Pensioni e terrorismo, istruzioni per l’uso

Care amiche, cari amici,

A causa della forte emigrazione cittadina dovuta alle politiche coloniali degli amministratori del Territorio di Trieste (non scrivo libero in quanto attualmente non lo è) una buona parte della popolazione cittadina è composta da pensionati. Persone che per decenni si sono sudate la pagnotta e hanno versato contributi all’istituto pensionistico italiano (INPS). Contributi peraltro non da poco, che in gran parte servono per foraggiare il lento e mastodontico sistema della vicina repubblica. Visto l’alto numero dei pensionati vari politici dei partiti coloniali hanno avviato un vero e proprio terrorismo mediatico, per allontanare la gente dai partiti e movimenti che vogliono la legalità. Una delle frasi che ripetono instancabilmente è: “senza l’Italia non vi arriveranno più le pensioni”.
Peccato sia una grande, enorme e vergognosa BUGIA.
Come qualsiasi persona che abbia accesso a internet può fare, le leggi a proposito sono ben chiare.
A proposito non lascia alcun dubbio il ” Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”, che nella legislazione italiana si trova nel decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286

Cosa dice questo decreto legislativo al comma 13 dell’articolo 22?

“13. Salvo quanto previsto per i lavoratori stagionali dall’articolo 25, comma 5, in caso di rimpatrio il lavoratore extracomunitario conserva i diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati e puo’ goderne indipendentemente dalla vigenza di un accordo di reciprocita’ al verificarsi della maturazione dei requisiti previsti dalla normativa vigente, al compimento del sessantacinquesimo anno di eta’, anche in deroga al requisito contributivo minimo previsto dall’articolo 1, comma 20, della legge 8 agosto 1995, n. 335.”
(qui il link: http://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1998-08-18&atto.codiceRedazionale=098G0348&currentPage=1)

Avete letto bene: “il lavoratore extracomunitario conserva i diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati”.

Qualcuno si chiederà come mai “extracomunitario”. Facile. Il Territorio di Trieste è al di fuori dell’Unione Europea!
Quindi se qualche pseudo politico cerca di ricattarvi con la balla del “senza Italia non ci saranno le pensioni”, rispondetegli che avete faticosamente pagato i contributi e state ricevendo quanto vi spetta come da LEGGE VIGENTE DELLO STATO ITALIANO.

Basta bugie da parte degli amministratori coloniali!Basta con il terrorismo da parte di “politici” che guardano solo al proprio interesse!

E’ l’ora di essere Uniti per Trieste.imagen-sin-titulo

Ricordare la storia o cancellarla?

Care amiche, cari amici,

Uno dei metodi più conosciuti per sottomettere una popolazione è quello di cancellare la sua storia, alterarla, distruggere ricordi o monumenti riguardanti personaggi o un passato percepiti come positivi.

Non deve quindi sorprendere il trattamento riservato al Castello e al parco di Miramar (questa è la dizione corretta: Miramare è una delle tante imposizioni dell’epoca fascista). La residenza di Massimiliano d’Asburgo è lasciata in un modo indegno, abbandonata alle intemperie VOLUTAMENTE; nelle sale del castello si possono vedere macchie di umidità, sporco, poca cura per i materiali esposti. Il parco grida vendetta al cielo: una steppa grigia e desolata, condita con lo scarica barile dell’amministrazione coloniale italiana. Questo è il destino a una figura come Massimiliano d’Asburgo, benemerito della città, che aveva portato lustro e progresso a Trieste. Una figura scomoda per chi Trieste la vuole distruggere.

Quello che voglio mostrarvi oggi è il trattamento riservato in Messico alla residenza di Massimiliano, il Castello di Chapultepec. Il palazzo, chiamato dall’imperatore “Miravalle” per collegarlo al triestino “Miramar”, è in condizioni perfette. Non si dica poi il giardino, curato quotidianamente nei minimi particolari. Pensate: il palazzo di un personaggio che per la storiografia messicana ha tradito il paese e attentato alla sua libertà. Guardate la presentazione di immagini che trovate in fondo all’articolo e paragonatela con la situazione del nostro Castello di Miramar.

Il confronto fa rabbrividire.

