Occidente e medio oriente: due mentalità, due culture, due mondi opposti

Mosaico_raffigurante_Alessandro_Magno_che_combatte_ad_Isso_contro_Dario_III

Quello che vedete nell’immagine è un mosaico rappresentante la battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario III, ritrovato a Pompei nel 1831.

Probabile riproduzione di una pittura romana, non rappresenta solo un momento drammatico della battaglia di Isso, quando Dario III scappò mentre le truppe persiane morivano per il loro imperatore-dio, ci permette di cogliere le differenze tra occidente e medio oriente.

A sinistra abbiamo Alessandro Magno sul suo cavallo, un primus inter pares, re dei macedoni e capo dei greci, che senza paura va all’attacco tra i suoi soldati per raggiungere l’obiettivo di tutti i greci, ossia sconfiggere l’impero persiano. A destra troviamo Dario III, in preda al panico, che non esita a schiacciare i suoi schiavi-sudditi, con come unico obiettivo la sua salvezza, il suo bene personale ed egoista.

Dopo più di 2300 anni i contrasti e le differenze non sono cambiati. Da un lato l’occidente europeo, nato dalle ceneri della civiltà classica, nel bene e nel male unito dalla stessa mentalità cristiana e forgiato dai principi illuministi che si sono diffusi dopo la rivoluzione francese. Dall’altro il medio oriente, sorto da numerose monarchie assolute, sottoposto alla legge coranica e a quella del più forte, dove i diritti umani e la uguaglianza sono concetti a dir poco sconosciuti.

Per quanto mi riguarda parlo spesso di multiculturalità, ma sono sempre più convinto che il mio concetto non sia per niente quello propinato dai giornali e dalla cosiddetta sinistra. Credo fermamente che coincida con la multiculturalità mitteleuropea, un concetto comune all’aera dell’Europa centrale dove, nonostante varie differenze, i popoli hanno condiviso per secoli una stessa storia.

È inutile continuare con il buonismo e la tolleranza verso chi di tollerante ha ben poco: per assurdo ci sono molti più punti di contatto culturali e mentali con l’estremo oriente che con il medio oriente.

Dopo gli ennesimi attentati dovremmo tutti riflettere: bisogna seguire “esportando democrazia” a chi non la vuole ne la capisce per nascondere il saccheggio di materie prime fatto a spese di paesi in via di sviluppo che rimarranno grazie a queste azioni tali per secoli? Dobbiamo sul serio continuare con le politiche neoliberiste, con il loro bisogno continuo di schiavi da importare da paesi che nulla hanno che vedere con la nostra civiltà? Abbiamo sul serio bisogno di annullare la nostra cultura, le nostre tradizioni a favore di altre che, quanto meno, sono difficilmente assimilabili con le nostre in nome del risparmio, della delocalizzazione, del guadagno?

Siamo sicuri che la strada delle scuse proposta dal neocolonialismo e dal neoliberismo sia quella giusta?

Il cambio è nelle mie mani, nelle vostre, nelle nostre.

Se vogliamo metter fine alla follia di questa prima parte del XXI secolo, dobbiamo cambiare rotta e per farlo alla maniera civile ed europea, siamo tenuti a rimuovere a qualsiasi costo questa classe politica, il prima possibile. E più ci tardiamo, più tempo perdiamo a rincorrere gli aquiloni di cui Trieste abbonda, più ci avviciniamo al punto di non ritorno.

É tempo di agire, è il tempo della nostra indipendenza.

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