“No se pol”…o “NO SE VOL”?

Care amiche, cari amici,

E’ di ieri la notizia che Trieste precipita sempre più in basso nella classifica del sole 24 ore sulla qualità della vita. Certo, sembra molto strano nella città guidata dal sindaco del “Trieste torna grande”.
Se andiamo a vedere la classifica, vediamo dati ancor più preoccupanti:
73° posto per “Affari & lavoro” e “Ordine pubblico”;
103° posto per Impieghi su depositi totali in %;
penultima posizione per quanto concerne i giovani imprenditori;
ultimo posto per “imprese registrate nel 2014”;
4° posto su “Sofferenze sugli impieghi totali in %”.
classifica
Eppure, nonostante questi dati ALLARMANTI, l‘attuale amministrazione ha altre preoccupazioni, distanti anni luce dai bisogni più pressanti della cittadinanza: piste ciclabili (belle e utili, certamente; ma quando l’economia soffre vanno in secondo piano), speculazioni edilizie, svendita dell’Acegas a Hera (con tutti i disservizi), la famosa “Trieste città turistica” fatta spostando i musei in periferia e lasciando al degrado tutta la città(basti pensare inoltre che Venezia, centro turistico mondiale, vede la sua popolazione ridotta a 60mila persone..) e la famosa “sdemanializzazione”, che ha bloccato il punto franco nord per un anno e per chissà quanto tempo ancora.
Queste, che sono solamente alcune delle “brillanti” iniziative del partito coloniale famoso come “PD”, sono etichettate dai sedicenti intellettualoidi radical chic come la politica del “Se pol”. Tutto il resto è catalogato dagli stessi come quello “no se pol”.
Cosa vogliamo noi, quelli etichettati con il “no se pol”?
Vogliamo creare lavoro, applicando l’allegato VIII, usufruendo delle zone franche per la trasformazione di merci estero per estero, usando il paradiso fiscale previsto dal GATT.
Vogliamo la riconversione della ferriera, per mettere fine all’avvelenamento del territorio e dei suoi cittadini senza perdere posti di lavoro.
Vogliamo che i colpevoli di malversamento e chi ha lucrato sul bene pubblico siano puniti.
Vogliamo un futuro degno per i nostri figli, senza che siano obbligati a emigrare.
E queste sono solo alcune delle cose che proponiamo, quelle più urgenti.
Ah no, ma no siamo quelli del “no se pol”.
Quando qualcuno vi etichetta o vi dice che “no se pol”, pensateci bene.
Ve lo dice perché sul serio non si può o forse perché lui non vuole nessun cambio, timoroso di perdere i suoi piccoli o grandi privilegi?

manipolazione2

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