Ottavo punto del programma: la S.E.L.A.D.

Dalla fine della guerra fredda ed il conseguente crollo del blocco comunista nel 1991 assistiamo al cosiddetto trionfo del capitalismo. É una vittoria effimera, che io definirei piuttosto come una casualità, una soppravivenza dovuta più alle debolezze del cosiddetto avversario che alla forza di questo sistema.

Per tutti gli anni novanta e a partire del nuovo millennio abbiamo assistito a politiche neoliberiste che, invece di pensare al bene della comunità, vedono la spesa sociale come uno spreco: sanità, educazione pubblica, sicurezza, prevenzione sono cose inutili da eliminare per massimizzare il profitto. Sembra quasi che gli amministratori, non solo locali ma a qualsiasi livello, vogliano permettere ai loro burattinai di ricreare una massa di sudditi bruti ed ignoranti, sottoposti a qualsiasi angheria in nome del dio denaro.

Per evitare questo e ridare fiato alla cittadinanza sono estremamente convinto che si debbano implementare pratiche a favore della società. É facile rendersi conto di come aziende municipalizzate come la ormai defunta ACEGAS erano molto più efficenti dei vari global service subappaltati mille volte, generando un capitale umano e sociale ineguagliabile.

Per questo, invece di un reddito di cittadinanza passivo e che potrebbe causare in vari casi apatia e “parassitismo”, in questo ottavo punto del mio programma propongo di ricreare per i giovani disoccupati la S.E.L.A.D. (Sezione Lavoro Assistenza Disoccupati), già istituita durante il G.M.A. ed attiva fino al 1961.

Pensiamo ad esempio come si potrebbe usare la S.E.L.A.D. per rimettere a posto il parco di Miramare, riassestare strade, rimettere in ordine giardini. Certo, agli amici degli attuali amministratori questa proposta non andrebbe a genio: pensate quanti appalti perderebbero! Però la città tutta ne guadagnerebbe: chi non ha lavoro troverebbe un’occupazione e potrebbe imparare un nuovo mestiere; le paghe delle persone così occupate permetterebbero una attivazione della microeconomia che darebbe il la a un ciclo virtuoso per commercianti e venditori al dettaglio.

Quindi, cos’è meglio per Trieste: il taglio degli “sprechi” neoliberista, con una società ingiusta e sempre più isterica, o una spesa, o meglio, un investimento sociale che garantirebbe più giustizia, uguaglianza e sicurezza?

Pensateci.

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Giardino di Via San Michele, opera della S.E.L.A.D. durante il G.M.A.
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