Trieste: riflessioni agridolci

Trieste: riflessioni agridolci

Care amiche, cari amici,

Dopo una pausa – lunga o breve, decidete voi – riprendo a scrivere in questo blog.

In questi mesi sono successe tante cose nella mia amata Trieste: è cambiato il sindaco, altri giovani hanno lasciato la città, altre imprese hanno chiuso. Il tutto mentre molti – troppi – triestini restano a guardare. Mentre una oligarchia sempre più vecchia si appiglia in ogni maniera al potere e alle leve di comando, la città appassisce, come una pianta rigogliosa senza più nutrimento.

Dopo cinque anni di governo della “sinistra” neoliberista che svende il bene pubblico scudandosi dietro a un buonismo dannoso e completamente staccato dalla realtà è ritornata in sella la destra populista dei proclami e degli sfoghi televisivi di Di Piazza.

Il Punto Franco Nord, conosciuto anche come “porto vecchio” è stato bloccato per anni grazie alle trame ordite da Russo e da altri oligarchi che NON VOGLIONO lo sviluppo della nostra città.

La zona industriale è ridotta ai minimi termini, sobillata da tasse che, per le stesse leggi italiane, non dovrebbero essere applicate nel nostro Territorio.

Tutto questo potrebbe essere cambiato, cancellato e messo a posto grazie all’indipendenza del nostro meraviglioso Territorio. Eppure varie persone quando parlo mi dicono “bello…ma…NO SE POL”.

Il “no se pol” è la vera arma definitiva del governo italiano imposta ai triestini: una sconfitta generalizzata imposta in qualsiasi maniera, seria o scherzosa, che blocca qualsiasi cosa. Per vedere come sia un’imposizione basta andare oltre Duino: lì i triestini scoprono che non solo sono in gamba, ma anche estremamente bravi.

Sono certo che con insulti, provocazioni e cercando di forzare le cose non si possa sconfiggere il sistema che sta opprimendo la nostra Patria: l’unica soluzione è l’informazione. Informazione e preparazione: solo con la qualità sconfiggeremo chi ha come unica risorsa la quantità.

Per questo nei prossimi mesi pubblicherò documenti, approfondimenti e anche tecniche per diffondere i nostri diritti e i nostri doveri, per troppo tempo negatici.

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