Trieste: riflessioni agridolci

Trieste: riflessioni agridolci

Care amiche, cari amici,

Dopo una pausa – lunga o breve, decidete voi – riprendo a scrivere in questo blog.

In questi mesi sono successe tante cose nella mia amata Trieste: è cambiato il sindaco, altri giovani hanno lasciato la città, altre imprese hanno chiuso. Il tutto mentre molti – troppi – triestini restano a guardare. Mentre una oligarchia sempre più vecchia si appiglia in ogni maniera al potere e alle leve di comando, la città appassisce, come una pianta rigogliosa senza più nutrimento.

Dopo cinque anni di governo della “sinistra” neoliberista che svende il bene pubblico scudandosi dietro a un buonismo dannoso e completamente staccato dalla realtà è ritornata in sella la destra populista dei proclami e degli sfoghi televisivi di Di Piazza.

Il Punto Franco Nord, conosciuto anche come “porto vecchio” è stato bloccato per anni grazie alle trame ordite da Russo e da altri oligarchi che NON VOGLIONO lo sviluppo della nostra città.

La zona industriale è ridotta ai minimi termini, sobillata da tasse che, per le stesse leggi italiane, non dovrebbero essere applicate nel nostro Territorio.

Tutto questo potrebbe essere cambiato, cancellato e messo a posto grazie all’indipendenza del nostro meraviglioso Territorio. Eppure varie persone quando parlo mi dicono “bello…ma…NO SE POL”.

Il “no se pol” è la vera arma definitiva del governo italiano imposta ai triestini: una sconfitta generalizzata imposta in qualsiasi maniera, seria o scherzosa, che blocca qualsiasi cosa. Per vedere come sia un’imposizione basta andare oltre Duino: lì i triestini scoprono che non solo sono in gamba, ma anche estremamente bravi.

Sono certo che con insulti, provocazioni e cercando di forzare le cose non si possa sconfiggere il sistema che sta opprimendo la nostra Patria: l’unica soluzione è l’informazione. Informazione e preparazione: solo con la qualità sconfiggeremo chi ha come unica risorsa la quantità.

Per questo nei prossimi mesi pubblicherò documenti, approfondimenti e anche tecniche per diffondere i nostri diritti e i nostri doveri, per troppo tempo negatici.

“Non è forte colui che non cade mai, ma colui che cadendo si rialza.”

Care amiche, cari amici,

Rieccoci qui, dopo la tornata elettorale.
Andrò controcorrente. Potrei dare dello stupido ai miei concittadini, insultarli, parlare di brogli o cercare mille altre giustificazioni.

Credo però che per crescere e migliorare innanzitutto si debba fare autocritica, SEMPRE. Critica forse provocatoria, ma che credo vada fatta e in cui rientro anch’io e probabilmente molti di voi che stanno leggendo.

Prima di tutto i toni dell’indipendentismo. Nell’indipendentismo ci sono molte figure valide, con cultura, formazione, preparazione. Queste persone sono però oscurate da altre, che corrispondono tristemente alle macchiette con cui il PD e la sua propaganda vogliono rappresentarci. Sono buone persone, convinte sostenitrici del T.L.T. ma che, purtroppo, non vanno al di là della “politica da baretto”, ripetendo slogan a random, convinte che chi grida più forte abbia ragione, possibilmente condendo il discorso con qualche parolaccia o qualche frase ridondante.
Queste persone, non lo metto in dubbio, sono indipendentiste.
Ma quanti danni hanno fatto alla nostra causa? Tanti, troppi.
Personalmente gente che mi accusa di essere un traditore, venduto o di cagare in testa all’intelligenza altrui mi fa cadere le braccia, facendomi pensare se non sia meglio lasciar stare tutto e vivere tranquillamente a 10mila kilometri di distanza.
E se queste persone causano questa reazione a me, che sono testardo, convinto e interessato alla questione, figuriamoci a chi appena si sta avvicinando all’indipendentismo.
Persone che fanno cadere le braccia, appunto.
Non solo queste.
C’è anche gente che, per puro interesse, si dichiara indipendentista. Anche queste persone applicano la politica da bettola, ma in maniera ancor peggiore: insinuano, “sbabezzano”, creano falsità, predicano odio e rinchiudono se stesse e chi gli sta attorno in una bolla ermetica, una vera e propria setta, allontanando chiunque non la pensi esattamente come loro. Se poi queste persone per qualche strana ragione hanno un qualsiasi posto con responsabilità anche minime, la frittata è fatta.
Cosa mai potrà comunicare chi sputa odio e insinuazioni tutto il tempo? Chi si avvicinerebbe a un gruppo che permette a queste persone di avere un qualsiasi ruolo? Nessuno.

