Smentire falsi miti: gli indipendentisti sono italofobi

Care amiche, cari amici,
Ormai da qualche tempo un gruppetto sempre più impaurito di ultra nazionalisti sta diffondendo l’idea che gli indipendentisti sono italofobi.
Questo ovviamente scontra fortemente con la realtà: chi è a contatto con la galassia indipendentista sa perfettamente che molti triestini di etnia italiana appoggiano la creazione del TLT.
Ma chi sono questi individui che gridano all’ “italofobia”? Sono quelli che per decenni hanno approfittato dei nazionalismi contrapposti. Sono quelli che per decenni hanno usato comunismo e titini come spauracchio per i triestini per raggiungere i loro scopi. Sono gli stessi che hanno lottato per anni contro il bilinguismo. Sono quelli che per un proprio tornaconto personale hanno accettato e continuano ad accettare tutto quello che arriva da Roma come oro colato, nonostante danneggi Trieste e i suoi abitanti.
Queste persone, spaventate dal poter perdere i loro privilegi o dover competere su basi egualitarie, starnazzano e gridano ai quattro venti, bloccando qualsiasi dialogo costruttivo e avendo come unico argomento la propaganda del ventennio.

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Una delle fonti d’ispirazione dei nazionalisti italiani a Trieste

Se non tollerare questo gruppetto di ultra nazionalisti, che richiamano spesso e volentieri al fascismo, è esser italofobo, ebbene, io sono italofobo. Se essere contro il militarismo di stampo fascista che vuole violentare la storia di Trieste e dei triestini vuol dire essere italofobo, ebbene sono italofobo. Se essere a favore dell’uguaglianza tra tutti i cittadini di Trieste indipendentemente dalla loro etnia, credo politico, lingua o religione vuol dire essere italofobo, ebbene sono italofobo. Se volere un cambio, allontanarsi dai pessimi costumi della politica italiana e dalla disastrosa amministrazione di Trieste vuol dire essere italofobo, ebbene, sono italofobo.
Pensateci bene triestine e triestini: queste persone che inspiegabilmente lottano contro il benessere e il progresso di Trieste sono le uniche che perderebbero i loro vantaggi.

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Buon Natale!Sretan Božić!Frohe Weihnachten!

Care amiche, cari amici,

Che siate cristiani, atei, agnostici, pagani o di qualsiasi altra religione, probabilmente starete festeggiando il Natale. Festa cristiana, al giorno d’oggi festa consumista per eccellenza, ha radici molto antiche. Varie religioni precristiane festeggiavano in queste date il solstizio d’inverno,che, anche se cade il 21 dicembre, poteva essere visibile appena nei 2-3 giorni successivi; il 25 era quindi il giorno della rinascita.

Il mio invito in questo giorno di festa che dagli albori dell’umanità celebra la rinascita, si rivolge a tutti i triestini, affinché facciano una autoriflessione sull’anno appena trascorso: il Natale deve esser un giorno di rinascita, soprattutto spirituale. Auguro a tutti i triestini che si ricordino dei momenti felici, analizzino i momenti tristi, apprendano dagli errori, rafforzino la propria volontà.

Da parte mia e del mio staff vi auguro quindi un felice e sereno Natale.
BON NADAL! BUON NATALE! SRETAN BOŽIĆ ! FROHE WEIHNACHTEN! MERRY CHRISTMAS!

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Smentire falsi miti: gli indipendentisti sono leghisti

Care amiche, cari amici,
Il PD, spaventatissimo assieme a tutti gli altri partiti coloniali italiani, da anni sta cercando di accumunare gli indipendentisti alla lega nord.
Perché? Facile. La lega nord è abitata da individui non solo con poco acume, ma visibilmente volgari e ignoranti, come il tristemente famoso Borghezio. Sono sicuro che nessun indipendentista si avvicini neanche lontanamente a un personaggio del genere.

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Borghezio in un momento di profonda riflessione politica

Eppure il tentativo del PD è proprio questo: ovvio che la gente non voglia avvicinarsi a persone simili e altrettando ovvio il perché di questo tentativo di avvicinamento “indipendentista=leghista”.

Come sempre le bugie hanno le gambe corte, soprattutto grazie al fatto che la lega si sia ormai trasformata in un partito di estrema destra italiano, nazionalista e xenofobo. L’opposto di un indipendentista triestino insomma.
Ma se qualcuno avesse ancora dei dubbi a riguardo, basta ascoltare le recenti dichiarazioni del candidato leghista a sindaco di Trieste Pierpaolo Roberti, fatte in diretta a Tele4: Trieste è in Italia e non c’è nessun problema di sovranità.

