Le origini del porto di Trieste: 1717 – 1815

Care amiche, cari amici,

La nostra realtà attuale ha radici molto profonde: solo studiando la storia e le sue origini si può capire nella sua interezza la nostra città e pensare a soluzioni per combattere la crisi che attraversa la nostra amata Trieste.
Come molti sanno (e molti volutamente ignorano..), Trieste è una città portuale: l’unica maniera per farla rinascere passa per il suo porto e l’unica maniera per capire il porto é conoscere la sua storia.
Pubblicherò rapidi approfondimenti per spiegare il perché della grandezza e dell’importanza del porto di Trieste e del perché si trovi nelle deprecabili condizioni attuali, abilmente mimetizzate dalla stampa.
Un grande ringraziamento per l’aiuto a Stefano Badodi e a Stefano Dondo, che mi hanno fornito il materiale per questo articolo.

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Gli austriaci manifestarono interesse per Trieste nel corso del ‘700, quando le nuove conquiste degli Asburgo determinarono la necessità di un collegamento marittimo sicuro e veloce tra terre lontanissime. I passaggi fondamentali furono la dichiarazione di Carlo VI sulla libera navigazione in Adriatico, del 1717, e la Patente di Porto Franco nel 1719.

Con questa concessione di Carlo VI si avviò una nuova stagione per Trieste, in quanto il volere del sovrano era di accelerare lo sviluppo economico dei possedimenti austriaci a scapito della decadente Venezia. Ulteriori e sostanziali cambiamenti giunsero con Maria Teresa, che sedette sul trono dal 1740, e con suo figlio Giuseppe II, il quale con la promulgazione dell’Editto di Tolleranza del 1781, incentivò l’immigrazione nel porto adriatico di minoranze religiose acattoliche, destinate a costituire nel corso dell’Ottocento la multi-etnica e multi-confessionale borghesia triestina, autentico referente economico della città fino alla seconda metà del XIX secolo. Andando nello specifico la politica riformatrice di Maria Teresa a Trieste si enucleava attraverso l’abbattimento delle linee daziarie interne; l’estensione del Privilegio del Porto Franco a tutta la città, e concedendo la libertà di culto.

 Il 29 novembre del 1749 Maria Teresa varava una risoluzione programmatica, nella quale erano evidenziati i regolamenti per il controllo dei traffici commerciali dell’emporio, per il deposito delle merci nel lazzaretto, il regolamento per la quarantena, per l’ancoraggio nel porto e per la costruzione di magazzini. Si crearono così nel corso della fine del settecento le condizioni per l’avvio dell’emporio triestino, che nel corso della prima metà dell’Ottocento fu in grado di attrarre a sé commercianti e banchieri ebrei, greci, protestanti, armeni, i quali videro nelle potenzialità offerte dal porto franco l’occasione imperdibile per accrescere le proprie fortune e allargare le loro reti di relazione.

Accanto alle comunità religiose, in città erano presenti anche gruppi nazionali come sloveni, serbo-illirici. e tedeschi, i quali  trovarono ampia collocazione in altri settori professionali: a Trieste l’elemento tedesco trovò diffusamente impiego nell’amministrazione in quanto per potervi lavorare era richiesta la lingua tedesca: se si guardano le gerarchie statali tra 700 e 800 si vede che i gradi inferiori erano occupati da lavoratori triestini mentre i funzionari e gli impiegati erano originari della Carinzia, della Stiria e della Carnia, ma vi erano anche imprenditori triestini di origine tedesca nelle iniziative finanziarie che fecero ricca la città (per esempio Lloyd Triestino). Con la libertà di commercio nell’Adriatico e con la proclamazione del porto franco, Trieste divenne un polo di attrazione per tutti i territori limitrofi.

Le conseguenze della rivoluzione francese non risparmiarono Trieste e il suo porto: in un primo tempo con la stipula del trattato di Campoformio, Trieste diventò il punto focale del commercio dell’Europa centro –orientale con un aumento vertiginoso dei traffici e demografico.La congiuntura si ripercosse sulla popolazione che si ridusse del 35% nel corso di 3 anni toccando quota 24000. Con la Restaurazione l’Austria nel 1814 rinnovò a Trieste la patente di porto franco, permettendo così la ripresa delle attività portuali relative non solo ai commerci marittimi con l’Europa centrale, ma anche ai traffici con il levante, con le Indie e con i Paesi mediterranei. Dal 1812 al 1815 Trieste raddoppiò la propria popolazione, passando a 45000 abitanti e sviluppò le attività portuali; si eseguirono lavori di consolidamento di moli e si crearono nuove strutture. Inoltre, un grande impulso alla trasformazione del porto fu dato dagli inglesi, arrivati a Trieste al seguito delle milizie della coalizione antinapoleonica. Proprio i britannici saranno i protagonisti del trapasso dalle entità a carattere economico- familiare dei fondachi a quelle della nuova impresa capitalistica. Così, grazie alle possibilità offerte dal porto franco ed ai traffici provenienti dalle colonie europee, Trieste si concentrò nel ricco settore dei servizi finanziari alle merci.