Come può essere possibile che un bene pubblico, lasciato alla città da uno dei suoi benefattori, venga ridotto in simili condizioni?

La risposta credo sia una sola: annichilire e cancellare la memoria storica dei triestini, a tutti i costi.
La storia non deve essere cancellata come stanno cercando di fare da decenni i burocrati coloniali, ma va valorizzata e usata per riflettere e migliorare il futuro di una comunità.

Pensateci bene triestine e triestini; solo uniti possiamo cambiare questo processo di distruzione. UNITI SI PUO’!

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Testa di…filosofo

Care amiche, cari amici,

In questi ultimi giorni sono stato apostrofato con “testa di…filosofo”. Quella che doveva essere una offesa mi ha fatto pensare. Molto.

A Trieste, come in altre parti della vicina repubblica, la cosiddetta sinistra si è impossessata dell’apparato culturale e intellettuale. Centinaia o migliaia di autodefiniti intellettuali blaterano su qualsiasi tema, forti della loro “cultura”.
Cultura senza dubbio limitata, di parte e moltissime volte dozzinale. Molti giovani (e non) pensano che con una giacchetta di velluto, capelli poco o per niente pettinati, la repubblica sottobraccio e leggendo qualche libro criptico ci si possa definire intellettuale e, di conseguenza, sputare in testa su tutti gli altri, deridendoli o sbeffeggiandoli, soprattutto nelle molte occasioni in cui rispondere significherebbe mostrare un’ignoranza abissale.

Tuttologi senza nessun reale conoscimento.

Questi “intellettuali”, lontani e avulsi dalla realtà e quasi sempre provenienti da famiglie agiate e/o ammanigliate, sono definiti in Germania “Salonbolschewist”, bolscevichi da salotto. Sono il classico esempio di persone che ipocritamente hanno ideali di sinistra ma il portafoglio a destra, molto a destra. Non per niente un partito coloniale di “sinistra”, come il PD, è una delle massime espressioni del neoliberismo, del nepotismo, della privatizzazione e della svendita degli interessi pubblici a favore dei privati.

Come mai si sono impossessati dell’apparato culturale e con che fine?
Facile, hanno seguito le idee si Antonio Gramsci.

Gramsci era un filosofo e politico comunista, morto nel 1937 a causa del confino al quale lo aveva obbligato il regime fascista. Semplificando al massimo le sue tesi possiamo vedere come egli sostenesse che per mantenere il controllo di un paese e dirigere la sua politica alcune forze sociali cercano e ottengono l’egemonia. L’egemonia intellettuale e morale porta alla direzione, permettendo cosi di dominare, dirigere e zittire gli avversari senza l’uso della forza repressiva.
Vi ricorda forse la situazione di una città portuale dell’alto Adriatico, con potenzialità non espresse a causa di un’amministrazione coloniale?

Uno dei problemi di Trieste è proprio questo: chi dirige Trieste approfitta di questa egemonia culturale (vera o presunta).

Che fare quindi?
Non tanto disprezzare chi studia, non odiare le “teste di filosofo”, ma prepararsi, prepararsi e prepararsi.
Bisogna spezzare questa egemonia culturale, ma per farlo l’unica possibilità è avere e proporre una classe dirigente nuova e preparata, sostenuta da idee, concetti e filosofie. La preparazione non vuol dire solo ripetere incessantemente articoli e leggi: vuol dire informarsi, esprimersi correttamente, leggere di tutto per crearsi una Weltanschauung (visione del mondo) più amplia possibile.
La buona volontà non basta, bisogna essere preparati.
Per questo cercherò di pubblicare testi, riassunti e commenti che possano aiutare i triestini a svegliarsi e capire la propria città e il proprio stato, il Territorio Libero di Trieste, abbandonando la cultura e gli schemi mentali imposti dall’amministrazione coloniale.

Volete aiutare Trieste? PREPARIAMOCI TUTTI ASSIEME, e mandiamo via questa classe dirigente CORROTTA E CORRUTTRICE.
Uniti si può!