A questo bisogna aggiungere la “sindrome da messia”, che agisce in due modi.
Il primo, il più evidente, colpisce un individuo che, senza reali motivi o competenze, crede di essere il salvatore di Trieste. La persona in questione, normalmente, avrà la soluzione in tasca; ovviamente senza applicazioni pratiche, ne reali, ne tenendo conto delle esigenze pratiche dei cittadini; il tutto viene condito dall’attorniarsi da “fedeli” che obbediscono ciecamente al messia, senza farsi domande.
La seconda maniera in cui colpisce questa sindrome è l’aspettare un messia, conosciuta anche come “figo caschime in bocca”; sono persone che attendono, attendono, attendono…e non succede nulla. Normalmente si lamentano chiedendo perché nessuno fa nulla. E nel dubbio non fanno nulla.

Questo vuole essere un quadro, triste, ma molto realista dell’attuale mondo indipendentista triestino; ci sono ovviamente anche persone positive e propositive..ma chi di noi non è passato per almeno una di queste fasi per almeno un certo tempo?
Anch’io, senza dubbio e varie volte, ho dato dello stupido a chi non mi ascoltava e non mi dava ragione: a che pro? Nessuno. Anzi, l’ho allontanato.

Come pensare quindi che la maggioranza dei cittadini, bombardata costantemente da propaganda a noi avversa possa avvicinarsi?
Con idee astratte difficili da concretizzare in tempi brevi? No.
Con la preparazione afrettata delle elezioni, fatta in qualche settimana? Neppure.
Con la condivisione di post e commenti su facebook? Nemmeno.
Con litigi e sputtanamenti? Sicuramente no.

Quello che bisogna fare è ricominciare.

Ogni morte è una rinascita, certo dolorosa, ma pur sempre una rinascita. Un nuovo cammino che comincia oggi, ben attento a essere completamente differente.
Non aspetteremo l’arrivo di un messia, ne daremo degli stupidi a chi non ci crede, no. Così solo allontaneremo gente e permetteremo al PDiccolo o ai nazionalisti italiani d’insultarci e dividerci.
Dovremo cambiare dentro, essere noi stessi la persona che cambierà le cose, preparandoci, specializzandoci, alzando il livello. Basta con litigi da bettola, basta con i personalismi, basta con chi vuole “la carega”.

Come diceva Goethe, “Non è  forte colui che non cade mai, ma colui che cadendo si rialza.”

Il cambio di Trieste sta in noi e comincia adesso.

GermoglioSeme

Triestini sfigati che scappano….

Care amiche, cari amici,

In questi giorni sono stato “insultato” su facebook da una candidata, dopo averle fatto notare la sua incoerenza. Una di quelle persone che pur di avere un posticino nella pubblica amministrazione (la famosa carega) sono disposte a tutto, anche di andare su posizioni diametralmente opposte (una “banderiola” direbbe il compagno di questa persona). Persone disposte a far parte del sistema che, fino poco tempo fa, dicevano di voler distruggere.

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Questo non vuole essere un attacco a persone che si commentano da sole, pronte a sacrificare la comunità dove vivono per il proprio egoistico benessere. Vuole essere un piccolo avviso, una specie di post-it, una chiamata d’attenzione. Come si può vedere dal commento, questa persona non sa molte, troppe cose di Trieste e dei triestini. Preoccupante che ambisca a una carica pubblica.

“Pensa per ti che te son scampá in messico sfigado”.
Ovviamente persone del genere non sanno cosa può pensare chi decide di lasciare Trieste; risparmiare per mesi su qualsiasi cosa, fare qualsiasi lavoro e, quando sta mettendo il piede fuori di casa per un bel po, tutta una vita che ti passa davanti. Amici che non vedrai per mesi, la famiglia lontana, cibi, suoni, immagini e odori che non potrai avere in nessun’altra parte del mondo. Quando sono andato via, salendo sul bus che mi portava all’aeroporto, ho pensato “ma cosa stago fazendo?”. Immediatamente una vocina mi ha detto “e qua…cosa te farà?Niente”. E son andato avanti.