fonte:  “Lavorare in funzione del porto : principali tappe dello sviluppo del porto triestino fra Ottocento e Novecento” di Roberto Romano, in http://www2.units.it/otis/pdf%20italiani/Principali%20tappe%20dello%20sviluppo%20del%20porto%20triestino%20fra%20Ottocento%20e%20Novecento.pdf

I dieci punti principali del programma

Care amiche, cari amici,

per comodità di tutti gli interessati, riassumo in questo post le assi fondamentali del mio programma, articolate in 10 punti. Ovviamente saranno articolate in maniera più approfondita, ma questi saranno le assi portanti della mia amministrazione. Basta con i cosiddetti “sprechi” e “spese” del neoliberismo, volti all’arricchimento di pochi al discapito dei più . Si all’investimento per lo sviluppo sociale, culturale ed economico di Trieste.

Primo punto: APPLICAZIONE DELL’ALLEGATO VIII DEL TRATTATO DI PACE DI PARIGI DEL 1947

https://marcofrank.net/2015/11/11/primo-punto-del-programma-applicazione-dellallegato-viii-del-trattato-di-pace-di-parigi-del-1947/

Secondo punto: AGEVOLARE E PROPIZIARE LA RICHIESTA DELLA CITTADINANZA DEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE

https://marcofrank.net/2015/11/12/secondo-punto-del-programmagevolare-e-propiziare-la-richiesta-della-cittadinanza-del-territorio-libero-di-trieste/

Terzo punto: SVILUPPO DEL PORTO DI TRIESTE

https://marcofrank.net/2015/11/12/terzo-punto-del-programmalo-sviluppo-del-porto-di-trieste/

Quarto punto: RISCOPRIRE, STUDIARE E VALORIZZARE LE RADICI DI TRIESTE E DEI TRIESTINI

https://marcofrank.net/2015/11/12/quarto-punto-del-programma-riscoprire-studiare-e-valorizzare-le-radici-dei-triestini/

Quinto punto: RICONVERSIONE DELLA FERRIERA DI SERVOLA

https://marcofrank.net/2015/11/12/quinto-punto-del-programma-riconversione-della-ferriera-di-servola/

Sesto punto: RISPETTO DELLA LEGGE, AMMINISTRAZIONE DEL BENE PUBBLICO A FAVORE DELLA COLLETTIVITA’, CASTIGO DEI COLPEVOLI DI MALVERSAMENTO

https://marcofrank.net/2015/11/12/sesto-punto-del-programma-rispetto-delle-leggi-amministrazione-dei-beni-pubblici-castigo-dei-colpevoli-di-malversamento/

Settimo punto: LA MIGRAZIONE

https://marcofrank.net/2015/11/12/settimo-punto-del-programma-la-migrazione/

Ottavo punto:RICOSTITUZIONE DELLA S.E.L.A.D.

https://marcofrank.net/2015/11/17/ottavo-punto-del-programma-il-s-e-l-a-d/

Nono punto: LA GIOVENTU’

https://marcofrank.net/2015/11/19/nono-punto-del-programma-la-gioventu-prima-parte/

https://marcofrank.net/2015/11/29/nono-punto-del-programma-la-gioventu-seconda-parte/

Decimo punto:L’APPLICAZIONE DELLE LEGGI VIGENTI SUL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE

https://marcofrank.net/2015/12/09/decimo-punto-del-programma-lapplicazione-delle-leggi-vigenti-sul-territorio-libero-di-trieste/

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Decimo punto del programma: l’applicazione delle leggi vigenti sul Territorio Libero di Trieste

