Nono punto del programma: la gioventù – prima parte

Un argomento da sempre bistrattato in tutte le campagne politiche sono i giovani, molte volte mera tematica elettiva che finisce molto presto nel dimenticatoio delle promesse elettorali.

I giovani triestini attualmente, oltre ad essere esposti a una educazione con caratteri propagandistici e agiografici da parte del governo italiano, stanno perdendo le proprie radici, le proprie tradizioni, l’educazione civica e culturale che per decenni hanno contraddistinto Trieste.

Come si può facilmente vedere, l’amministrazione pubblica, se non colpevole di queste mancanze, è altamente indifferente alle problematiche giovanili, sia formative che occupazionali: sembra che l’unica possibilità dei triestini sia emigrare.

L’argomento non è certo semplice, per questo verrà diviso in due parti; in questa si tratteranno le proposte rivolte agli adolescenti e ai più giovani che, in questo periodo, si trovano in estrema difficoltà, Parleremo quindi dei triestini tra i 16 ed i 25 anni.

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Oltre alle riforme educative già proposte, il comune di Trieste dovrebbe proporre corsi formativi effettivi per i giovani disoccupati, che permettano una reale introduzione al mondo del lavoro; i corsi finora proposti sono normalmente un “parcheggiarsi” per alcuni mesi, senza nessuno sbocco occupazionale.

Il praticantato com’è regolamentato attualmente è solo un mezzo con cui alcuni professionisti approfittano dei giovani, facendoli lavorare praticamente gratis e mandandoli via una volta terminato il periodo di pratica. É ovvio che queste persone sono preoccupate più per il proprio guadagno che per il bene della comunità. Il praticantato dovrebbe essere retribuito decentemente e dovrebbe permettere all’interessato di accedere per lo meno a un contratto di prova di 12 mesi retribuito di maniera sufficiente per vivere degnamente, permettendo cosi al giovane o alla giovane di entrare nel mondo del lavoro e facendo l’esperienza necessaria per seguire nel cammino della vita.

Un’altra parte di questo punto riguarda il servizio civile: tutti i giovani triestini dovrebbero compire un servizio civile della durata di 6 mesi al compiere i 19 anni. Non sarebbe una leva militare, ma un servizio per la comunità, che si concretizzerebbe con vari lavori utili che andrebbero dal pulire strade, ruscelli, parchi e caditoie ad aiutare le persone anziane e bisognose in strutture pubbliche e private. Tutto questo permetterebbe ai giovani di uscire dal “nido” familiare, facendoli maturale più in fretta e mettendoli al contatto con la realtà, non sempre piacevole, della vita di tutti i giorni.

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(continua…)

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