste.
La classe politica coloniale è ben cosciente di questo fatto come testimonia il libro: “Trieste, storie proprie e guerre altrui. Piccola biografia in numeri di una città e del suo territorio”, scritto nientepoporimenoche da Piero Camber con l’aiuto di Michele Scozzai.“
Sanno perfettamente che dal 1956 un triestino lascia la sua amata Trieste ogni 6 ore e 15 minuti. Ogni 6 ore e 15 minuti.
Una fredda statistica che spaventerebbe chiunque.
Eppure la classe politica coloniale non fa niente, se non promesse, distruggere il tessuto economico e sociale, aizzare odi di settant’anni fa, negare la multiculturalità di Trieste.

Stiamo arrivando al punto di rottura: o cambiamo la situazione ADESSO, tutti UNITI PER TRIESTE o non ci sarà nessun futuro per la nostra cittá.

 

Per informarsi sulla situazione:

http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2008/03/11/news/oltre-17mila-i-triestini-emigrati-1.4878

http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2011/05/14/PR_29_04.html

http://www.tuttitalia.it/friuli-venezia-giulia/14-trieste/statistiche/popolazione-andamento-demografico/

http://www.provincia.trieste.it/opencms/export/sites/provincia-trieste/it/attivita-servizi/statistica/allegati/DEMOGRAFIA/Annuario_demografico_2012.pdf

http://www.triesteprima.it/sport/q-trieste-storie-proprie-e-guerre-altruiq-il-primo-libro-di-piero-camber-oggi-alla-svevo.html

Le zone franche nel mondo

Care amiche, cari amici,

Continuiamo a scoprire le ricchezze di Trieste; quest’oggi parleremo delle Zone Franche, una vera e propria miniera d’oro, che, se adeguatamente usate, potrebbero permettere all’economia triestina non solo di riprendersi, ma d’iniziare a volare. Dopo questa breve lettura risulterà ovvio che le cosiddette “sdemanializzazioni” proposte dal PD ed appoggiate dagli altri partiti coloniali, non solo sono inutili, ma addirittura dannose per Trieste e i triestini.

Free Zones, Free Trade Zones, Foreign Trade Zone, Free Ports, Industrial Free Zones, Export Processing Zones, Export Free Zones, Special Economic Zones, Duty Free Zones, Enterprise Zones, Maquiladoras, Science Parks & Technological Free Zones: sono numerose le terminolgie utilizzate nei vari paesi del mondo per indicare un istituto, risalente addirittura ai tempi dei Fenici, dei Caldei, dei Cartaginesi, delle città della Lega anseatica, che ha avuto negli ultimi 60 anni un incredibile sviluppo. Da una manciata di zone franche del secondo Dopoguerra a 300 negli anni ’80, 600 negli anni ’90 fino ad arrivare alle migliaia dei giorni nostri, dislocate in tutti i continenti, nei paesi in via di sviluppo e non. Secondo una stima dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro, esistono oggi oltre 3.500 zone franche in 130 paesi che generano 66 milioni di posti di lavoro.

Ad eccezione delle zone franche comunitarie, il cui regime legale uniforme è posto dal Codice Doganale Comunitario, la disciplina giuridica delle zone franche nel mondo è caratterizzata dalla mancanza di uniformità a livello internazionale, la quale si riscontra non solo nella terminologia ma anche nella disciplina normativa. Mancano convenzioni e trattati internazionali – salvo proprio l’Allegato VIII al Trattato di Pace di Parigi del 1947 sul Porto Franco di Trieste – e meccanismi globali di approvazione delle zone franche, che non godono parimenti di rappresentanza in seno alle organizzazioni internazionali che tuttavia le supervisionano (es. Organizzazione Mondiale del Lavoro, Organizzazione mondiale del commercio, ecc.).

Tra gli incentivi più frequenti offerti dalle zone franche vanno annoverati, accanto a quelli tipicamente “doganali” (esenzione da formalità e controlli doganali, da dazi doganali anche sulle materie prime utilizzate nella produzione industriale, ecc.), anche quelli fiscali (esenzione da tasse e imposte o riduzione sostanziale delle aliquote), quelli attinenti alla regolamentazione del lavoro (es. flessibilità delle regole in tema di reclutamento del personale e concessione di permessi temporanei di lavoro e di residenza per gli stranieri impiegati nella zona franca), allo snellimento delle procedure amministrative (es. concessioni e licenze), ai servizi, anche offshore, ecc.

Molti degli incentivi sopra citati non sono presenti nelle zone franche dell’Unione Europea in quanto in contrasto con la normativa comunitaria sugli aiuti di stato che limita fortemente la creazione di zone economiche speciali in grado di contrastare la concorrenza di zone franche vicine, per esempio del Nord Africa.

Le norme statuali o comunitarie non possono, tuttavia, restringere le libertà doganali ed operative garantite dal Trattato di pace e dai suoi provvedimenti di attuazione.

Sotto il profilo dei contenuti, la situazione giuridica del Porto Franco di Trieste si sostanzia essenzialmente in due regimi: la massima libertà di accesso e transito e l’extradoganalità (o “extraterritorialità doganale”).

Per quanto riguarda la massima libertà di accesso al porto, l’Allegato VIII configura un regime di libera circolazione di merci e servizi, nonché di libertà di accesso e di transito a condizioni non discriminatorie e senza oneri se non a fronte di servizi effettivamente prestati. Le norme dirette alla promozione del commercio internazionale attraverso la rimozione di ogni barriera od ostacolo alla libera prestazione di servizi ed alla circolazione delle merci e dei mezzi di transito costituiscono un elemento di assoluta rilevanza dal momento che il regime internazionale anticipa quello di liberalizzazione comunitaria.

Per quanto concerne, invece, il regime strettamente doganale, i Punti Franchi dello scalo triestino godono dello status giuridico dell’extradoganalità, che comporta tutta una serie di condizioni di operatività di maggior favore nel Porto Franco di Trieste. È senz’altro questo l’elemento di maggiore difformità della disciplina del Porto Franco di Trieste da quella nazionale e comunitaria.

A differenza del Porto vecchio le imprese che operano in porto nuovo non sono così ridotte di numero ma comunque sono appartenenti a quei pochi terminalisti che hanno creato con la complicità dell’Autorità Portuale una sorta di monopolio portuale a favore di pochi.

Non applicano in toto l’Allegato VIII ma solo quegli articoli che portano loro vantaggio e solo quelli che non faccia capire ai cittadini di Trieste che in porto vige ancora l’Allegato VIII e di conseguenza il T.d.P del 1947.

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