Care amiche, cari amici,
Ogni tanto le cose più semplici e banali, sono quelle che possono cambiare molte cose, come ad esempio applicare le leggi vigenti sul territorio di Trieste.
Non esiste solo l’allegato VIII (comunque fondamentale per la ripresa della città) : ci sono molte altre leggi a favore di Trieste .
Molte persone mi hanno chiesto: “Ma cosa potrebbe fare il sindaco? Dove troverebbe le risorse?”. La risposta è molto semplice,usando le norme che già esistono e non sono usate nel nostro territorio
Facciamo un esempio.
Sapete cos’è un paradiso fiscale? E un centro finanziario offshore?
Il paradiso fiscale, dice il dizionario Treccani, “individua un Paese che offre un trattamento fiscale privilegiato, rispetto alla generalità degli altri Stati, al fine di attirare capitali di provenienza estera.”
Il centro finanziaro offshore  “è un piccolo paese che attira insediamenti per operazioni finanziarie offrendo vantaggi fiscali”.
Alcuni esempi di paradisi fiscali e centri finanziari offshore? Liechtenstein e Andorra, paesi con un benessere diffuso, disoccupazione praticamente azzerata, inflazione quasi inesistente. Per inciso,stati ben più piccoli del TLT,
Non è necessario essere degli esperti in economia per capire quanti investimenti e benessere un’area del genere attirerebbe a Trieste.
La cosa ironica è che la zona del Punto Franco Nord, altrimenti conosciuta come “porto vecchio” é un paradiso fiscale e un centro finanziaro offshore.
Proprio così: abbiamo una miniera d’oro sotto ai nostri occhi e non viene usata.
Non mi credete?
Potete controllare qui, valido tutt’oggi:
https://www.wto.org/english/tratop_e/region_e/regatt_e.htm
Aticolo XXIV del GATT, punto 3: “(b) Advantages accorded to the trade with the Free Territory of Trieste by countries contiguous to that territory, provided that such advantages are not in conflict with the Treaties of Peace arising out of the Second World War.”
Non solo, il nostro paradiso fiscale, fissato nel punto franco nord,  è ritenuto uno dei “Paradisi fiscali leciti”, come possiamo vedere qui:
http://societaoffshore.org/classifica-paradisi-fiscali

E questa è solo una delle tente leggi e dei tanti trattati che gravano sul Territorio Libero di Trieste, colpevolmente non applicati dai nostri amministratori/colonizzatori.
Potremmo farcela da soli, una volta raggiunta la tanto agognata indipendenza da uno stato che ci sta trattando come una colonia?
La risposta è una, ed è molto semplice:SI. E anche molto bene.

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Per approfondire: 

http://territoriolibero.net/2013/04/trieste-e-loffshore/

Nono punto del programma: la gioventù – seconda parte

Care amiche, cari amici,
Ecco la seconda parte del nono punto, dedicata ai più giovani. L’infanzia è maltrattata non solo dalla società, dal consumismo, da gruppi politici o religiosi più o meno estremisti, ma soprattutto dall’amministrazione italica, che la usa molto in campagna elettorale per poi dimenticarla il prima possibile. Le esigenze riguardo all’infanzia non riguardano solo i bimbi, ma anche i genitori: è alquanto stupido e limitante riferirsi ai soli bambini come entità completamente autonome, in quanto sono membri di famiglie più o meno grandi.
Per questo le scuole materne (asili nido e asili) dovrebbero restare aperti tutto l’anno: ci sarebbero benefici per i genitori lavoratori, per gli insegnanti (non più costretti a ferie “obbligatorie” in determinati periodi) e si potrebbero contrattare i numerosi maestri e le numerose maestre che, sebbene qualificate, non trovano lavoro.

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Gli spazi delle scuole andrebbero ottimizzati e ristrutturati per le moderne esigenze dell’insegnamento: non è sufficiente una passata di pittura. A questo va unita una reale pulizia degli ambienti scolastici, troppo spesso assegnata a cooperative di dubbia reputazione che hanno come unico pregio essere collegate a qualche assessore o a qualche amico di partito; l’assegnamento andrebbe fatto sulla qualità dell’impresa, corroborata, e non sul presunto risparmio.
Per aiutare le famiglie, i materiali di cancelleria saranno inclusi nella retta della scuola: non sarebbero sprechi, come li definiscono i neoliberali, ma investimenti nella formazione dei nostri figli.

