Le zone franche nel mondo

Care amiche, cari amici,

Continuiamo a scoprire le ricchezze di Trieste; quest’oggi parleremo delle Zone Franche, una vera e propria miniera d’oro, che, se adeguatamente usate, potrebbero permettere all’economia triestina non solo di riprendersi, ma d’iniziare a volare. Dopo questa breve lettura risulterà ovvio che le cosiddette “sdemanializzazioni” proposte dal PD ed appoggiate dagli altri partiti coloniali, non solo sono inutili, ma addirittura dannose per Trieste e i triestini.

Free Zones, Free Trade Zones, Foreign Trade Zone, Free Ports, Industrial Free Zones, Export Processing Zones, Export Free Zones, Special Economic Zones, Duty Free Zones, Enterprise Zones, Maquiladoras, Science Parks & Technological Free Zones: sono numerose le terminolgie utilizzate nei vari paesi del mondo per indicare un istituto, risalente addirittura ai tempi dei Fenici, dei Caldei, dei Cartaginesi, delle città della Lega anseatica, che ha avuto negli ultimi 60 anni un incredibile sviluppo. Da una manciata di zone franche del secondo Dopoguerra a 300 negli anni ’80, 600 negli anni ’90 fino ad arrivare alle migliaia dei giorni nostri, dislocate in tutti i continenti, nei paesi in via di sviluppo e non. Secondo una stima dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro, esistono oggi oltre 3.500 zone franche in 130 paesi che generano 66 milioni di posti di lavoro.

Ad eccezione delle zone franche comunitarie, il cui regime legale uniforme è posto dal Codice Doganale Comunitario, la disciplina giuridica delle zone franche nel mondo è caratterizzata dalla mancanza di uniformità a livello internazionale, la quale si riscontra non solo nella terminologia ma anche nella disciplina normativa. Mancano convenzioni e trattati internazionali – salvo proprio l’Allegato VIII al Trattato di Pace di Parigi del 1947 sul Porto Franco di Trieste – e meccanismi globali di approvazione delle zone franche, che non godono parimenti di rappresentanza in seno alle organizzazioni internazionali che tuttavia le supervisionano (es. Organizzazione Mondiale del Lavoro, Organizzazione mondiale del commercio, ecc.).

Tra gli incentivi più frequenti offerti dalle zone franche vanno annoverati, accanto a quelli tipicamente “doganali” (esenzione da formalità e controlli doganali, da dazi doganali anche sulle materie prime utilizzate nella produzione industriale, ecc.), anche quelli fiscali (esenzione da tasse e imposte o riduzione sostanziale delle aliquote), quelli attinenti alla regolamentazione del lavoro (es. flessibilità delle regole in tema di reclutamento del personale e concessione di permessi temporanei di lavoro e di residenza per gli stranieri impiegati nella zona franca), allo snellimento delle procedure amministrative (es. concessioni e licenze), ai servizi, anche offshore, ecc.

Molti degli incentivi sopra citati non sono presenti nelle zone franche dell’Unione Europea in quanto in contrasto con la normativa comunitaria sugli aiuti di stato che limita fortemente la creazione di zone economiche speciali in grado di contrastare la concorrenza di zone franche vicine, per esempio del Nord Africa.

Le norme statuali o comunitarie non possono, tuttavia, restringere le libertà doganali ed operative garantite dal Trattato di pace e dai suoi provvedimenti di attuazione.

Sotto il profilo dei contenuti, la situazione giuridica del Porto Franco di Trieste si sostanzia essenzialmente in due regimi: la massima libertà di accesso e transito e l’extradoganalità (o “extraterritorialità doganale”).

Per quanto riguarda la massima libertà di accesso al porto, l’Allegato VIII configura un regime di libera circolazione di merci e servizi, nonché di libertà di accesso e di transito a condizioni non discriminatorie e senza oneri se non a fronte di servizi effettivamente prestati. Le norme dirette alla promozione del commercio internazionale attraverso la rimozione di ogni barriera od ostacolo alla libera prestazione di servizi ed alla circolazione delle merci e dei mezzi di transito costituiscono un elemento di assoluta rilevanza dal momento che il regime internazionale anticipa quello di liberalizzazione comunitaria.

Per quanto concerne, invece, il regime strettamente doganale, i Punti Franchi dello scalo triestino godono dello status giuridico dell’extradoganalità, che comporta tutta una serie di condizioni di operatività di maggior favore nel Porto Franco di Trieste. È senz’altro questo l’elemento di maggiore difformità della disciplina del Porto Franco di Trieste da quella nazionale e comunitaria.