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Se qualcuno vi associa ad un leghista arrabbiatevi: non abbiamo niente che spartire con l’ennesimo partito coloniale italiano, anzi, siamo la sua esatta nemesi.
Siamo forti, siamo preparati, siamo sempre di più. Siamo quelli che possono scardinare il sistema coloniale a Trieste: sta in noi farlo cadere il più velocemente possibile.

Publio Carniel

Care amiche, cari amici,

Credo che tutti i triestini conoscano “Marinaresca” e “Trieste mia”, famosissime canzoni in triestino. Pochi conoscono però l’autore, Publio Carniel. Imprenditore e musicista, fu l’autore di numerose composizioni entrate nel cuore dei triestini.
“Trieste mia” è un inno alla nostalgia per la nostra Trieste, sentimento che le migliaia di migranti triestini sentono sempre, in qualunque parte del mondo essi si trovino.
Varie volte mi sono trovato a dover trattenere le lacrime ascoltando questa canzone, non sempre riuscendoci.
Dedico a tutti i miei compatrioti che si trovano nella mia stessa situazione “Trieste mia”, che potete trovare alla fine della biografia nella versione
di Lorenzo Pilat.
Buona lettura.

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Publio Carniel nacque a Trieste nel 1899 ed il suo nome è strettamente legato alla musica ed alla canzone popolare triestina.
Lavorò nell’azienda di famiglia, l’azienda Carniel, che operava nel settore della tintoria e della pittura dei tessuti e degli indumenti, per assumerne la direzione alla scomparsa del padre. Sotto la sua dirigenza, all’azienda fu conferita nel 1936 dallaCamera di Commercio di Trieste la Medaglia d’oro come attestazione di benemerenza in occasione dei settant’anni di attività.
L’attività professionale non lo costrinse ad allontanarsi dalla sua più grande passione: la musica. Studiò violino, pianoforte e teoria musicale conseguendo il diploma di compositore. Ciò gli permise di dar sfogo alla sua forte vena poetica componendo canzoni, inni, madrigali, musica da chiesa e soprattutto numerose canzoni popolari tra le quali due veri e propri inni popolari di Trieste: “Trieste mia” del 1925 e “Marinaresca” del 1944 entrambe con i versi di Ramondo Cornet “Corrai”. Tra i suoi successi vi sono poi
“Sul nostro mar” (1930) versi di Bruno Komarek;
“L’albero de l’amor” (1944) versi di Cecilia Marchetti Pirn;
“Sogno de sartina” (1944) versi di Steno Premuda;
“Trieste vecia” (1944) versi di Corrai;
“Ave Maria” (1944) versi di Corrai;
“Canto per ti Trieste” (1944) versi di Corrai;
“Nina nana triestina” (1944) versi di Corrai;
“Sentinella di Redipuglia” 1950 versi di Steno Premuda;
“L’esule canta” 1950 versi di Steno Premuda;
Tra gli anni Quaranta e Cinquanta fu istruttore e direttore di diversi complessi corali e strumentali.
Morì il 6 agosto 1953.

Marinaresca” conosciuta anche come “Trieste dormi”:
Una fresca bavisela
incomincia za a sufiar
de ponente su la vela,
ghe xe gusto a bordisar!
Te saludo, dona mia,
vado in barca a paiolar!
Se ’sta note stago via,
no te devi disperar!

Trieste dormi
el mar se movi apena,
le stele brila
e le me fa sognar
e se stanote
ciapo una sirena,
mi te la voio
domani a regalar.

Go con mi tre grandi afeti,
quando vado a navigar,
go Trieste, i tui oceti
e la barca per pescar.
Ma domani, co fa giorno,
te me sentirà cantar
e te porto, quando torno,
tuti i pessi che xe in mar

Trieste dormi
el mar se movi apena,
le stele brila
e le me fa sognar
e se stanote
ciapo una sirena,
mi te la voio
domani a regalar.

 Trieste mia”:
Co’ son lontan de ti Trieste mia,
me sento un gran dolor, un gran dolor,
e più che zerco de pararlo via,
più me se ingropa’l cuor
Le lagrime me cori zo pe’l viso
e digo tra de mi e tra de mi
che no ghe esisti un altro paradiso
più splendido de ti!
Un buso in mia contrada,
un vecio fogoler,
un sial che pica in strada,
dò rose in un piter,
in alto quatro nuvoli,
de soto un fià de mar,
xe’l quadro più magnifico
che mai se pol sognar!
Lontan de ti son come un useleto,
che vivi in s’ciavitù, in s’ciavitù
e me dispero e pianzo el mio dialeto
che no lo sento più!
Ma quando torno canto de alegria,
me salta’l cuor in sen, el cuor in sen
e zigo: Ah si Trieste te son mia.
Te vojo tanto ben!
Un buso in mia contrada,
un vecio fogoler,
un sial che pica in strada,
dò rose in un piter,
in alto quatro nuvoli,
de soto un fià de mar,
xe’l quadro più magnifico
che mai se pol sognar!
Lontan de ti Trieste no go pase,
me manca el nostro ziel, el nostro mar
el verde dei tuoi pini, le tue case
e i muri del castel,
e penso al mio balcon in Rena Vecia
quel caro balconzin!
De dove vedo i monti che se specia
nel golfo zelestin.
Un buso in mia contrada,
un vecio fogoler,
un sial che pica in strada,
dò rose in un piter,
in alto quatro nuvoli,
de soto un fià de mar,
xe’l quadro più magnifico
che mai se pol sognar!