“Pensa per ti che te son scampá in messico sfigado”.
Ovviamente persone del genere non sanno come non sia stato facile i primi mesi; risparmiare, cercare lavoro, accettare tutto, adattarsi a un posto nuovo, una lingua nuova, usi e costumi nuovi. Eppure è andata bene. Niente male per uno “sfigato”.

“Pensa per ti che te son scampá in messico sfigado”.
Ovviamente persone del genere non sanno cosa può provare un triestino a centinaia o migliaia di kilometri di distanza. Nostalgia, rabbia per la come si riduce la città, voglia di tornare, subito bloccata sapendo quale sia la situazione economica e politica.

“Pensa per ti che te son scampá in messico sfigado”.
Ovviamente persone del genere non sanno quanto si può soffrire a lasciare tutto e non poter tornare in tempo a casa in caso di bisogno, come quando è morta mia madre e non sono riuscito a salutarla per l’ultima volta. Non sanno il dolore e la preoccupazione di madri e padri che hanno figli a migliaia di kilometri, sperando non gli succeda niente. Non sanno minimamente cosa si prova.

“Pensa per ti che te son scampá in messico sfigado”.
Con questo commento scritto sgangheratamente, la persona in questione ha insultato decine di migliaia di triestini. Tra il 2005 e il 2014 ben 4862 (quattromilaottocentosessantadue!) triestini sono emigrati all’estero; se calcoliamo quelli che hanno abbandonato la città a partire dal 2011 con quelli che già vivevano all’estero, saliamo a ben 21.766 (ventunmilasettecentosessantasei!!!) triestini residenti lontano da Trieste. E questo da dati ISTAT e senza includere quelli che vanno a vivere in città della vicina repubblica che amministra il Territorio di Trieste.

La triste storia dei triestini: emigrare o sparire.

La storia non è recente, tutta’altro: un’emigrazione di massa, che in questi ultimi anni ha preso una piega ancor più preoccupante, con molti giovani che nemmeno comunicano il cambio di domicilio quando lasciano Trieste.
La classe politica coloniale è ben cosciente di questo fatto come testimonia il libro: “Trieste, storie proprie e guerre altrui. Piccola biografia in numeri di una città e del suo territorio”, scritto nientepoporimenoche da Piero Camber con l’aiuto di Michele Scozzai.“
Sanno perfettamente che dal 1956 un triestino lascia la sua amata Trieste ogni 6 ore e 15 minuti. Ogni 6 ore e 15 minuti.
Una fredda statistica che spaventerebbe chiunque.
Eppure la classe politica coloniale non fa niente, se non promesse, distruggere il tessuto economico e sociale, aizzare odi di settant’anni fa, negare la multiculturalità di Trieste.

Stiamo arrivando al punto di rottura: o cambiamo la situazione ADESSO, tutti UNITI PER TRIESTE o non ci sarà nessun futuro per la nostra cittá.

 

Per informarsi sulla situazione:

http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2008/03/11/news/oltre-17mila-i-triestini-emigrati-1.4878

http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2011/05/14/PR_29_04.html

http://www.tuttitalia.it/friuli-venezia-giulia/14-trieste/statistiche/popolazione-andamento-demografico/

http://www.provincia.trieste.it/opencms/export/sites/provincia-trieste/it/attivita-servizi/statistica/allegati/DEMOGRAFIA/Annuario_demografico_2012.pdf

http://www.triesteprima.it/sport/q-trieste-storie-proprie-e-guerre-altruiq-il-primo-libro-di-piero-camber-oggi-alla-svevo.html

Pensioni e terrorismo, istruzioni per l’uso

Care amiche, cari amici,

A causa della forte emigrazione cittadina dovuta alle politiche coloniali degli amministratori del Territorio di Trieste (non scrivo libero in quanto attualmente non lo è) una buona parte della popolazione cittadina è composta da pensionati. Persone che per decenni si sono sudate la pagnotta e hanno versato contributi all’istituto pensionistico italiano (INPS). Contributi peraltro non da poco, che in gran parte servono per foraggiare il lento e mastodontico sistema della vicina repubblica. Visto l’alto numero dei pensionati vari politici dei partiti coloniali hanno avviato un vero e proprio terrorismo mediatico, per allontanare la gente dai partiti e movimenti che vogliono la legalità. Una delle frasi che ripetono instancabilmente è: “senza l’Italia non vi arriveranno più le pensioni”.
Peccato sia una grande, enorme e vergognosa BUGIA.
Come qualsiasi persona che abbia accesso a internet può fare, le leggi a proposito sono ben chiare.
A proposito non lascia alcun dubbio il ” Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”, che nella legislazione italiana si trova nel decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286

Cosa dice questo decreto legislativo al comma 13 dell’articolo 22?

