Smentire falsi miti: ci sono infiniti movimenti indipendentisti

Care amiche, cari amici

Tra i tanti falsi miti con cui ci bombarda la propaganda coloniale, c´è quello della frammentazione degli indipendentisti. Tra i più feroci ultranazionalisti italiani e giornalisti del bugiardello si parla di “infinite” liste indipendentiste. Numero incalcolabile. Frammentazione. Divisione.
Eppure…
Eppure le liste indipendentiste sono ben 3 (tre!).
1) Uniti per Trieste
2) Fronte per l’Indipendenza
3) Vito Potenza per il TLT
Non sembrano ne numerose, ne infinite.
Chi è VERAMENTE diviso è il fronte coloniale italiano, dal quale mi sento ti escludere il Movimento 5 Stelle, in quanto forza antisistema.
Il fronte filo occupazione è composto da ben 24 (avete letto bene, VENTIQUATTRO) tra liste e partiti. Un po strano che gli indipendentisti, teoricamente divisi e frammentati, abbiano ben 3 liste contro un fronte unito di 24 movimenti politici, non trovate?
Questo mostro morente, vero cancro di Trieste, che si chiama amministrazione coloniale italiana, pur di sopravvivere, nega anche l’evidenza. Sta a noi essere abbastanza svegli da non cadere nei loro tranelli.

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Impreparazione, maleducazione e paura.

Care amiche, cari amici,

Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sulla malafede e l’impreparazione della classe politica dei partiti coloniali che amministrano Trieste, dovrebbe riguardarsi la puntata della trasmissione Ring del 11 marzo 2016 (qui sotto il video del momento clou).
Durante la trasmissione la responsabile provinciale di SEL, Sabrina Morena, ha cercato di zittire Vito Potenza Kalc con grande maleducazione e cafonaggine. La “colpa” di Vito Potenza Kalc? Ricordare le leggi italiane TUTTORA IN VIGORE sul Territorio Libero di Trieste. Possiamo immaginare che l’esperta di teatro prestata alla politica coloniale (non ci credete che una drammaturga faccia politica? ecco qua il curriculum.. http://www.provincia.trieste.it/opencms/export/sites/provincia-trieste/it/provincia/consiglio/Consiglieri/CV-Consiglieri/CV-MORENA.pdf) abbia una forte paura: essendo consigliere provinciale di una provincia inesistente dal 20 febbraio 1947, presto perderà il posto. Non solo, possiamo anche azzardare che perderebbe gli appoggi e gli agganci ottenuti durante anni di arruffianamenti.
Cosa spaventa questo strano personaggio, maleducato, volgare e ignorante, che si rifiuta di leggersi leggi e dati certi citati con pazienza olimpica dal buon Vito Potenza Kalc?
Questi:

– Trattato di pace di Parigi del 1947, articolo 21, comma 2: “La sovranità italiana sulla zona costituente il Territorio Libero di Trieste, così come esso è sopra definito, cesserà con l’entrata in vigore del presente Trattato.”

– Legge 25 novembre 1952, n. 3054:”Ratifica del decreto legislativo 28 novembre 1947, n. 1430, concernente esecuzione del Trattato di pace fra l’Italia e le Potenze alleate ed associate, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947″ Pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 10 del 14 gennaio 1947 “Preambolo: La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; Il Presidente della Repubblica: Promulga la seguente legge:Articolo unico– Il decreto legislativo 28 novembre 1947, n. 1430, è ratificato.

Come sempre, chi ha paura grida in maniera scomposta, come la cara Sabrina Morena. Ma perché tanta paura e tanto astio in stampo ultranazionalista da parte dell’esponente di Sel, se quello che sosteniamo noi triestini legalitari sono solo stupidaggini?
PENSATECI.