fonte:
http://www.tuttotrieste.net/prsng/carniel.htm

 

“No se pol”…o “NO SE VOL”?

Care amiche, cari amici,

E’ di ieri la notizia che Trieste precipita sempre più in basso nella classifica del sole 24 ore sulla qualità della vita. Certo, sembra molto strano nella città guidata dal sindaco del “Trieste torna grande”.
Se andiamo a vedere la classifica, vediamo dati ancor più preoccupanti:
73° posto per “Affari & lavoro” e “Ordine pubblico”;
103° posto per Impieghi su depositi totali in %;
penultima posizione per quanto concerne i giovani imprenditori;
ultimo posto per “imprese registrate nel 2014”;
4° posto su “Sofferenze sugli impieghi totali in %”.
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Eppure, nonostante questi dati ALLARMANTI, l‘attuale amministrazione ha altre preoccupazioni, distanti anni luce dai bisogni più pressanti della cittadinanza: piste ciclabili (belle e utili, certamente; ma quando l’economia soffre vanno in secondo piano), speculazioni edilizie, svendita dell’Acegas a Hera (con tutti i disservizi), la famosa “Trieste città turistica” fatta spostando i musei in periferia e lasciando al degrado tutta la città(basti pensare inoltre che Venezia, centro turistico mondiale, vede la sua popolazione ridotta a 60mila persone..) e la famosa “sdemanializzazione”, che ha bloccato il punto franco nord per un anno e per chissà quanto tempo ancora.
Queste, che sono solamente alcune delle “brillanti” iniziative del partito coloniale famoso come “PD”, sono etichettate dai sedicenti intellettualoidi radical chic come la politica del “Se pol”. Tutto il resto è catalogato dagli stessi come quello “no se pol”.
Cosa vogliamo noi, quelli etichettati con il “no se pol”?
Vogliamo creare lavoro, applicando l’allegato VIII, usufruendo delle zone franche per la trasformazione di merci estero per estero, usando il paradiso fiscale previsto dal GATT.
Vogliamo la riconversione della ferriera, per mettere fine all’avvelenamento del territorio e dei suoi cittadini senza perdere posti di lavoro.
Vogliamo che i colpevoli di malversamento e chi ha lucrato sul bene pubblico siano puniti.
Vogliamo un futuro degno per i nostri figli, senza che siano obbligati a emigrare.
E queste sono solo alcune delle cose che proponiamo, quelle più urgenti.
Ah no, ma no siamo quelli del “no se pol”.
Quando qualcuno vi etichetta o vi dice che “no se pol”, pensateci bene.
Ve lo dice perché sul serio non si può o forse perché lui non vuole nessun cambio, timoroso di perdere i suoi piccoli o grandi privilegi?

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Come bloccare l’economia di una città: la “sdemanializzazione” del punto franco nord

Care amiche, cari amici,

Ormai è già passato un anno. Il PD, partito coloniale italiano, grazie all’opera del senatore Francesco Russo, ha bloccato per ben 365 giorni il punto franco nord.
Il sindaco Cosolini, in disperata ricerca di consensi, cerca di presentare la cosiddetta “sdemanializzazione” come qualcosa di positivo per Trieste, quando l’unica cosa positiva sarà il guadagno per gli speculatori e per gli amici di partito.
Il punto franco nord, nonostante anni di bugie, propaganda a spron battuto da parte dei mezzi monopolisti d’informazione locale e disinformazione, potrebbe rilanciare la città se usato nella giusta maniera, ossia come zona franca manifatturiera, dove rielaborare merci in regime di esenzione doganale e dove potrebbero essere installate realtà finanziarie nel “paradiso fiscale”presente a Trieste, come da accordi internazionali.
Purtroppo per gli attuali amministratori, questo non si deve fare. Trieste deve morire; ma dalla morte della città questi sciacalli ci vogliono guadagnare, e parecchio.