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“politici” (o presunti tali): istruzioni per l’uso

Care amiche, cari amici,Dopo una breve pausa per ritemprare le forze e visitare la famiglia, torniamo a occuparci di un tema importante ma molto spesso poco preso in considerazione da troppe persone. Quanti di voi sanno cos’è un politico? Come dovrebbe essere?
Intanto definiamo cos’è la politica. Nell’enciclopedia Treccani troviamo questa definizione: “La scienza e l’arte di governare, cioè la teoria e la pratica che hanno per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica”. Il politico, da dizionario Garzanti, è “chi si dedica professionalmente alla politica”.

Il politico è quindi un professionista dell’arte di governare, ossia organizzare, amministrare e dirigere uno stato.

Se a mente fredda osserviamo gli amministratori attuali del bene pubblico e la stragrande maggioranza dei candidati alle prossime elezioni comunali di Trieste, di persone con questo profilo ne troviamo ben poche.

Nella fauna politica triestina possiamo incontrare diversi tipi di “animale politico”:

  • El zigalon, la zigalona: grida, sbraita..anzi, ZIGA. Cosa abbiano da dire questi figuri, non è dato sapere. L’importante è farlo gridando, zittendo l’avversario non con le idee ma con il volume della propria voce. Idee scarse, poco approfondite, probabilmente ascoltate durante una chiacchierata al bar. Impreparati al massimo, pensano che offendere l’avversario sia far politica. Ovviamente proposte zero e sudditanza massima verso il partito, nei confronti del quale sono totalmente acritici. Normalmente ne troviamo almeno uno in ogni partito coloniale che amministra il Territorio Libero di Trieste.
  • Il multitasking: vaga in vari partiti di una stessa area politica , usa abilmente populismo e innocenza, pubblicizzandosi come un uomo nuovo e giovane, mentre in realtà è legato a vari gruppi d’interesse. Veste alla moda del suo partito politico ed è un pescecane, sempre pronto a lottare per un briciolo di potere e timoroso che qualcuno gli rubi l’osso. A sentirlo sa tutto, fa tutto, sapeva tutto, avvisa su tutto; un tuttologo che in realtà non sa niente. Meno volgare del “zigalon” ma ugualmente impreparato.
  • El fio/parente/cugin/genero/cognado/amico de: come dimostrato nelle ultime elezioni da un giovane consigliere, normalmente è un individuo che, spinto da amicizie o parentele, non trovando altri sbocchi o per dare un po’ di sale alla sua vita (normalmente abbastanza agiata e lontana dai problemi dei comuni mortali: suvvia, chi di voi non ha una barca a vela e un attico in centro?), entra in politica. Poco preparato, ipocrita, interessato, sempre pronto a nepotismi, clientelismi e a favorire il suo circolo personale a discapito della città, tende sempre a presentarsi come uomo nuovo e scappare colla coda tra le gambe appena in difficoltà. Ovviamente presentando se stesso come un esempio di integrità e moralità, ma in realtà tratta il bene pubblico come una proprietà personale. Dannoso per Trieste è dir poco.
  • La banderuola: totalmente impreparato, va dove gira il vento, con proclami populisti random, gridati a squarciagola e spaziando dall’estrema destra all’indipendentismo senza vergogna, negando anche l’evidenza, con l’unico obiettivo della “carega”.
  • Il vendicativo: normalmente prende la politica come qualcosa di suo e una maniera non tanto di servire la comunità, ma di poter emergere personalmente. Si accaparra meriti suoi e non. L’importante è vantarsi di tutto questo. Qualsiasi sgarbo presunto o reale alla sua persona (che va dal non salutarlo per sbaglio al non inginocchiarsi davanti a lui passando per non chiedergli consiglio) viene preso come una grave offesa e deve essere vendicato. Come? Non importa, l’importante è vendicarsi e sfoggiare la propria bravura. Su cosa non si sa.
  • Il messia: nella fauna di pseudopolitici triestini non poteva mancare il messia. Personaggi strani e paranoici, credono di essere dei messia salvatori della patria, stile ducetti o piccoli padri della patria. Normalmente circondati da una vera e propria corte dei miracoli, seguono i consigli di persone quantomeno strane, promuovendo amici, amanti o mentori a ruoli delicati, dove solitamente fanno danni. Macchiette poco preparate, solitamente imparano qualche informazione a memoria e si danno al populismo.
  • Il nosepolista: il classico politico coloniale a Trieste. In questa categoria rientrano tutti i precedenti. Bloccano il progresso della città, uccidono le opportunità di sviluppo, fanno solo gli interessi propri e dei loro amici. Alla minima critica partono con “dici così perché sei uno di quelli del “no se pol”. In realtà il no se pol è opera di questa classe amministratrice, che ha mimetizzato il “no se vol” con il “no se pol” e incolpando i cittadini dello stato di degrado del Territorio di Trieste causato da questi politici.