 

La pericolosa sindrome di San Tommaso

Care amiche, cari amici,

Sembra che il problema delle Generali che abbiamo sollevato in questa pagina abbia suscitato varie reazioni e palesato una sindrome preoccupante, che possiamo definire “sindrome di San Tommaso”. Tante – TROPPE – persone, facendo la pericolosa politica dello struzzo fanno finta di non vedere, o non vogliono farlo, la triste realtà: le Generali presto abbandoneranno Trieste. Ovviamente sarebbe l’ennesimo colpo inferto alla ormai debilitatissima economia triestina.
Negli anni sembra essere, purtroppo, una costante di molti triestini.
“Guarda che se ritorna l’italia a Trieste andrà malissimo!” – “Se no vedo no credo”
“Guarda che chiuderanno i cantieri San Marco!” – “Se no vedo no credo”
“Guarda che venderanno l’Ezit!” – “Se no vedo no credo”
Possiamo continuare così con decine di affermazioni.
L’ultima in ordine temporale riguarda le generali. Nonostante sia palese, varie persone si ostinano a negare la realtà, minacciando addirittura denunce al sottoscritto, basate non si sa bene su cosa.
Un po’ di dati?
Eccoli.
Emea: 100% a Brusseles.
Asset management: 30% tra Milano e Parigi.
Risk Management (solvency):30% tra Milano e Parigi.
E questo riguarda trasferimenti GIA’ FATTI.
Prossimamente tutta l’ufficio comunicazione verrà trasferito a Milano.
Ma non basta: nell’ufficio “asset management” ogni settimana vengono fatte proposte “ad personam”: vengono suggeriti contratti a Rio de Janeiro o in Cina a chi chiedeva di fare un’esperienza all’estero, sfoltendo così la resistenza al trasferimento in altre città da parte dell’ufficio.
Se a qualche “San Tommaso” ancora non basta, vada a vedere quanti sono i desk vuoti negli uffici o chieda semplicemente quanti capi sono ancora basati a Trieste. Le risposte saranno da brividi.
Se qualcuno pensa che questa situazione mi piaccia, si sbaglia di grosso: la situazione è grave, anzi, gravissima. Fare la politica dello struzzo e negare l’evidenza, pensando che senza far niente si possa evitare la decadenza completa della città è, oltre che ridicolo, rischiosissimo.
Per quel che mi riguarda l’unica salvezza è l’indipendenza del Territorio Libero di Trieste e l’applicazione delle leggi vigenti nel nostro stato, che porterebbero benessere e prosperità. Non possiamo più scherzare o far finta di niente, stiamo parlando del futuro di Trieste e dei nostri figli.

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Il principio della rana bollita, ossia la situazione di Trieste

Care amiche, cari amici,

Dopo la pubblicazione e la diffusione delle notizie che ho ricevuto sulle Generali, mi sono arrivati svariati messaggi e commenti, che passano dalla preoccupazione all’ironia. La cosa che realmente mi turba è che molte persone, soprattutto dell’area nazionalista e del PD, etichettino questa notizia come “inutile allarmismo”. A queste persone e ai tanti altri triestini che continuano a dire “non succede niente, almeno non a me…passerà”, dedico questa fiaba.

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda, nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano.
Presto l’acqua diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda, un pò più di quanto la rana non apprezzi. La rana si scalda un pò tuttavia non si spaventa. Adesso l’acqua è davvero troppo calda, e la rana la trova molto sgradevole. Ma si è indebolita, e non ha la forza di reagire. La rana non ha la forza di reagire, dunque sopporta. Sopporta e non fa nulla per salvarsi. La temperatura sale ancora, e la rana, semplicemente, finisce morta bollita. Ma se l’acqua fosse stata già bollente, la rana non ci si sarebbe mai immersa, avrebbe dato un forte colpo di zampa per salvarsi.
Ciò significa che quando un cambiamento viene effettuato in maniera sufficientemente lenta e graduale sfugge alla coscienza e non suscita nessuna reazione, nessuna opposizione.