“13. Salvo quanto previsto per i lavoratori stagionali dall’articolo 25, comma 5, in caso di rimpatrio il lavoratore extracomunitario conserva i diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati e puo’ goderne indipendentemente dalla vigenza di un accordo di reciprocita’ al verificarsi della maturazione dei requisiti previsti dalla normativa vigente, al compimento del sessantacinquesimo anno di eta’, anche in deroga al requisito contributivo minimo previsto dall’articolo 1, comma 20, della legge 8 agosto 1995, n. 335.”
(qui il link: http://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1998-08-18&atto.codiceRedazionale=098G0348&currentPage=1)

Avete letto bene: “il lavoratore extracomunitario conserva i diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati”.

Qualcuno si chiederà come mai “extracomunitario”. Facile. Il Territorio di Trieste è al di fuori dell’Unione Europea!
Quindi se qualche pseudo politico cerca di ricattarvi con la balla del “senza Italia non ci saranno le pensioni”, rispondetegli che avete faticosamente pagato i contributi e state ricevendo quanto vi spetta come da LEGGE VIGENTE DELLO STATO ITALIANO.

Basta bugie da parte degli amministratori coloniali!Basta con il terrorismo da parte di “politici” che guardano solo al proprio interesse!

E’ l’ora di essere Uniti per Trieste.imagen-sin-titulo

Ricordare la storia o cancellarla?

Care amiche, cari amici,

Uno dei metodi più conosciuti per sottomettere una popolazione è quello di cancellare la sua storia, alterarla, distruggere ricordi o monumenti riguardanti personaggi o un passato percepiti come positivi.

Non deve quindi sorprendere il trattamento riservato al Castello e al parco di Miramar (questa è la dizione corretta: Miramare è una delle tante imposizioni dell’epoca fascista). La residenza di Massimiliano d’Asburgo è lasciata in un modo indegno, abbandonata alle intemperie VOLUTAMENTE; nelle sale del castello si possono vedere macchie di umidità, sporco, poca cura per i materiali esposti. Il parco grida vendetta al cielo: una steppa grigia e desolata, condita con lo scarica barile dell’amministrazione coloniale italiana. Questo è il destino a una figura come Massimiliano d’Asburgo, benemerito della città, che aveva portato lustro e progresso a Trieste. Una figura scomoda per chi Trieste la vuole distruggere.

Quello che voglio mostrarvi oggi è il trattamento riservato in Messico alla residenza di Massimiliano, il Castello di Chapultepec. Il palazzo, chiamato dall’imperatore “Miravalle” per collegarlo al triestino “Miramar”, è in condizioni perfette. Non si dica poi il giardino, curato quotidianamente nei minimi particolari. Pensate: il palazzo di un personaggio che per la storiografia messicana ha tradito il paese e attentato alla sua libertà. Guardate la presentazione di immagini che trovate in fondo all’articolo e paragonatela con la situazione del nostro Castello di Miramar.

Il confronto fa rabbrividire.

Come può essere possibile che un bene pubblico, lasciato alla città da uno dei suoi benefattori, venga ridotto in simili condizioni?

La risposta credo sia una sola: annichilire e cancellare la memoria storica dei triestini, a tutti i costi.
La storia non deve essere cancellata come stanno cercando di fare da decenni i burocrati coloniali, ma va valorizzata e usata per riflettere e migliorare il futuro di una comunità.

Pensateci bene triestine e triestini; solo uniti possiamo cambiare questo processo di distruzione. UNITI SI PUO’!

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Testa di…filosofo

Care amiche, cari amici,

In questi ultimi giorni sono stato apostrofato con “testa di…filosofo”. Quella che doveva essere una offesa mi ha fatto pensare. Molto.