A differenza del Porto vecchio le imprese che operano in porto nuovo non sono così ridotte di numero ma comunque sono appartenenti a quei pochi terminalisti che hanno creato con la complicità dell’Autorità Portuale una sorta di monopolio portuale a favore di pochi.

Non applicano in toto l’Allegato VIII ma solo quegli articoli che portano loro vantaggio e solo quelli che non faccia capire ai cittadini di Trieste che in porto vige ancora l’Allegato VIII e di conseguenza il T.d.P del 1947.

mostrar_imagenp

Annunci

Pensioni e terrorismo, istruzioni per l’uso

Care amiche, cari amici,

A causa della forte emigrazione cittadina dovuta alle politiche coloniali degli amministratori del Territorio di Trieste (non scrivo libero in quanto attualmente non lo è) una buona parte della popolazione cittadina è composta da pensionati. Persone che per decenni si sono sudate la pagnotta e hanno versato contributi all’istituto pensionistico italiano (INPS). Contributi peraltro non da poco, che in gran parte servono per foraggiare il lento e mastodontico sistema della vicina repubblica. Visto l’alto numero dei pensionati vari politici dei partiti coloniali hanno avviato un vero e proprio terrorismo mediatico, per allontanare la gente dai partiti e movimenti che vogliono la legalità. Una delle frasi che ripetono instancabilmente è: “senza l’Italia non vi arriveranno più le pensioni”.
Peccato sia una grande, enorme e vergognosa BUGIA.
Come qualsiasi persona che abbia accesso a internet può fare, le leggi a proposito sono ben chiare.
A proposito non lascia alcun dubbio il ” Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”, che nella legislazione italiana si trova nel decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286

Cosa dice questo decreto legislativo al comma 13 dell’articolo 22?

“13. Salvo quanto previsto per i lavoratori stagionali dall’articolo 25, comma 5, in caso di rimpatrio il lavoratore extracomunitario conserva i diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati e puo’ goderne indipendentemente dalla vigenza di un accordo di reciprocita’ al verificarsi della maturazione dei requisiti previsti dalla normativa vigente, al compimento del sessantacinquesimo anno di eta’, anche in deroga al requisito contributivo minimo previsto dall’articolo 1, comma 20, della legge 8 agosto 1995, n. 335.”
(qui il link: http://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1998-08-18&atto.codiceRedazionale=098G0348&currentPage=1)

Avete letto bene: “il lavoratore extracomunitario conserva i diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati”.

Qualcuno si chiederà come mai “extracomunitario”. Facile. Il Territorio di Trieste è al di fuori dell’Unione Europea!
Quindi se qualche pseudo politico cerca di ricattarvi con la balla del “senza Italia non ci saranno le pensioni”, rispondetegli che avete faticosamente pagato i contributi e state ricevendo quanto vi spetta come da LEGGE VIGENTE DELLO STATO ITALIANO.

Basta bugie da parte degli amministratori coloniali!Basta con il terrorismo da parte di “politici” che guardano solo al proprio interesse!

E’ l’ora di essere Uniti per Trieste.imagen-sin-titulo

Ricordare la storia o cancellarla?

Care amiche, cari amici,

Uno dei metodi più conosciuti per sottomettere una popolazione è quello di cancellare la sua storia, alterarla, distruggere ricordi o monumenti riguardanti personaggi o un passato percepiti come positivi.

Non deve quindi sorprendere il trattamento riservato al Castello e al parco di Miramar (questa è la dizione corretta: Miramare è una delle tante imposizioni dell’epoca fascista). La residenza di Massimiliano d’Asburgo è lasciata in un modo indegno, abbandonata alle intemperie VOLUTAMENTE; nelle sale del castello si possono vedere macchie di umidità, sporco, poca cura per i materiali esposti. Il parco grida vendetta al cielo: una steppa grigia e desolata, condita con lo scarica barile dell’amministrazione coloniale italiana. Questo è il destino a una figura come Massimiliano d’Asburgo, benemerito della città, che aveva portato lustro e progresso a Trieste. Una figura scomoda per chi Trieste la vuole distruggere.

Quello che voglio mostrarvi oggi è il trattamento riservato in Messico alla residenza di Massimiliano, il Castello di Chapultepec. Il palazzo, chiamato dall’imperatore “Miravalle” per collegarlo al triestino “Miramar”, è in condizioni perfette. Non si dica poi il giardino, curato quotidianamente nei minimi particolari. Pensate: il palazzo di un personaggio che per la storiografia messicana ha tradito il paese e attentato alla sua libertà. Guardate la presentazione di immagini che trovate in fondo all’articolo e paragonatela con la situazione del nostro Castello di Miramar.

Il confronto fa rabbrividire.