Pensate adesso a Trieste; poco più di cento anni fa era il primo porto adriatico, prospero centro commerciale, fioriva la cantieristica e la popolazione stava aumentando. Pensiamo alla situazione attuale: scalo con mille problemi e limitazioni, industria azzerata, aziende in procinto di partire, popolazione in calo verticale, commercio allo sfacelo.
Come siamo arrivati a permettere tutto ciò? Facile, lo hanno tolto un pezzettino alla volta: Lloyd triestino, cantiere San Marco, fiera campionaria, industrie, EZIT. L’ultimo della lista sembra essere il Punto Franco Nord, destinato alla speculazione edilizia.
Inutile fare gli struzzi e attaccare chi dipinge la realtà tacciandolo di “disfattista” o “bugiardo”: questa è la triste situazione della nostra amata città.
E voi cari amici..siete anche voi rane bollite, o avete ancora la forza per uscire dalla pentola?
PENSATECI BENE, E FATE PENSARE QUELLI CHE CONOSCETE.

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Il ventennio fascista che ancora sopravvive

Care amiche, cari amici,

Il futuro ex sindaco, sempre più nel panico, sia per cosa sta avvenendo a livello internazionale, sia per le lotte intestine del suo stesso partito, sia per il risvegliarsi dei triestini, sta dando il peggio di se.
Oltre alle solite promesse elettorali (ricordate quelle di cinque anni fa? “Trieste torna grande”- lo abbiamo visto), l’esimio Cosolini cerca alleanze a destra e sinistra. Poco importa se a destra, estrema destra.
Dopo la cittadinanza TRIESTINA al menestrello di regime Cristicchi, premiato per uno spettacolo teatrale propagandistico sugli istriani con il solito refrain di “italiani brava gente” e “italiani vittime” tanto cari ai post fascisti (omettendo gli orrendi crimini perpetrati dal regime mussoliniano e italiano in queste zone a partire dal 1919), mercoledì ha concesso il sigillo trecentesco della città a nientepopodimeno che la Lega Nazionale.
La Lega Nazionale, ossia quell’associazione che ha diffuso odio e creato problemi di convivenza durante gli ultimi anni dell’Impero asburgico, lautamente finanziata dal Regno d’Italia, chiusa durante il fascismo (chiaramente non serviva più) e rinata dopo che l’Italia ha perso la sovranità su Trieste, finanziata questa volta dall’UZC.
Proprio così: un’associazione nazionalista, che appoggia gruppi neofascisti, che continua a sputare odio e razzismo, che lotta per il bilinguismo e per “Istria Fiume e Dalmazia”, diffondendo la mitologia fascista.
Un po’ come se il sindaco di Danzica premiasse un’associazione che appoggia i neonazisti.
Eppure questo accade a Trieste, da parte di un sindaco di “sinistra”, erede del Partito Comunista, sotto l’amministrazione italiana del Territorio Libero di Trieste.
Il tutto ovviamente condito da una forte presenza nella politica e nell’economia cittadina (se qualcuno non mi crede, confronti il cda che ha fatto fallire le COOP con l’organigramma della lega nazionale…).
Lancio quindi una proposta: perché non chiudere tutte le associazioni che propagandano odio razziale, nazionalismo, superiorità etnica, esaltazione del militarismo?
A guadagnarci sarebbero i triestini. TUTTI.

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Indipendentisti veri e approfittatori

Care amiche, cari amici

L’unità dell’indipendentismo e delle forze antisistema è fondamentale per raggiungere il nostro obiettivo, che è il Territorio Libero di Trieste: sappiamo tutti che uniti siamo una forza devastante che può distruggere il sistema corrotto che governa Trieste.
Ma tutti quelli che si definiscono indipendentisti lo sono? Uniti per Trieste con Nicola Sponza senza dubbio, così come la Lista Civica di Vito Potenza Kalc. Entrambi mirano al riconoscimento del Territorio Libero di Trieste e delle sue peculiarità.
Dimentico qualcuno?
Assolutamente no.
Ragioniamo assieme e facciamolo non per sterili polemiche, ma per capire che se vogliamo cambiare Trieste anche i candidati e le liste devono essere nuovi e staccati dal passato.