Le scuole materne dovrebbero insegnare due lingue già dall’infanzia: l’impatto positivo di questa pratica per lo sviluppo delle capacità cognitive dei bimbi è scientificamente provato. Nel futuro, inoltre, si aprirebbero ai nostri figli molte più possibilità lavorative. Ovviamente non si indicherebbe il dialetto come una “mala abitudine” da estirpare, si permetterebbe ai bambini di esprimersi anche in dialetto, che di fatto rappresenterebbe una terza lingua, avendo strutture logiche, grammaticali e ortografiche diverse dall’italiano e dallo sloveno.
L’educazione al rispetto andrebbe fatta in maniera REALE, non lasciata in mano di femministe o di estremisti religiosi ultraconservatori. Si insegnerebbe ai bambini il rispetto per chi la pensa o agisce in maniera differente, senza le illogiche aberrazioni sul sesso. Si reintrodurrà l’educazione civica: solo con il rispetto dell’ambiente, della società, del prossimo e delle persone con le quali viviamo ogni giorno potremmo ottenere un reale rispetto, senza usare nessun gioco.
A queste iniziative didattiche si affiancherà una materia per i più piccini per la prevenzione delle malattie o degli incidenti, infocata sulla cura del corpo. Per questo sarà sempre presente in ogni scuola una figura qualificata di medico/infermiere per guidare i nostri bimbi.
Ovviamente di tutto questo i genitori andranno informati, per mezzo di riunioni mensuali che permetteranno di fare il punto della situazione rispetto allo sviluppo psicofisico dei propri figli.

Ovviamente questo è il minimo che si possa fare per i nostri figli, il nostro futuro. Siamo stufi di sentire parlare di sprechi e tagli dove non si dovrebbe, come in questo caso, mentre vari personaggi approfittano del bene comune: qualsiasi spesa nei nostri giovani è un INVESTIMENTO, non uno spreco.
Ricordiamocelo bene.

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Nono punto del programma: la gioventù – prima parte

Un argomento da sempre bistrattato in tutte le campagne politiche sono i giovani, molte volte mera tematica elettiva che finisce molto presto nel dimenticatoio delle promesse elettorali.

I giovani triestini attualmente, oltre ad essere esposti a una educazione con caratteri propagandistici e agiografici da parte del governo italiano, stanno perdendo le proprie radici, le proprie tradizioni, l’educazione civica e culturale che per decenni hanno contraddistinto Trieste.

Come si può facilmente vedere, l’amministrazione pubblica, se non colpevole di queste mancanze, è altamente indifferente alle problematiche giovanili, sia formative che occupazionali: sembra che l’unica possibilità dei triestini sia emigrare.

L’argomento non è certo semplice, per questo verrà diviso in due parti; in questa si tratteranno le proposte rivolte agli adolescenti e ai più giovani che, in questo periodo, si trovano in estrema difficoltà, Parleremo quindi dei triestini tra i 16 ed i 25 anni.

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Oltre alle riforme educative già proposte, il comune di Trieste dovrebbe proporre corsi formativi effettivi per i giovani disoccupati, che permettano una reale introduzione al mondo del lavoro; i corsi finora proposti sono normalmente un “parcheggiarsi” per alcuni mesi, senza nessuno sbocco occupazionale.

Il praticantato com’è regolamentato attualmente è solo un mezzo con cui alcuni professionisti approfittano dei giovani, facendoli lavorare praticamente gratis e mandandoli via una volta terminato il periodo di pratica. É ovvio che queste persone sono preoccupate più per il proprio guadagno che per il bene della comunità. Il praticantato dovrebbe essere retribuito decentemente e dovrebbe permettere all’interessato di accedere per lo meno a un contratto di prova di 12 mesi retribuito di maniera sufficiente per vivere degnamente, permettendo cosi al giovane o alla giovane di entrare nel mondo del lavoro e facendo l’esperienza necessaria per seguire nel cammino della vita.

Un’altra parte di questo punto riguarda il servizio civile: tutti i giovani triestini dovrebbero compire un servizio civile della durata di 6 mesi al compiere i 19 anni. Non sarebbe una leva militare, ma un servizio per la comunità, che si concretizzerebbe con vari lavori utili che andrebbero dal pulire strade, ruscelli, parchi e caditoie ad aiutare le persone anziane e bisognose in strutture pubbliche e private. Tutto questo permetterebbe ai giovani di uscire dal “nido” familiare, facendoli maturale più in fretta e mettendoli al contatto con la realtà, non sempre piacevole, della vita di tutti i giorni.

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(continua…)

Ottavo punto del programma: la S.E.L.A.D.

Dalla fine della guerra fredda ed il conseguente crollo del blocco comunista nel 1991 assistiamo al cosiddetto trionfo del capitalismo. É una vittoria effimera, che io definirei piuttosto come una casualità, una soppravivenza dovuta più alle debolezze del cosiddetto avversario che alla forza di questo sistema.