Come può essere possibile che un bene pubblico, lasciato alla città da uno dei suoi benefattori, venga ridotto in simili condizioni?

La risposta credo sia una sola: annichilire e cancellare la memoria storica dei triestini, a tutti i costi.
La storia non deve essere cancellata come stanno cercando di fare da decenni i burocrati coloniali, ma va valorizzata e usata per riflettere e migliorare il futuro di una comunità.

Pensateci bene triestine e triestini; solo uniti possiamo cambiare questo processo di distruzione. UNITI SI PUO’!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Testa di…filosofo

Care amiche, cari amici,

In questi ultimi giorni sono stato apostrofato con “testa di…filosofo”. Quella che doveva essere una offesa mi ha fatto pensare. Molto.

A Trieste, come in altre parti della vicina repubblica, la cosiddetta sinistra si è impossessata dell’apparato culturale e intellettuale. Centinaia o migliaia di autodefiniti intellettuali blaterano su qualsiasi tema, forti della loro “cultura”.
Cultura senza dubbio limitata, di parte e moltissime volte dozzinale. Molti giovani (e non) pensano che con una giacchetta di velluto, capelli poco o per niente pettinati, la repubblica sottobraccio e leggendo qualche libro criptico ci si possa definire intellettuale e, di conseguenza, sputare in testa su tutti gli altri, deridendoli o sbeffeggiandoli, soprattutto nelle molte occasioni in cui rispondere significherebbe mostrare un’ignoranza abissale.

Tuttologi senza nessun reale conoscimento.

Questi “intellettuali”, lontani e avulsi dalla realtà e quasi sempre provenienti da famiglie agiate e/o ammanigliate, sono definiti in Germania “Salonbolschewist”, bolscevichi da salotto. Sono il classico esempio di persone che ipocritamente hanno ideali di sinistra ma il portafoglio a destra, molto a destra. Non per niente un partito coloniale di “sinistra”, come il PD, è una delle massime espressioni del neoliberismo, del nepotismo, della privatizzazione e della svendita degli interessi pubblici a favore dei privati.

Come mai si sono impossessati dell’apparato culturale e con che fine?
Facile, hanno seguito le idee si Antonio Gramsci.

Gramsci era un filosofo e politico comunista, morto nel 1937 a causa del confino al quale lo aveva obbligato il regime fascista. Semplificando al massimo le sue tesi possiamo vedere come egli sostenesse che per mantenere il controllo di un paese e dirigere la sua politica alcune forze sociali cercano e ottengono l’egemonia. L’egemonia intellettuale e morale porta alla direzione, permettendo cosi di dominare, dirigere e zittire gli avversari senza l’uso della forza repressiva.
Vi ricorda forse la situazione di una città portuale dell’alto Adriatico, con potenzialità non espresse a causa di un’amministrazione coloniale?

Uno dei problemi di Trieste è proprio questo: chi dirige Trieste approfitta di questa egemonia culturale (vera o presunta).

Che fare quindi?
Non tanto disprezzare chi studia, non odiare le “teste di filosofo”, ma prepararsi, prepararsi e prepararsi.
Bisogna spezzare questa egemonia culturale, ma per farlo l’unica possibilità è avere e proporre una classe dirigente nuova e preparata, sostenuta da idee, concetti e filosofie. La preparazione non vuol dire solo ripetere incessantemente articoli e leggi: vuol dire informarsi, esprimersi correttamente, leggere di tutto per crearsi una Weltanschauung (visione del mondo) più amplia possibile.
La buona volontà non basta, bisogna essere preparati.
Per questo cercherò di pubblicare testi, riassunti e commenti che possano aiutare i triestini a svegliarsi e capire la propria città e il proprio stato, il Territorio Libero di Trieste, abbandonando la cultura e gli schemi mentali imposti dall’amministrazione coloniale.

Volete aiutare Trieste? PREPARIAMOCI TUTTI ASSIEME, e mandiamo via questa classe dirigente CORROTTA E CORRUTTRICE.
Uniti si può!

imagen-principal-938x535

 

“politici” (o presunti tali): istruzioni per l’uso

Care amiche, cari amici,Dopo una breve pausa per ritemprare le forze e visitare la famiglia, torniamo a occuparci di un tema importante ma molto spesso poco preso in considerazione da troppe persone. Quanti di voi sanno cos’è un politico? Come dovrebbe essere?
Intanto definiamo cos’è la politica. Nell’enciclopedia Treccani troviamo questa definizione: “La scienza e l’arte di governare, cioè la teoria e la pratica che hanno per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica”. Il politico, da dizionario Garzanti, è “chi si dedica professionalmente alla politica”.