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Con Borghezio, uno dei peggiori personaggi della politica italiana

Dovrebbe presentarsi con gli altri indipendentisti chi ha lavorato dal 1978 per quotidiano monopolista locale, “il Piccolo”, conosciuto anche come “il bugiardello”, che tanti danni ha fatto a Trieste?
Dovrebbe presentarsi con gli altri indipendentisti chi ha militato con la Lega Nord, sempre più un partito di destra e nazionalista italiano, partecipe al sistema italiano?
Dovrebbe presentarsi con gli altri indipendentisti chi, nonostante sia stato consigliere comunale e provinciale (di una provincia inesistente!) e addirittura presidente del consiglio municipale non ha fatto nulla a favore dell’indipendenza nonostante abbia ricoperto cariche pubbliche?
Dovrebbe presentarsi chi cavalca populismi senza senso (come quello del “non si pagheranno più tasse!”), senza un programma preciso, cercando di rubare proposte a destra e sinistra?
Dovrebbe presentarsi chi, pur di cercare un qualsiasi posto pubblico, si era alleato con la “Grande Udine” alle elezioni regionali del F.V.G. del 2012, in barba a qualsiasi logica?
Dovrebbe presentarsi chi fa cadere nel ridicolo non solo l’indipendentismo, ma tutti i triestini?
Pensateci bene care amiche e cari amici, e troverete la risposta.

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Come ridicolizzare l’indipendentismo? Ecco.

Indipendentisti? Legalitari!

Care amiche, cari amici,
Dopo mesi di bombardamento mediatico sulla divisione degli indipendentisti, i nodi dei partiti coloniali italiani vengono al pettine. Sembra proprio che le recenti notizie arrivate dall’esterno del Territorio Libero di Trieste, la prima delle quali si è concretizzata nella famosa lettera di Ban Ki Moon al consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, abbiano generato un forte panico tra i satrapi locali.
partiti-politici-2L’asse trasversale del centro-destra-sinistra italiano sta scricchiolando sempre più: se non bastasse la crisi del sistema neoliberista che sta mandando in rovina la vicina repubblica, stanno arrivando brutte notizie anche dall’Unione Europea. Non deve quindi sorprendere il “si salvi chi può” dei politici locali, intenti a cercare di accaparrarsi per se e per gli amici degli amici qualche pezzetto di Trieste prima che sia troppo tardi, lottando tra loro come cani rabbiosi.

In questo scenario caotico e demotivante, cosa possiamo fare noi triestini?
Cosa possiamo e DOBBIAMO fare per far cadere questo edificio marcio che è l’amministrazione coloniale del governo italiano del Territorio Libero di Trieste?
Dobbiamo unire le forze antisistema, le forze legalitarie.
Legalitarie e quindi indipendentiste.
Dopo anni di lavoro della Triest NGO e di decine, centinaia di volontari, è oramai lampante che chi crede nella legalità, nel rispetto della legge, nella giustizia e nella libertà non può che essere indipendentista. La nostra indipendenza è stata sancita dal Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947, ratificato dal parlamento italiano con la legge 3054/52.
Cosa dobbiamo fare quindi per salvare Trieste, i triestini e il futuro dei nostri figli?
Partecipare alla vita politica, vincere le elezioni e semplicemente chiedere di applicare la legge, ne più ne meno.

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Nascondere la luna con un dito

Care amiche, cari amici,

Gli ultranazionalisti a Trieste sembrano sempre più spaventati: dopo decenni d’impunità per le loro vessazioni e aiuti da parte del governo italiano, si avvicina sempre più il momento nel quale saranno uguali a tutti i triestini delle altre comunità.
Come una belva moribonda, il nazionalismo italiano cerca disperatamente ogni occasione per tentare di riaffermarsi, con scarso successo, come si è visto durante gli show nazional-militaristi degli ultimi anni, disertati dalla stragrande maggioranza della popolazione.
Se a questo si aggiunge che il governo italiano amministri in maniera pessima il Territorio di Trieste, lo saccheggi e taglieggi la popolazione per mezzo di tasse non dovute a Roma, non ci si deve meravigliare che una parte dei triestini guardi con nostalgia all’Austria, a suo tempo buona amministratrice di Trieste.

