Publio Carniel

Care amiche, cari amici,

Credo che tutti i triestini conoscano “Marinaresca” e “Trieste mia”, famosissime canzoni in triestino. Pochi conoscono però l’autore, Publio Carniel. Imprenditore e musicista, fu l’autore di numerose composizioni entrate nel cuore dei triestini.
“Trieste mia” è un inno alla nostalgia per la nostra Trieste, sentimento che le migliaia di migranti triestini sentono sempre, in qualunque parte del mondo essi si trovino.
Varie volte mi sono trovato a dover trattenere le lacrime ascoltando questa canzone, non sempre riuscendoci.
Dedico a tutti i miei compatrioti che si trovano nella mia stessa situazione “Trieste mia”, che potete trovare alla fine della biografia nella versione
di Lorenzo Pilat.
Buona lettura.

René - Publio Carniel foto 1 - TS 1999476

Publio Carniel nacque a Trieste nel 1899 ed il suo nome è strettamente legato alla musica ed alla canzone popolare triestina.
Lavorò nell’azienda di famiglia, l’azienda Carniel, che operava nel settore della tintoria e della pittura dei tessuti e degli indumenti, per assumerne la direzione alla scomparsa del padre. Sotto la sua dirigenza, all’azienda fu conferita nel 1936 dallaCamera di Commercio di Trieste la Medaglia d’oro come attestazione di benemerenza in occasione dei settant’anni di attività.
L’attività professionale non lo costrinse ad allontanarsi dalla sua più grande passione: la musica. Studiò violino, pianoforte e teoria musicale conseguendo il diploma di compositore. Ciò gli permise di dar sfogo alla sua forte vena poetica componendo canzoni, inni, madrigali, musica da chiesa e soprattutto numerose canzoni popolari tra le quali due veri e propri inni popolari di Trieste: “Trieste mia” del 1925 e “Marinaresca” del 1944 entrambe con i versi di Ramondo Cornet “Corrai”. Tra i suoi successi vi sono poi
“Sul nostro mar” (1930) versi di Bruno Komarek;
“L’albero de l’amor” (1944) versi di Cecilia Marchetti Pirn;
“Sogno de sartina” (1944) versi di Steno Premuda;
“Trieste vecia” (1944) versi di Corrai;
“Ave Maria” (1944) versi di Corrai;
“Canto per ti Trieste” (1944) versi di Corrai;
“Nina nana triestina” (1944) versi di Corrai;
“Sentinella di Redipuglia” 1950 versi di Steno Premuda;
“L’esule canta” 1950 versi di Steno Premuda;
Tra gli anni Quaranta e Cinquanta fu istruttore e direttore di diversi complessi corali e strumentali.
Morì il 6 agosto 1953.

Marinaresca” conosciuta anche come “Trieste dormi”:
Una fresca bavisela
incomincia za a sufiar
de ponente su la vela,
ghe xe gusto a bordisar!
Te saludo, dona mia,
vado in barca a paiolar!
Se ’sta note stago via,
no te devi disperar!

Trieste dormi
el mar se movi apena,
le stele brila
e le me fa sognar
e se stanote
ciapo una sirena,
mi te la voio
domani a regalar.

Go con mi tre grandi afeti,
quando vado a navigar,
go Trieste, i tui oceti
e la barca per pescar.
Ma domani, co fa giorno,
te me sentirà cantar
e te porto, quando torno,
tuti i pessi che xe in mar

Trieste dormi
el mar se movi apena,
le stele brila
e le me fa sognar
e se stanote
ciapo una sirena,
mi te la voio
domani a regalar.

 Trieste mia”:
Co’ son lontan de ti Trieste mia,
me sento un gran dolor, un gran dolor,
e più che zerco de pararlo via,
più me se ingropa’l cuor
Le lagrime me cori zo pe’l viso
e digo tra de mi e tra de mi
che no ghe esisti un altro paradiso
più splendido de ti!
Un buso in mia contrada,
un vecio fogoler,
un sial che pica in strada,
dò rose in un piter,
in alto quatro nuvoli,
de soto un fià de mar,
xe’l quadro più magnifico
che mai se pol sognar!
Lontan de ti son come un useleto,
che vivi in s’ciavitù, in s’ciavitù
e me dispero e pianzo el mio dialeto
che no lo sento più!
Ma quando torno canto de alegria,
me salta’l cuor in sen, el cuor in sen
e zigo: Ah si Trieste te son mia.
Te vojo tanto ben!
Un buso in mia contrada,
un vecio fogoler,
un sial che pica in strada,
dò rose in un piter,
in alto quatro nuvoli,
de soto un fià de mar,
xe’l quadro più magnifico
che mai se pol sognar!
Lontan de ti Trieste no go pase,
me manca el nostro ziel, el nostro mar
el verde dei tuoi pini, le tue case
e i muri del castel,
e penso al mio balcon in Rena Vecia
quel caro balconzin!
De dove vedo i monti che se specia
nel golfo zelestin.
Un buso in mia contrada,
un vecio fogoler,
un sial che pica in strada,
dò rose in un piter,
in alto quatro nuvoli,
de soto un fià de mar,
xe’l quadro più magnifico
che mai se pol sognar!

fonte:
http://www.tuttotrieste.net/prsng/carniel.htm

 

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