A Trieste, come in altre parti della vicina repubblica, la cosiddetta sinistra si è impossessata dell’apparato culturale e intellettuale. Centinaia o migliaia di autodefiniti intellettuali blaterano su qualsiasi tema, forti della loro “cultura”.
Cultura senza dubbio limitata, di parte e moltissime volte dozzinale. Molti giovani (e non) pensano che con una giacchetta di velluto, capelli poco o per niente pettinati, la repubblica sottobraccio e leggendo qualche libro criptico ci si possa definire intellettuale e, di conseguenza, sputare in testa su tutti gli altri, deridendoli o sbeffeggiandoli, soprattutto nelle molte occasioni in cui rispondere significherebbe mostrare un’ignoranza abissale.

Tuttologi senza nessun reale conoscimento.

Questi “intellettuali”, lontani e avulsi dalla realtà e quasi sempre provenienti da famiglie agiate e/o ammanigliate, sono definiti in Germania “Salonbolschewist”, bolscevichi da salotto. Sono il classico esempio di persone che ipocritamente hanno ideali di sinistra ma il portafoglio a destra, molto a destra. Non per niente un partito coloniale di “sinistra”, come il PD, è una delle massime espressioni del neoliberismo, del nepotismo, della privatizzazione e della svendita degli interessi pubblici a favore dei privati.

Come mai si sono impossessati dell’apparato culturale e con che fine?
Facile, hanno seguito le idee si Antonio Gramsci.

Gramsci era un filosofo e politico comunista, morto nel 1937 a causa del confino al quale lo aveva obbligato il regime fascista. Semplificando al massimo le sue tesi possiamo vedere come egli sostenesse che per mantenere il controllo di un paese e dirigere la sua politica alcune forze sociali cercano e ottengono l’egemonia. L’egemonia intellettuale e morale porta alla direzione, permettendo cosi di dominare, dirigere e zittire gli avversari senza l’uso della forza repressiva.
Vi ricorda forse la situazione di una città portuale dell’alto Adriatico, con potenzialità non espresse a causa di un’amministrazione coloniale?

Uno dei problemi di Trieste è proprio questo: chi dirige Trieste approfitta di questa egemonia culturale (vera o presunta).

Che fare quindi?
Non tanto disprezzare chi studia, non odiare le “teste di filosofo”, ma prepararsi, prepararsi e prepararsi.
Bisogna spezzare questa egemonia culturale, ma per farlo l’unica possibilità è avere e proporre una classe dirigente nuova e preparata, sostenuta da idee, concetti e filosofie. La preparazione non vuol dire solo ripetere incessantemente articoli e leggi: vuol dire informarsi, esprimersi correttamente, leggere di tutto per crearsi una Weltanschauung (visione del mondo) più amplia possibile.
La buona volontà non basta, bisogna essere preparati.
Per questo cercherò di pubblicare testi, riassunti e commenti che possano aiutare i triestini a svegliarsi e capire la propria città e il proprio stato, il Territorio Libero di Trieste, abbandonando la cultura e gli schemi mentali imposti dall’amministrazione coloniale.

Volete aiutare Trieste? PREPARIAMOCI TUTTI ASSIEME, e mandiamo via questa classe dirigente CORROTTA E CORRUTTRICE.
Uniti si può!

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“politici” (o presunti tali): istruzioni per l’uso

Care amiche, cari amici,Dopo una breve pausa per ritemprare le forze e visitare la famiglia, torniamo a occuparci di un tema importante ma molto spesso poco preso in considerazione da troppe persone. Quanti di voi sanno cos’è un politico? Come dovrebbe essere?
Intanto definiamo cos’è la politica. Nell’enciclopedia Treccani troviamo questa definizione: “La scienza e l’arte di governare, cioè la teoria e la pratica che hanno per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica”. Il politico, da dizionario Garzanti, è “chi si dedica professionalmente alla politica”.

Il politico è quindi un professionista dell’arte di governare, ossia organizzare, amministrare e dirigere uno stato.

Se a mente fredda osserviamo gli amministratori attuali del bene pubblico e la stragrande maggioranza dei candidati alle prossime elezioni comunali di Trieste, di persone con questo profilo ne troviamo ben poche.

