Come bloccare l’economia di una città: la “sdemanializzazione” del punto franco nord

Care amiche, cari amici,

Ormai è già passato un anno. Il PD, partito coloniale italiano, grazie all’opera del senatore Francesco Russo, ha bloccato per ben 365 giorni il punto franco nord.
Il sindaco Cosolini, in disperata ricerca di consensi, cerca di presentare la cosiddetta “sdemanializzazione” come qualcosa di positivo per Trieste, quando l’unica cosa positiva sarà il guadagno per gli speculatori e per gli amici di partito.
Il punto franco nord, nonostante anni di bugie, propaganda a spron battuto da parte dei mezzi monopolisti d’informazione locale e disinformazione, potrebbe rilanciare la città se usato nella giusta maniera, ossia come zona franca manifatturiera, dove rielaborare merci in regime di esenzione doganale e dove potrebbero essere installate realtà finanziarie nel “paradiso fiscale”presente a Trieste, come da accordi internazionali.
Purtroppo per gli attuali amministratori, questo non si deve fare. Trieste deve morire; ma dalla morte della città questi sciacalli ci vogliono guadagnare, e parecchio.

Qualsiasi persona con un minimo di raziocinio, vedendo quello che sulla pagina facebook del sindaco viene definito “processo di nascita e sviluppo del Porto Vecchio” può accorgersi, oltre che di svariati errori grammaticali, logici e sintattici, delle balle colossali che si stanno sparando, con l’obiettivo d’ipnotizzare la cittadinanza.
12376562_1187849987895312_8258761432325515985_nA prima vista appaiono subito due cose: la prima è che le cose vanno a rilento e proseguono solo per mezzo di annunci e senza fatti concreti. La seconda è che leggendo tra le righe troviamo che il tutto sarà “onere a carico del comune”, ossia a carico dei contribuenti, i cittadini triestini. Non è difficile capire come chi prenderà in mano questa enorme speculazione, lo farà a spese dei triestini: quanto potrebbe costare rendere abitabile una zona di svariati ettari, senza nessuno dei servizi necessari per rendere una zona abitabile (basti pensare alle sole fogne). L'”advisor” (chiamato dai comuni mortali “consigliere”) è solo la prima delle spese che toccheranno ai triestini per far contenti gli amici del PD: 170.ooo euro per ricevere suggerimenti sul cosa fare dell’area. Si parla del futuro di Trieste senza aver nessun piano? Assurdo è dir poco.
Il tutto con le limitazioni sull’area e sul Porto Franco Internazionale di Trieste da svariate leggi internazionali, recepite anche dallo stato italiano: non sorprende che il commissario di governo per il Territorio Libero di Trieste, il prefetto Garufi, non abbia nessuna intenzione di firmare alcunché, incappando in possibili sanzioni di livello internazionale.

Sicuramente la seconda parte è la più divertente.12369191_1187849984561979_5555177895302472219_n

Mero opuscolo elettorale, non solo non dice niente, spera di attirare i cittadini con un generico “coinvolgimento dei cittadini” (come se non sapessimo che questo genere di confronti vengono pilotati e si escludono a priori idee pericolose per gli speculatori) e sperando che l’attuale sindaco rimanga in carica per continuare a sciacallare l’area. Vana speranza.

mani

Vi invito a leggere questo brano, tratto dal film “Le mani sulla città di Francesco Rosi”. Ecco. Pensate a Francesco Russo con vari costruttori che dice: “Tutto guadagno e nessun rischio. Noi dobbiamo fare in modo che il Comune porti qui le strade, le fogne, l’acqua, il gas, la luce e il telefono”. Ed è esattamente quello che vogliono fare, a spese dei triestini.

“Lo so che la città sta là e sta andando da quella parte perché il piano regolatore così ha stabilito. Ma è proprio per questo che noi da là la dobbiamo farla arrivare qua. E ti pare una cosa facile? E cambiamo il piano regolatore? Non c’è bisogno. La città va in là? E questa è zona agricola. E quanto la vuoi pagare oggi? Trecento, cinquecento, mille lire al metro quadrato? Ma domani questa terra, questo stesso metro quadrato, ne può valere 60, 70.000 e pure di più. Tutto dipende da noi. Il 5.000% di profitto. Eccolo là (indicando i nuovi edifici) quello è l’oro oggi. E chi te lo dà? Il commercio, l’industria, l’avvenire industriale del Mezzogiorno? Sii…. Investili i tuoi soldi in una fabbrica. Sindacati, rivendicazioni, scioperi, cassa malattia. Ti fanno venire l’infarto con queste cose. E invece niente affanni e niente preoccupazioni. Tutto guadagno e nessun rischio. Noi dobbiamo fare in modo che il Comune porti qui le strade, le fogne, l’acqua, il gas, la luce e il telefono”. (da “le mani sulla città”)

 

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