Il politico è quindi un professionista dell’arte di governare, ossia organizzare, amministrare e dirigere uno stato.

Se a mente fredda osserviamo gli amministratori attuali del bene pubblico e la stragrande maggioranza dei candidati alle prossime elezioni comunali di Trieste, di persone con questo profilo ne troviamo ben poche.

Nella fauna politica triestina possiamo incontrare diversi tipi di “animale politico”:

  • El zigalon, la zigalona: grida, sbraita..anzi, ZIGA. Cosa abbiano da dire questi figuri, non è dato sapere. L’importante è farlo gridando, zittendo l’avversario non con le idee ma con il volume della propria voce. Idee scarse, poco approfondite, probabilmente ascoltate durante una chiacchierata al bar. Impreparati al massimo, pensano che offendere l’avversario sia far politica. Ovviamente proposte zero e sudditanza massima verso il partito, nei confronti del quale sono totalmente acritici. Normalmente ne troviamo almeno uno in ogni partito coloniale che amministra il Territorio Libero di Trieste.
  • Il multitasking: vaga in vari partiti di una stessa area politica , usa abilmente populismo e innocenza, pubblicizzandosi come un uomo nuovo e giovane, mentre in realtà è legato a vari gruppi d’interesse. Veste alla moda del suo partito politico ed è un pescecane, sempre pronto a lottare per un briciolo di potere e timoroso che qualcuno gli rubi l’osso. A sentirlo sa tutto, fa tutto, sapeva tutto, avvisa su tutto; un tuttologo che in realtà non sa niente. Meno volgare del “zigalon” ma ugualmente impreparato.
  • El fio/parente/cugin/genero/cognado/amico de: come dimostrato nelle ultime elezioni da un giovane consigliere, normalmente è un individuo che, spinto da amicizie o parentele, non trovando altri sbocchi o per dare un po’ di sale alla sua vita (normalmente abbastanza agiata e lontana dai problemi dei comuni mortali: suvvia, chi di voi non ha una barca a vela e un attico in centro?), entra in politica. Poco preparato, ipocrita, interessato, sempre pronto a nepotismi, clientelismi e a favorire il suo circolo personale a discapito della città, tende sempre a presentarsi come uomo nuovo e scappare colla coda tra le gambe appena in difficoltà. Ovviamente presentando se stesso come un esempio di integrità e moralità, ma in realtà tratta il bene pubblico come una proprietà personale. Dannoso per Trieste è dir poco.
  • La banderuola: totalmente impreparato, va dove gira il vento, con proclami populisti random, gridati a squarciagola e spaziando dall’estrema destra all’indipendentismo senza vergogna, negando anche l’evidenza, con l’unico obiettivo della “carega”.
  • Il vendicativo: normalmente prende la politica come qualcosa di suo e una maniera non tanto di servire la comunità, ma di poter emergere personalmente. Si accaparra meriti suoi e non. L’importante è vantarsi di tutto questo. Qualsiasi sgarbo presunto o reale alla sua persona (che va dal non salutarlo per sbaglio al non inginocchiarsi davanti a lui passando per non chiedergli consiglio) viene preso come una grave offesa e deve essere vendicato. Come? Non importa, l’importante è vendicarsi e sfoggiare la propria bravura. Su cosa non si sa.
  • Il messia: nella fauna di pseudopolitici triestini non poteva mancare il messia. Personaggi strani e paranoici, credono di essere dei messia salvatori della patria, stile ducetti o piccoli padri della patria. Normalmente circondati da una vera e propria corte dei miracoli, seguono i consigli di persone quantomeno strane, promuovendo amici, amanti o mentori a ruoli delicati, dove solitamente fanno danni. Macchiette poco preparate, solitamente imparano qualche informazione a memoria e si danno al populismo.
  • Il nosepolista: il classico politico coloniale a Trieste. In questa categoria rientrano tutti i precedenti. Bloccano il progresso della città, uccidono le opportunità di sviluppo, fanno solo gli interessi propri e dei loro amici. Alla minima critica partono con “dici così perché sei uno di quelli del “no se pol”. In realtà il no se pol è opera di questa classe amministratrice, che ha mimetizzato il “no se vol” con il “no se pol” e incolpando i cittadini dello stato di degrado del Territorio di Trieste causato da questi politici.

Questa categorizzazione, tra serio e ironico, creda riproduca fedelmente la “fauna” politica triestina. Io non voglio più dare la possibilità a queste persone di distruggere Trieste. Per questo il mio voto andrà a chi avrà le caratteristiche del buon amministratore, cioè che sappia organizzare, amministrare e dirigere, senza gridare ed essere arrogante.

Pensateci e uniti cambiamo Trieste.

image