Progetti mai attuati nel porto di Trieste

Care amiche, cari amici,

Nelle ultime settimane stiamo assistendo alla fiera dell’incredibile. Con l’avvicinarsi delle elezioni i candidati dei partiti coloniali italiani vediamo ogni giorno una gara a chi la dice più grossa. Da un lato l’attuale sindaco che, in barba a qualsiasi logica visto l’andamento economico e demografico della città – con tutti gli indici a picco – e il degrado evidente di tutti i rioni, promette un trenino colorato nel Punto Franco Nord. Dall’altra parte, l’ex sindaco, parla di “soprattutto Trieste”, ma é subito pronto ad allearsi con una delle nemiche storiche della nostra città, ossia Venezia. Il tutto inframezzato dalla pochezza dei programmi dei partiti filoitaliani.

Queste promesse assurde non sono però una novità: già da decenni la massa delle promesse elettorali senza capo ne coda é enorme. Stranamente si pubblicizzano questi progetti, sprecando denaro pubblico a palate (ricordate “Stream” voluto da Illy?). Peccato che i veri progetti per il rilancio di Trieste vengano sempre bellamente ignorati, come questi che vedremo in seguito.

Un ringraziamento a Stefano Badodi e Stefano Dondo per la consulenza.

Agli inizi degli anni 90 furono elaborati diversi progetti da ingegneri e architetti infocati nella possibilità di cambiare, bonificare e programmare una serie di investimenti per sviluppare nuove strutture o per modernizzare quelle vecchie in modo da attirare traffico ed investitori, come ad esempio il caso della Philip Morris.

La grande industria del tabacco progettava di aprire uno stabilimento nel Porto Franco di Trieste creando 500 nuovi posti di lavoro; “stranamente” venne negata la concessione da parte dell’Autorità portuale.

Un’altro caso fu l’Invicta, che aveva chiesto una concessione per aprire uno stabilimento in Porto Vecchio che avrebbe permesso di avere 150 nuovi posti di lavoro.

Un’altro caso ancora é il tanto bramato allungamento del Molo VII e la Piattaforma Logistica, comprendente la bonifica della Ferriera di Servola per creare uno nuovo e più grande terminal container da 2.000.000 di teu annui. Avete letto bene, la famosa Piattaforma Logistica.

Tanto pubblicizzata ma alla fin fine mai iniziata in quanto, a detta dell’A.P.T., i soldi per la messa in atto non sono mai stati stanziati dal Governo italiano, che però proprio quest’anno sponsorizza un terminal OFF-SHORE a Venezia che dovrebbe costare più di 2.000.000.0000 di Euro, anche se sappiamo già che verrà a costare almeno il doppio (vedi il Mose di Venezia).

Qui sotto riportiamo solo alcuni esempi dei progetti mai attuati che avrebbero sicuramente creato benessere per l’indotto di Trieste.

1

Questo è uno dei progetti più imponenti che prevedeva l’unione del Molo VII, Molo VI e Molo V, ottenendo così un super terminal container atto ad accogliere anche le mastodontiche navi da 18.000 teu grazie soprattutto ai nostri fondali naturali, che sono i più alti di tutto il Mare Adriatico. L’obbiettivo era quello di creare una banchina che permettesse, con il relativo rinforzo della linea ferroviaria, di far diventare Trieste il terminal di riferimento di tutte le maxi compagnie di navigazione e il centro di smistamento che guarda all’Europa dell’est, a tutto il nord Europa, nonché il centro di fedeeraggio per gli altri porti dell’intero Mar Adriatico.

2

Oppure un progetto sempre per il Molo VII che prevedeva solo l’allargamento e l’allungamento dello stesso.

3

Questo progetto tra l’altro prevede anche la creazione di un terminal che unendo Molo V e VI avrebbe costituito una banchina di nuova concezione per i TRAFFICI CONVENZIONALI.

4

Ricordiamo che una volta le merci convenzionali venivano sbarcate/imbarcate per la maggior parte in Porto Vecchio ma volendolo sdemanializzare per dar vita alla più grande speculazione edilizia a discapito dei cittadini di Trieste, non è mai stato investito un cent a livello portuale e il porto vecchio oggi è abbandonato a se stesso. Ci sono stati anche altri progetti anche per il Porto vecchio e cioè di un grande terminal Reefer per la lavorazione della frutta e in questo caso l’Allegato VIII sarebbe la garanzia sulla manipolazione delle merci, facciamo un esempio per far comprendere meglio:

Si scarica la frutta, la si porta nello stabilimento per la lavorazione, la si lavora(marmellate, frutta in barattolo sotto sciroppo, frutta secca, ect ect), la si confeziona, e la si reimbarca, e l’unico onere a carico dell’imprenditore è il costo della manodopera, come da Allegato VIII.

Un altro progetto era quello di una azienda produttrice di pellet, quindi stesso procedimento: arriva legname da tutto il mondo, si lavora, si confeziona e si reimbarca e i costi come sopra, solo la pura e mera manodopera.

Questi solo alcuni dei tanti progetti presentati durante gli anni per migliorare e rinvigorire il porto; purtroppo sia l’Autorità Portuale che il Governo italiano continuano con un cieco ostruzionismo, non rilasciando le concessioni a chi le chiede e allontanando eventuali investitori da Trieste.

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Un pensiero su “Progetti mai attuati nel porto di Trieste

  1. Ciao Marco, ho sentito che ci sono imprese che operano su trieste e che non pagano le tasse perché hanno ben pensato di blindrsi a suo tempo. Hai forse notizie in merito? Ci sono documenti che attestano ciò? E’ davvero molto importante questo passaggio… Grazie.

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