Questa categorizzazione, tra serio e ironico, creda riproduca fedelmente la “fauna” politica triestina. Io non voglio più dare la possibilità a queste persone di distruggere Trieste. Per questo il mio voto andrà a chi avrà le caratteristiche del buon amministratore, cioè che sappia organizzare, amministrare e dirigere, senza gridare ed essere arrogante.

Pensateci e uniti cambiamo Trieste.

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Smentire falsi miti: ci sono infiniti movimenti indipendentisti

Care amiche, cari amici

Tra i tanti falsi miti con cui ci bombarda la propaganda coloniale, c´è quello della frammentazione degli indipendentisti. Tra i più feroci ultranazionalisti italiani e giornalisti del bugiardello si parla di “infinite” liste indipendentiste. Numero incalcolabile. Frammentazione. Divisione.
Eppure…
Eppure le liste indipendentiste sono ben 3 (tre!).
1) Uniti per Trieste
2) Fronte per l’Indipendenza
3) Vito Potenza per il TLT
Non sembrano ne numerose, ne infinite.
Chi è VERAMENTE diviso è il fronte coloniale italiano, dal quale mi sento ti escludere il Movimento 5 Stelle, in quanto forza antisistema.
Il fronte filo occupazione è composto da ben 24 (avete letto bene, VENTIQUATTRO) tra liste e partiti. Un po strano che gli indipendentisti, teoricamente divisi e frammentati, abbiano ben 3 liste contro un fronte unito di 24 movimenti politici, non trovate?
Questo mostro morente, vero cancro di Trieste, che si chiama amministrazione coloniale italiana, pur di sopravvivere, nega anche l’evidenza. Sta a noi essere abbastanza svegli da non cadere nei loro tranelli.

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Masochismo, stupidità o entrambe le cose?

Care amiche, cari amici,

La rete è una miniera d’informazioni, che ha permesso a migliaia di persone di ampliare le sue conoscenze. Permette anche di trovare cose quantomeno curiose, come quella che sto per presentare.
Leggete questo paragrafo:
“Oltre ai vantaggi indotti dal particolare regime di franchigia doganale vigente nei punti franchi del porto di Trieste, vi sono poi i vantaggi di natura sostanziale, derivanti appunto dal particolare status giuridico dell’istituto del porto e dell’istituto del credito doganale triestino; status giuridico dell’istituto del porto franco di Trieste inclusi quelli riferibili riferibili al principio della libertà di transito e accesso, sancito anch’esso dalle norme di carattere internazionale dei trattati che producono dei veri e propri benefici di natura anche fiscale. Le misure ridotte delle tasse portuali; l’abbattimento dell’accisa sui carburanti e l’energia; Il transito liberalizzato attraverso i valichi confinari del Nord-Est.”
Sembra tratto da un sito indipendentista.
Invece…
Invece no: è una presentazione dell’Autorità Portuale che si trova nella pagina del Comune di Trieste.
(qui il link: http://documenti.comune.trieste.it/portovecchio/vantaggi_punto_franco.pdf )
Proprio così, quel Comune, in mano ai partiti coloniali, che sta cercando di svendere in tutte le maniere il Punto Franco Nord ai palazzinari e agli speculatori immobiliari.
Oggi si celebra l’anniversario dell’istituzione del Punto Franco; vi propongo alcune domande-riflessioni-proposte.
Se esistono tutti questi vantaggi grazie alle zone franche, perché non sfruttarli? Perché non realizzare una zona di aziende hitech che lavorino in un regime fiscale favorevole nel “Porto Vecchio”? Perché non approfittare dei carburanti agevolati? Perché non si approfitta dello status extra doganale e internazionale? Perché, se esistono misure ridotte delle tasse portuali, il porto di Capodistria conviene di più?
Queste solo alcune delle domande che possiamo farci.
Ma la più grande e fondamentale è un’altra: i loschi personaggi che amministrano colonialmente Trieste, sono masochisti, stupidi o entrambe le cose?