Nella fauna politica triestina possiamo incontrare diversi tipi di “animale politico”:

  • El zigalon, la zigalona: grida, sbraita..anzi, ZIGA. Cosa abbiano da dire questi figuri, non è dato sapere. L’importante è farlo gridando, zittendo l’avversario non con le idee ma con il volume della propria voce. Idee scarse, poco approfondite, probabilmente ascoltate durante una chiacchierata al bar. Impreparati al massimo, pensano che offendere l’avversario sia far politica. Ovviamente proposte zero e sudditanza massima verso il partito, nei confronti del quale sono totalmente acritici. Normalmente ne troviamo almeno uno in ogni partito coloniale che amministra il Territorio Libero di Trieste.
  • Il multitasking: vaga in vari partiti di una stessa area politica , usa abilmente populismo e innocenza, pubblicizzandosi come un uomo nuovo e giovane, mentre in realtà è legato a vari gruppi d’interesse. Veste alla moda del suo partito politico ed è un pescecane, sempre pronto a lottare per un briciolo di potere e timoroso che qualcuno gli rubi l’osso. A sentirlo sa tutto, fa tutto, sapeva tutto, avvisa su tutto; un tuttologo che in realtà non sa niente. Meno volgare del “zigalon” ma ugualmente impreparato.
  • El fio/parente/cugin/genero/cognado/amico de: come dimostrato nelle ultime elezioni da un giovane consigliere, normalmente è un individuo che, spinto da amicizie o parentele, non trovando altri sbocchi o per dare un po’ di sale alla sua vita (normalmente abbastanza agiata e lontana dai problemi dei comuni mortali: suvvia, chi di voi non ha una barca a vela e un attico in centro?), entra in politica. Poco preparato, ipocrita, interessato, sempre pronto a nepotismi, clientelismi e a favorire il suo circolo personale a discapito della città, tende sempre a presentarsi come uomo nuovo e scappare colla coda tra le gambe appena in difficoltà. Ovviamente presentando se stesso come un esempio di integrità e moralità, ma in realtà tratta il bene pubblico come una proprietà personale. Dannoso per Trieste è dir poco.
  • La banderuola: totalmente impreparato, va dove gira il vento, con proclami populisti random, gridati a squarciagola e spaziando dall’estrema destra all’indipendentismo senza vergogna, negando anche l’evidenza, con l’unico obiettivo della “carega”.
  • Il vendicativo: normalmente prende la politica come qualcosa di suo e una maniera non tanto di servire la comunità, ma di poter emergere personalmente. Si accaparra meriti suoi e non. L’importante è vantarsi di tutto questo. Qualsiasi sgarbo presunto o reale alla sua persona (che va dal non salutarlo per sbaglio al non inginocchiarsi davanti a lui passando per non chiedergli consiglio) viene preso come una grave offesa e deve essere vendicato. Come? Non importa, l’importante è vendicarsi e sfoggiare la propria bravura. Su cosa non si sa.
  • Il messia: nella fauna di pseudopolitici triestini non poteva mancare il messia. Personaggi strani e paranoici, credono di essere dei messia salvatori della patria, stile ducetti o piccoli padri della patria. Normalmente circondati da una vera e propria corte dei miracoli, seguono i consigli di persone quantomeno strane, promuovendo amici, amanti o mentori a ruoli delicati, dove solitamente fanno danni. Macchiette poco preparate, solitamente imparano qualche informazione a memoria e si danno al populismo.
  • Il nosepolista: il classico politico coloniale a Trieste. In questa categoria rientrano tutti i precedenti. Bloccano il progresso della città, uccidono le opportunità di sviluppo, fanno solo gli interessi propri e dei loro amici. Alla minima critica partono con “dici così perché sei uno di quelli del “no se pol”. In realtà il no se pol è opera di questa classe amministratrice, che ha mimetizzato il “no se vol” con il “no se pol” e incolpando i cittadini dello stato di degrado del Territorio di Trieste causato da questi politici.

Questa categorizzazione, tra serio e ironico, creda riproduca fedelmente la “fauna” politica triestina. Io non voglio più dare la possibilità a queste persone di distruggere Trieste. Per questo il mio voto andrà a chi avrà le caratteristiche del buon amministratore, cioè che sappia organizzare, amministrare e dirigere, senza gridare ed essere arrogante.

Pensateci e uniti cambiamo Trieste.

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