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Lo scorso 6 gennaio infatti, alla partita per le qualificazioni ai mondiali di pallamano, un gruppo di triestini ha tifato per la squadra austriaca e non per la rappresentativa del governo amministratore di Trieste.
In segno di protesta molti dei triestini presenti sono rimasti seduti in silenzio durante l’esecuzione dell’inno italiano. Una protesta pacata e silenziosa, contro chi sta saccheggiando un territorio che dovrebbe solamente amministrare. Da qui l’assurda querelle del rappresentante della destra coloniale italiana, Paolo Rovis:
„«Durante l’esecuzione dell’Inno di Mameli sono rimasti seduti – spiega Rovis -. Alcuni spettatori di Reggio Emilia si meravigliano della maleducazione degli “austriaci”. Ho dovuto dire loro che quelli con l’Austria c’entrano nulla e che, purtroppo, sono triestini. Che vergogna».“ (da http://www.triesteprima.it/politica/italia-austria-vergogna-tifosi-6-gennaio-2016.html ).
Qui potete vedere una vera reazione da maleducati durante un’inno:
http://video.corriere.it/inno-mameli-fischiato-olimpico/979362ee-d2fd-11e3-8ae9-e79ccd3c38b8

Perché questa polemica sparata ai quattro venti? Perché tanta veemenza in rete per una protesta pacifica e silenziosa, definendo “maleducati” gli indipendentisti?
Semplice, per nascondere quanto accaduto all’ingresso del PalaTrieste Cesare Rubini. Quello che non dice il buon Rovis è che la polizia ha sequestrato a tifosi triestini e austriaci le bandiere della Trieste austriaca, con l’alabarda color giallo su campo bianco rosso. Avete letto bene: non si poteva entrare con una bandiera, che veniva sequestrata, mentre a pochi metri di distanza venivano distribuite gratuitamente bandierine tricolori e si permetteva a un gruppetto ultranazionalista di estrema destra di esporre le proprie bandiere. Becero nazionalismo unito alla negazione di uno dei diritti fondamentali dell’uomo.

L’articolo 19 della dichiarazione universale dei diritti umani recita:
“Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.
Evidentemente questo non vale per il governo italiano, soprattutto nel Territorio di Trieste, dove quest’altra violazione si aggiunge alle tante altre commesse nell’arco di decenni.
Una cosa del genere, in qualsiasi altro paese, avrebbe destato l’interesse della stampa e causato seri problemi sia ai poliziotti che hanno eseguito l’ordine, sia a chi quell’ordine l’ha dato. Invece il solito satrapo locale cerca di nascondere l’ennesima vergogna dell’amministrazione del governo italiano nel Territorio di Trieste.
L’ennesimo tentativo di nascondere la luna con un dito, sperando che i triestini non si risveglino.
Peccato per loro che sia già troppo tardi.

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Smentire falsi miti: gli indipendentisti sono italofobi

Care amiche, cari amici,
Ormai da qualche tempo un gruppetto sempre più impaurito di ultra nazionalisti sta diffondendo l’idea che gli indipendentisti sono italofobi.
Questo ovviamente scontra fortemente con la realtà: chi è a contatto con la galassia indipendentista sa perfettamente che molti triestini di etnia italiana appoggiano la creazione del TLT.
Ma chi sono questi individui che gridano all’ “italofobia”? Sono quelli che per decenni hanno approfittato dei nazionalismi contrapposti. Sono quelli che per decenni hanno usato comunismo e titini come spauracchio per i triestini per raggiungere i loro scopi. Sono gli stessi che hanno lottato per anni contro il bilinguismo. Sono quelli che per un proprio tornaconto personale hanno accettato e continuano ad accettare tutto quello che arriva da Roma come oro colato, nonostante danneggi Trieste e i suoi abitanti.
Queste persone, spaventate dal poter perdere i loro privilegi o dover competere su basi egualitarie, starnazzano e gridano ai quattro venti, bloccando qualsiasi dialogo costruttivo e avendo come unico argomento la propaganda del ventennio.