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Impreparazione, maleducazione e paura.

Care amiche, cari amici,

Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sulla malafede e l’impreparazione della classe politica dei partiti coloniali che amministrano Trieste, dovrebbe riguardarsi la puntata della trasmissione Ring del 11 marzo 2016 (qui sotto il video del momento clou).
Durante la trasmissione la responsabile provinciale di SEL, Sabrina Morena, ha cercato di zittire Vito Potenza Kalc con grande maleducazione e cafonaggine. La “colpa” di Vito Potenza Kalc? Ricordare le leggi italiane TUTTORA IN VIGORE sul Territorio Libero di Trieste. Possiamo immaginare che l’esperta di teatro prestata alla politica coloniale (non ci credete che una drammaturga faccia politica? ecco qua il curriculum.. http://www.provincia.trieste.it/opencms/export/sites/provincia-trieste/it/provincia/consiglio/Consiglieri/CV-Consiglieri/CV-MORENA.pdf) abbia una forte paura: essendo consigliere provinciale di una provincia inesistente dal 20 febbraio 1947, presto perderà il posto. Non solo, possiamo anche azzardare che perderebbe gli appoggi e gli agganci ottenuti durante anni di arruffianamenti.
Cosa spaventa questo strano personaggio, maleducato, volgare e ignorante, che si rifiuta di leggersi leggi e dati certi citati con pazienza olimpica dal buon Vito Potenza Kalc?
Questi:

– Trattato di pace di Parigi del 1947, articolo 21, comma 2: “La sovranità italiana sulla zona costituente il Territorio Libero di Trieste, così come esso è sopra definito, cesserà con l’entrata in vigore del presente Trattato.”

– Legge 25 novembre 1952, n. 3054:”Ratifica del decreto legislativo 28 novembre 1947, n. 1430, concernente esecuzione del Trattato di pace fra l’Italia e le Potenze alleate ed associate, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947″ Pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 10 del 14 gennaio 1947 “Preambolo: La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; Il Presidente della Repubblica: Promulga la seguente legge:Articolo unico– Il decreto legislativo 28 novembre 1947, n. 1430, è ratificato.

Come sempre, chi ha paura grida in maniera scomposta, come la cara Sabrina Morena. Ma perché tanta paura e tanto astio in stampo ultranazionalista da parte dell’esponente di Sel, se quello che sosteniamo noi triestini legalitari sono solo stupidaggini?
PENSATECI.

 

La pericolosa sindrome di San Tommaso

Care amiche, cari amici,

Sembra che il problema delle Generali che abbiamo sollevato in questa pagina abbia suscitato varie reazioni e palesato una sindrome preoccupante, che possiamo definire “sindrome di San Tommaso”. Tante – TROPPE – persone, facendo la pericolosa politica dello struzzo fanno finta di non vedere, o non vogliono farlo, la triste realtà: le Generali presto abbandoneranno Trieste. Ovviamente sarebbe l’ennesimo colpo inferto alla ormai debilitatissima economia triestina.
Negli anni sembra essere, purtroppo, una costante di molti triestini.
“Guarda che se ritorna l’italia a Trieste andrà malissimo!” – “Se no vedo no credo”
“Guarda che chiuderanno i cantieri San Marco!” – “Se no vedo no credo”
“Guarda che venderanno l’Ezit!” – “Se no vedo no credo”
Possiamo continuare così con decine di affermazioni.
L’ultima in ordine temporale riguarda le generali. Nonostante sia palese, varie persone si ostinano a negare la realtà, minacciando addirittura denunce al sottoscritto, basate non si sa bene su cosa.
Un po’ di dati?
Eccoli.
Emea: 100% a Brusseles.
Asset management: 30% tra Milano e Parigi.
Risk Management (solvency):30% tra Milano e Parigi.
E questo riguarda trasferimenti GIA’ FATTI.
Prossimamente tutta l’ufficio comunicazione verrà trasferito a Milano.
Ma non basta: nell’ufficio “asset management” ogni settimana vengono fatte proposte “ad personam”: vengono suggeriti contratti a Rio de Janeiro o in Cina a chi chiedeva di fare un’esperienza all’estero, sfoltendo così la resistenza al trasferimento in altre città da parte dell’ufficio.
Se a qualche “San Tommaso” ancora non basta, vada a vedere quanti sono i desk vuoti negli uffici o chieda semplicemente quanti capi sono ancora basati a Trieste. Le risposte saranno da brividi.
Se qualcuno pensa che questa situazione mi piaccia, si sbaglia di grosso: la situazione è grave, anzi, gravissima. Fare la politica dello struzzo e negare l’evidenza, pensando che senza far niente si possa evitare la decadenza completa della città è, oltre che ridicolo, rischiosissimo.
Per quel che mi riguarda l’unica salvezza è l’indipendenza del Territorio Libero di Trieste e l’applicazione delle leggi vigenti nel nostro stato, che porterebbero benessere e prosperità. Non possiamo più scherzare o far finta di niente, stiamo parlando del futuro di Trieste e dei nostri figli.

