Settimo punto del programma: la migrazione

Care triestine, cari triestini,

il settimo punto del programma riguarda la migrazione, un problema che colpisce Trieste, sia in entrata che in uscita.

E’ ormai palese come l’immigrazione venga usata con un duplice scopo: da un lato nascondere notizie quantomeno preoccupanti sui vari problemi che attanagliano la città, dall’altro si tenta di creare un avversario esterno per far riunire la maggioranza delle persone sotto le bandiere della xenofobia e del nazionalismo, spostando così l’attenzione dalle colpe reali del governo amministratore a quelle di un nemico indefinito.

A questo va aggiunto il fatto che ci siano molti, troppi interessati che stanno mangiando sulla pelle dei poveri disgraziati che sono i migranti: dei 50 euro al giorno per migrante, facilmente almeno 40 euro restano a mafiette varie, criminalità organizzata, amici prezzolati dei politici.

Cosa si può fare quindi per arginare quest’onda migratoria mediatizzata?

Qui ci sono alcune proposte che ho discusso con il mio staff, che potranno ovviamente essere integrate con quelle che farete:

– controlli effettuati da una polizia qualificata, per evitare violenze e garantire l’ordine (sulla riforma della polizia parleremo nei prossimi giorni).

– dare ad ogni migrante un determinato numero di giorni di accoglienza, per permettere alle autorità di verificare la sua identità, gli antecedenti penali (se ci sono), chiarire i suoi scopi, conoscere le sue qualifiche e esperienze lavorali, conoscere la sua destinazione.

– dare un aiuto umanitario REALE, che valga ogni euro speso, per il tempo necessario per espletare le pratiche di riconoscimento; inutile far vivere queste persone in condizioni inumane, acuirebbe solamente il disagio sociale.

– collegamento con l’interpol e la polizia del paese di provenienza per l’individuazione di potenziali elementi pericolosi; si eviterebbe così l’aumento della micro e della macro criminalità.

– in caso il migrante dimostri di avere le qualifiche necessarie, la fedina penale pulita, potrà ricevere un permesso di soggiorno annuale, con l’obbligo di frequentare attivamente corsi di lingua, cultura e integrazione, per permettere la reale creazione di una Trieste multietnica, come nell’epoca d’oro del nostro porto durante il governo asburgico.

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5 pensieri su “Settimo punto del programma: la migrazione

  1. Si va ben…ma dove si prendono le risorse per fare tutto questo? Quanto costa un controllo capillare persona per persona, visto che le forze dell’ordine non dispongono nemmeno di macchine di servizio efficienti. Non siamo negli USA dove la polizia sa tutto di tutti. No, la soluzione è prenderli e se proprio si devono spendere 400 euro si utilizzi questo denaro per caricarli su un aereo e rispedirli al loro paesello. Questi non hanno niente a che fare con Trieste multietnica. Per cortesia non facciamo demagogia gratuita. Questi sono un esercito, parliamoci chiaro….come fai a controllare la fedina penale di ciascuno….l’Italia è alla canna del gas e con essa Trieste e andiamo a spendere altri soldi per “monitorare” e controllare sta gente? Per uno che riusciamo a “controllare” venti o anche piu passano attraverso lle maglie della rete di “controlli”. Non ci sono i mezzi. A casa subito, prima che sia troppo tardi. Questa storia farà scoppiare una nuova guerra nei balcani e Trieste sta nel mezzo. Ma non si vede proprio la manovra in atto? O nonla si vuol vedere?

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    1. Mario, sui fondi parleró nel decimo punto; come ho giá risposto questi sono spunti per riflettere.
      Una forte debolezza del sistema attuale (voluta) é la mancanza assoluta di integrazione e soprattutto di adattamento al posto dove si arriva.
      Mi spiego: per quanto mi piaccia molto la jota, é abbastanza difficile farla in Messico, vupi per il clima, vuoi per gli ingredienti. Cosí mi adatto.
      É un esempio banale, lo so.
      Ma in Europa si stanno formando vere e proprie Kasbah, ricettacoli d’odio, dove sembra di essere in qualsiasi posto meno che in Europa. Questa non é multiculturalitá, é imporre una cultura estranea alle genti locali, un po’ come successo a Trieste dopo il 1918.
      Quindi, l’integrazione é d’obbligo. Non vuoi integrarti? Non vuoi accettare e conoscere usi e costumi di dove stai vivendo? Vuol dire che non vuoi stare in quel posto.

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  2. Questo e un programma che una persona con il minimo Di cervello dovrebbe fare.bisogna essere umani ma non sucubi.il grande problema con questa gente e che devono capire che esistono altre religioni.e deve essere rispettoer tutti.i posti publici deve tenere fuori le religioni.gente qualificato per l’integrazione,xe arrivano Al giorno della cittadinanza devono difendersi con la nostra lingua e conoscere le nostre leggi.e chi non rispetta le regole a CAsa propriar

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    1. Il programma comunque é piú articolato, questi sono degli spunti. Oltre alle tradizioni, chi vuole migrare VERAMENTE, deve dimostrarlo e in un tempo limite; inoltre la migrazione va controllata, permettendo un lavoratore straniero ogni dieci locali.

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