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Una delle fonti d’ispirazione dei nazionalisti italiani a Trieste

Se non tollerare questo gruppetto di ultra nazionalisti, che richiamano spesso e volentieri al fascismo, è esser italofobo, ebbene, io sono italofobo. Se essere contro il militarismo di stampo fascista che vuole violentare la storia di Trieste e dei triestini vuol dire essere italofobo, ebbene sono italofobo. Se essere a favore dell’uguaglianza tra tutti i cittadini di Trieste indipendentemente dalla loro etnia, credo politico, lingua o religione vuol dire essere italofobo, ebbene sono italofobo. Se volere un cambio, allontanarsi dai pessimi costumi della politica italiana e dalla disastrosa amministrazione di Trieste vuol dire essere italofobo, ebbene, sono italofobo.
Pensateci bene triestine e triestini: queste persone che inspiegabilmente lottano contro il benessere e il progresso di Trieste sono le uniche che perderebbero i loro vantaggi.

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“No se pol”…o “NO SE VOL”?

Care amiche, cari amici,

E’ di ieri la notizia che Trieste precipita sempre più in basso nella classifica del sole 24 ore sulla qualità della vita. Certo, sembra molto strano nella città guidata dal sindaco del “Trieste torna grande”.
Se andiamo a vedere la classifica, vediamo dati ancor più preoccupanti:
73° posto per “Affari & lavoro” e “Ordine pubblico”;
103° posto per Impieghi su depositi totali in %;
penultima posizione per quanto concerne i giovani imprenditori;
ultimo posto per “imprese registrate nel 2014”;
4° posto su “Sofferenze sugli impieghi totali in %”.
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Eppure, nonostante questi dati ALLARMANTI, l‘attuale amministrazione ha altre preoccupazioni, distanti anni luce dai bisogni più pressanti della cittadinanza: piste ciclabili (belle e utili, certamente; ma quando l’economia soffre vanno in secondo piano), speculazioni edilizie, svendita dell’Acegas a Hera (con tutti i disservizi), la famosa “Trieste città turistica” fatta spostando i musei in periferia e lasciando al degrado tutta la città(basti pensare inoltre che Venezia, centro turistico mondiale, vede la sua popolazione ridotta a 60mila persone..) e la famosa “sdemanializzazione”, che ha bloccato il punto franco nord per un anno e per chissà quanto tempo ancora.
Queste, che sono solamente alcune delle “brillanti” iniziative del partito coloniale famoso come “PD”, sono etichettate dai sedicenti intellettualoidi radical chic come la politica del “Se pol”. Tutto il resto è catalogato dagli stessi come quello “no se pol”.
Cosa vogliamo noi, quelli etichettati con il “no se pol”?
Vogliamo creare lavoro, applicando l’allegato VIII, usufruendo delle zone franche per la trasformazione di merci estero per estero, usando il paradiso fiscale previsto dal GATT.
Vogliamo la riconversione della ferriera, per mettere fine all’avvelenamento del territorio e dei suoi cittadini senza perdere posti di lavoro.
Vogliamo che i colpevoli di malversamento e chi ha lucrato sul bene pubblico siano puniti.
Vogliamo un futuro degno per i nostri figli, senza che siano obbligati a emigrare.
E queste sono solo alcune delle cose che proponiamo, quelle più urgenti.
Ah no, ma no siamo quelli del “no se pol”.
Quando qualcuno vi etichetta o vi dice che “no se pol”, pensateci bene.
Ve lo dice perché sul serio non si può o forse perché lui non vuole nessun cambio, timoroso di perdere i suoi piccoli o grandi privilegi?

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