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Il principio della rana bollita, ossia la situazione di Trieste

Care amiche, cari amici,

Dopo la pubblicazione e la diffusione delle notizie che ho ricevuto sulle Generali, mi sono arrivati svariati messaggi e commenti, che passano dalla preoccupazione all’ironia. La cosa che realmente mi turba è che molte persone, soprattutto dell’area nazionalista e del PD, etichettino questa notizia come “inutile allarmismo”. A queste persone e ai tanti altri triestini che continuano a dire “non succede niente, almeno non a me…passerà”, dedico questa fiaba.

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda, nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano.
Presto l’acqua diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda, un pò più di quanto la rana non apprezzi. La rana si scalda un pò tuttavia non si spaventa. Adesso l’acqua è davvero troppo calda, e la rana la trova molto sgradevole. Ma si è indebolita, e non ha la forza di reagire. La rana non ha la forza di reagire, dunque sopporta. Sopporta e non fa nulla per salvarsi. La temperatura sale ancora, e la rana, semplicemente, finisce morta bollita. Ma se l’acqua fosse stata già bollente, la rana non ci si sarebbe mai immersa, avrebbe dato un forte colpo di zampa per salvarsi.
Ciò significa che quando un cambiamento viene effettuato in maniera sufficientemente lenta e graduale sfugge alla coscienza e non suscita nessuna reazione, nessuna opposizione.

Pensate adesso a Trieste; poco più di cento anni fa era il primo porto adriatico, prospero centro commerciale, fioriva la cantieristica e la popolazione stava aumentando. Pensiamo alla situazione attuale: scalo con mille problemi e limitazioni, industria azzerata, aziende in procinto di partire, popolazione in calo verticale, commercio allo sfacelo.
Come siamo arrivati a permettere tutto ciò? Facile, lo hanno tolto un pezzettino alla volta: Lloyd triestino, cantiere San Marco, fiera campionaria, industrie, EZIT. L’ultimo della lista sembra essere il Punto Franco Nord, destinato alla speculazione edilizia.
Inutile fare gli struzzi e attaccare chi dipinge la realtà tacciandolo di “disfattista” o “bugiardo”: questa è la triste situazione della nostra amata città.
E voi cari amici..siete anche voi rane bollite, o avete ancora la forza per uscire dalla pentola?
PENSATECI BENE, E FATE PENSARE QUELLI CHE CONOSCETE.

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Trieste con 170mila abitanti?