Per tutti gli anni novanta e a partire del nuovo millennio abbiamo assistito a politiche neoliberiste che, invece di pensare al bene della comunità, vedono la spesa sociale come uno spreco: sanità, educazione pubblica, sicurezza, prevenzione sono cose inutili da eliminare per massimizzare il profitto. Sembra quasi che gli amministratori, non solo locali ma a qualsiasi livello, vogliano permettere ai loro burattinai di ricreare una massa di sudditi bruti ed ignoranti, sottoposti a qualsiasi angheria in nome del dio denaro.

Per evitare questo e ridare fiato alla cittadinanza sono estremamente convinto che si debbano implementare pratiche a favore della società. É facile rendersi conto di come aziende municipalizzate come la ormai defunta ACEGAS erano molto più efficenti dei vari global service subappaltati mille volte, generando un capitale umano e sociale ineguagliabile.

Per questo, invece di un reddito di cittadinanza passivo e che potrebbe causare in vari casi apatia e “parassitismo”, in questo ottavo punto del mio programma propongo di ricreare per i giovani disoccupati la S.E.L.A.D. (Sezione Lavoro Assistenza Disoccupati), già istituita durante il G.M.A. ed attiva fino al 1961.

Pensiamo ad esempio come si potrebbe usare la S.E.L.A.D. per rimettere a posto il parco di Miramare, riassestare strade, rimettere in ordine giardini. Certo, agli amici degli attuali amministratori questa proposta non andrebbe a genio: pensate quanti appalti perderebbero! Però la città tutta ne guadagnerebbe: chi non ha lavoro troverebbe un’occupazione e potrebbe imparare un nuovo mestiere; le paghe delle persone così occupate permetterebbero una attivazione della microeconomia che darebbe il la a un ciclo virtuoso per commercianti e venditori al dettaglio.

Quindi, cos’è meglio per Trieste: il taglio degli “sprechi” neoliberista, con una società ingiusta e sempre più isterica, o una spesa, o meglio, un investimento sociale che garantirebbe più giustizia, uguaglianza e sicurezza?

Pensateci.

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Giardino di Via San Michele, opera della S.E.L.A.D. durante il G.M.A.

Settimo punto del programma: la migrazione

Care triestine, cari triestini,

il settimo punto del programma riguarda la migrazione, un problema che colpisce Trieste, sia in entrata che in uscita.

E’ ormai palese come l’immigrazione venga usata con un duplice scopo: da un lato nascondere notizie quantomeno preoccupanti sui vari problemi che attanagliano la città, dall’altro si tenta di creare un avversario esterno per far riunire la maggioranza delle persone sotto le bandiere della xenofobia e del nazionalismo, spostando così l’attenzione dalle colpe reali del governo amministratore a quelle di un nemico indefinito.

A questo va aggiunto il fatto che ci siano molti, troppi interessati che stanno mangiando sulla pelle dei poveri disgraziati che sono i migranti: dei 50 euro al giorno per migrante, facilmente almeno 40 euro restano a mafiette varie, criminalità organizzata, amici prezzolati dei politici.

Cosa si può fare quindi per arginare quest’onda migratoria mediatizzata?

Qui ci sono alcune proposte che ho discusso con il mio staff, che potranno ovviamente essere integrate con quelle che farete:

– controlli effettuati da una polizia qualificata, per evitare violenze e garantire l’ordine (sulla riforma della polizia parleremo nei prossimi giorni).

– dare ad ogni migrante un determinato numero di giorni di accoglienza, per permettere alle autorità di verificare la sua identità, gli antecedenti penali (se ci sono), chiarire i suoi scopi, conoscere le sue qualifiche e esperienze lavorali, conoscere la sua destinazione.

– dare un aiuto umanitario REALE, che valga ogni euro speso, per il tempo necessario per espletare le pratiche di riconoscimento; inutile far vivere queste persone in condizioni inumane, acuirebbe solamente il disagio sociale.

– collegamento con l’interpol e la polizia del paese di provenienza per l’individuazione di potenziali elementi pericolosi; si eviterebbe così l’aumento della micro e della macro criminalità.

– in caso il migrante dimostri di avere le qualifiche necessarie, la fedina penale pulita, potrà ricevere un permesso di soggiorno annuale, con l’obbligo di frequentare attivamente corsi di lingua, cultura e integrazione, per permettere la reale creazione di una Trieste multietnica, come nell’epoca d’oro del nostro porto durante il governo asburgico.

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