Qualsiasi persona con un minimo di raziocinio, vedendo quello che sulla pagina facebook del sindaco viene definito “processo di nascita e sviluppo del Porto Vecchio” può accorgersi, oltre che di svariati errori grammaticali, logici e sintattici, delle balle colossali che si stanno sparando, con l’obiettivo d’ipnotizzare la cittadinanza.
12376562_1187849987895312_8258761432325515985_nA prima vista appaiono subito due cose: la prima è che le cose vanno a rilento e proseguono solo per mezzo di annunci e senza fatti concreti. La seconda è che leggendo tra le righe troviamo che il tutto sarà “onere a carico del comune”, ossia a carico dei contribuenti, i cittadini triestini. Non è difficile capire come chi prenderà in mano questa enorme speculazione, lo farà a spese dei triestini: quanto potrebbe costare rendere abitabile una zona di svariati ettari, senza nessuno dei servizi necessari per rendere una zona abitabile (basti pensare alle sole fogne). L'”advisor” (chiamato dai comuni mortali “consigliere”) è solo la prima delle spese che toccheranno ai triestini per far contenti gli amici del PD: 170.ooo euro per ricevere suggerimenti sul cosa fare dell’area. Si parla del futuro di Trieste senza aver nessun piano? Assurdo è dir poco.
Il tutto con le limitazioni sull’area e sul Porto Franco Internazionale di Trieste da svariate leggi internazionali, recepite anche dallo stato italiano: non sorprende che il commissario di governo per il Territorio Libero di Trieste, il prefetto Garufi, non abbia nessuna intenzione di firmare alcunché, incappando in possibili sanzioni di livello internazionale.

Sicuramente la seconda parte è la più divertente.12369191_1187849984561979_5555177895302472219_n

Mero opuscolo elettorale, non solo non dice niente, spera di attirare i cittadini con un generico “coinvolgimento dei cittadini” (come se non sapessimo che questo genere di confronti vengono pilotati e si escludono a priori idee pericolose per gli speculatori) e sperando che l’attuale sindaco rimanga in carica per continuare a sciacallare l’area. Vana speranza.

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Vi invito a leggere questo brano, tratto dal film “Le mani sulla città di Francesco Rosi”. Ecco. Pensate a Francesco Russo con vari costruttori che dice: “Tutto guadagno e nessun rischio. Noi dobbiamo fare in modo che il Comune porti qui le strade, le fogne, l’acqua, il gas, la luce e il telefono”. Ed è esattamente quello che vogliono fare, a spese dei triestini.

“Lo so che la città sta là e sta andando da quella parte perché il piano regolatore così ha stabilito. Ma è proprio per questo che noi da là la dobbiamo farla arrivare qua. E ti pare una cosa facile? E cambiamo il piano regolatore? Non c’è bisogno. La città va in là? E questa è zona agricola. E quanto la vuoi pagare oggi? Trecento, cinquecento, mille lire al metro quadrato? Ma domani questa terra, questo stesso metro quadrato, ne può valere 60, 70.000 e pure di più. Tutto dipende da noi. Il 5.000% di profitto. Eccolo là (indicando i nuovi edifici) quello è l’oro oggi. E chi te lo dà? Il commercio, l’industria, l’avvenire industriale del Mezzogiorno? Sii…. Investili i tuoi soldi in una fabbrica. Sindacati, rivendicazioni, scioperi, cassa malattia. Ti fanno venire l’infarto con queste cose. E invece niente affanni e niente preoccupazioni. Tutto guadagno e nessun rischio. Noi dobbiamo fare in modo che il Comune porti qui le strade, le fogne, l’acqua, il gas, la luce e il telefono”. (da “le mani sulla città”)

 

Smentire falsi miti: non si pagheranno più tasse

Care amiche, cari amici,

In questi anni di risveglio dell’indipendentismo, aiutato dalla possibilità di accedere finalmente a documenti e leggi nascosti da decenni, si sono anche sviluppati falsi miti sul TLT. La voglia di libertà, lo stress per le tasse sempre più alte, il vedere la città sempre più in crisi, hanno sicuramente favorito la creazione e la diffusione degli stessi. Vedremo di sfatarli e proporre un’azione energica e concreta per Trieste, senza che nessuno possa più attaccarci o cercare di ridicolizzarci.

Primo mito: Con l’indipendenza non si pagheranno più le tasse. FALSO.
Con il Territorio Libero di Trieste si pagherebbero le tasse, in misura minore e, soprattutto, resterebbero a Trieste. Immaginate che pagando le tasse attuali, il territorio triestino disporrebbe ogni anno di almeno 1 miliardo e 200 milioni da investire per migliorare la qualità della vita dei suoi cittadini.
Pensateci bene. Volete pagare tasse che vanno a essere bruciate da uno stato corrotto che continua a saccheggiare Trieste, o preferite pagare tasse che producono investimenti reali nel territorio per il vostro benessere e quello dei vostri cari?

 

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