Care amiche, cari amici,

Purtroppo la situazione a Trieste è destinata a peggiorare se non si agisce in tempi brevi. Potete immaginare la nostra amata città ancora più desolata e meno abitata? Eppure potrebbe succedere molto presto.
Mentre gli “eroi” dei partiti coloniali delirano su spiagge di sabbia a Barcola, clanfe, Trieste torna grande e altre amenità, una catastrofe occupazionale si sta per abbattere sulla capitale del nostro Territorio.
Le Generali, colosso assicurativo di fama mondiale, sta per lasciare Trieste. Questa, purtroppo, non per una notizia propagandistica o per spaventare la gente, come fanno i mezzi d’informazione gestiti dal governo amministratore. E’ una notizia che ho ricevuto e, purtroppo, verificato.
Come vedrete la colpa si può addossare totalmente all’amministrazione coloniale, colpevole non solo di aver negato al colosso assicurativo di approfittare del paradiso fiscale presente nel Punto Franco Nord, ma anche di aver isolato la città, con sempre meno collegamenti, che si limitano praticamente a Monfalcone e Venezia.
Con l’amministrazione Greco è stato avviato il processo di spostamento delle assicurazioni a Milano, assumendo dirigenti nel capoluogo lombardo e consigliando caldamente a interi uffici il trasferimento (leggi: o te ne vai o ti licenziamo) di Trasferirsi in altre sedi, come Parigi. Alcuni uffici si trovano già a Bruxelles, dove sono stati spediti in blocco.
Da quello che ho potuto verificare, si stanno applicando varie strategie, in determinati casi rivolte anche alle singole persone, facendo si che il trasferimento goccia a goccia passi nascosto. Ovviamente chi non vuole può non accettare lo spostamento e gli viene detto che verrà ricollocato: peccato che questo sia impossibile, vedendo i sempre meno uffici presenti a Trieste.
Vari di voi staranno pensando: li trasferiscono perché a Trieste costano di più. Invece no: i costi con questi trasferimenti sono raddoppiati. Perché il trasferimento quindi? E’ presto detto: un gruppo come Generali non può essere basato in un posto sperduto dove assumere talenti dall’estero è impossibile e dove non ci sono collegamenti aerei e ferroviari con nessuna capitale, come Parigi o Londra.
Ma non solo.
In tutto questo si gioca il nuovo asset societario, con voci di accorpamenti ad Axxa. Due i possibili sucessori di Greco: Philippe Roger Donnet, spinto da Mediobanca (facile sapere chi ci sia dietro) e  Alberto Minali (interno alle Generali).
Chi si comprerebbe un’azienda in una cittadina sperduta, con lavoratori fedeli alla vecchia gestione? Nessuno.
Ed ecco servita la chiusura delle Generali a Trieste.
Pensateci: tra lavoratori diretti e indotto, migliaia di triestini senza lavoro e verso la triste via dell’emigrazione.
Il tutto mentre i partiti coloniali si sbizzarriscono in progetti deliranti.
Eppure la soluzione ci sarebbe: il paradiso fiscale che si trova nel punto franco nord. Proprio così, quella zona che i partiti coloniali vogliono adibire a speculazione edilizia.
Care triestine, cari triestini: o reagiamo, o presto Trieste sarà ridotta a 170mila abitanti. E’ semplice: dobbiamo solo far sentire la nostra voce e chiedere che si rispettino le leggi vigenti sul Territorio Libero di Trieste.

Per approfondire:
http://www.ilgiornale.it/news/economia/sogno-generali-amazon-e-gioco-delle-tre-carte-1229747.html?mobile_detect=false

http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2016/02/15/news/iltricolore_gradito_sulpennone_digenerali-133527894/

Sul paradiso fiscale di Trieste, cito dall’articolo:
“TUTTI I VANTAGGI PER LE IMPRESE SOGGETTI BENEFICIARI – Istituzioni creditizie, società di intermediazione mobiliare, assicurazioni e società finanziarie che raccolgono fondi sui mercati internazionali presso non residenti da utilizzare unicamente fuori del territorio dello Stato italiano con non residenti BENEFICI FISCALI – Esclusione dall’ Irpeg, riduzione dell’ Ilor al 50 per cento, imposte indirette sugli affari relative alle attività agevolate: applicazione con aliquota fissa ALTRI BENEFICI – Chi opera non è considerato residente in Italia ai fini valutari e bancari. La quotazione dello scellino austriaco e delle valute dei paesi dell’ Est europeo presso le borse valori di Trieste e Venezia”
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/08/11/off-shore-il-sogno-di-trieste.html

http://territoriolibero.net/2013/04/trieste-e-loffshore/

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