Nono punto del programma: la gioventù – seconda parte

Care amiche, cari amici,
Ecco la seconda parte del nono punto, dedicata ai più giovani. L’infanzia è maltrattata non solo dalla società, dal consumismo, da gruppi politici o religiosi più o meno estremisti, ma soprattutto dall’amministrazione italica, che la usa molto in campagna elettorale per poi dimenticarla il prima possibile. Le esigenze riguardo all’infanzia non riguardano solo i bimbi, ma anche i genitori: è alquanto stupido e limitante riferirsi ai soli bambini come entità completamente autonome, in quanto sono membri di famiglie più o meno grandi.
Per questo le scuole materne (asili nido e asili) dovrebbero restare aperti tutto l’anno: ci sarebbero benefici per i genitori lavoratori, per gli insegnanti (non più costretti a ferie “obbligatorie” in determinati periodi) e si potrebbero contrattare i numerosi maestri e le numerose maestre che, sebbene qualificate, non trovano lavoro.

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Gli spazi delle scuole andrebbero ottimizzati e ristrutturati per le moderne esigenze dell’insegnamento: non è sufficiente una passata di pittura. A questo va unita una reale pulizia degli ambienti scolastici, troppo spesso assegnata a cooperative di dubbia reputazione che hanno come unico pregio essere collegate a qualche assessore o a qualche amico di partito; l’assegnamento andrebbe fatto sulla qualità dell’impresa, corroborata, e non sul presunto risparmio.
Per aiutare le famiglie, i materiali di cancelleria saranno inclusi nella retta della scuola: non sarebbero sprechi, come li definiscono i neoliberali, ma investimenti nella formazione dei nostri figli.

Le scuole materne dovrebbero insegnare due lingue già dall’infanzia: l’impatto positivo di questa pratica per lo sviluppo delle capacità cognitive dei bimbi è scientificamente provato. Nel futuro, inoltre, si aprirebbero ai nostri figli molte più possibilità lavorative. Ovviamente non si indicherebbe il dialetto come una “mala abitudine” da estirpare, si permetterebbe ai bambini di esprimersi anche in dialetto, che di fatto rappresenterebbe una terza lingua, avendo strutture logiche, grammaticali e ortografiche diverse dall’italiano e dallo sloveno.
L’educazione al rispetto andrebbe fatta in maniera REALE, non lasciata in mano di femministe o di estremisti religiosi ultraconservatori. Si insegnerebbe ai bambini il rispetto per chi la pensa o agisce in maniera differente, senza le illogiche aberrazioni sul sesso. Si reintrodurrà l’educazione civica: solo con il rispetto dell’ambiente, della società, del prossimo e delle persone con le quali viviamo ogni giorno potremmo ottenere un reale rispetto, senza usare nessun gioco.
A queste iniziative didattiche si affiancherà una materia per i più piccini per la prevenzione delle malattie o degli incidenti, infocata sulla cura del corpo. Per questo sarà sempre presente in ogni scuola una figura qualificata di medico/infermiere per guidare i nostri bimbi.
Ovviamente di tutto questo i genitori andranno informati, per mezzo di riunioni mensuali che permetteranno di fare il punto della situazione rispetto allo sviluppo psicofisico dei propri figli.

Ovviamente questo è il minimo che si possa fare per i nostri figli, il nostro futuro. Siamo stufi di sentire parlare di sprechi e tagli dove non si dovrebbe, come in questo caso, mentre vari personaggi approfittano del bene comune: qualsiasi spesa nei nostri giovani è un INVESTIMENTO, non uno spreco.
Ricordiamocelo bene.

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Le mani sul punto franco nord

Care amiche, cari amici,

avete mai visto il film “Le mani sulla città” di Francesco Rosi?
Nel prologo si spiega brevemente ma in maniera puntuale e completa il perché della speculazione edilizia.
Provate a guardare il filmato; sostituite al primo uomo il carissimo senatore Francesco Russo che dice cosa dovrebbe fare il comune per fargli guadagnare il 5000% dell’investimento. Nella scena successiva sostituite il sindaco del film con il nostro “amatissimo” primo cittadino, Roberto Cosolini.
Fatto? Bene. Perché questa è la realta abituale degli attuali amministratori di Trieste.
Se vogliamo cambiarli, se vogliamo cambiare Trieste, bisogna agire, tutti uniti.

Come possiamo aiutare la causa?

Come abbiamo visto i giorni scorsi, a Trieste ci sono seri problemi nel far circolare le idee a causa del divide et impera, del analfabetismo funzionale e dei mass media monopolizzati dai partiti italiani. A questo potremmo aggiungere una sorta di “analfabetismo informatico”: non tutti usano internet e non sempre chi lo usa è un utente di facebook o di altri social network.
Per questo chiedo un favore a tutti gli indipendentisti, non solo ai miei simpatizzanti. Da oggi comincerò a pubblicare degli schemi con semplici spiegazioni sui benefici che arriveranno con l’indipendenza.
Di questa maniera il messaggio della Causa di Trieste arriverà a più persone, permettendo di rompere il blocco della propaganda nazionalista del governo italiano.
Chiunque di voi, care amiche e care amici, potrà scaricarlo e stamparlo. Lascio a voi decidere quante copie fare e diffonderle per Trieste: nei bar, nei circoli, nelle associazioni, per strada, dove volete.
Sacrificando uno o due caffè, potremo diffondere la Causa tra i triestini, rompendo il monopolio del bugiardello, facendo si che la gente parli, si informi, decida il suo futuro.
Volutamente ho escluso qualsiasi simbolo di partito o movimento: la Causa del TLT, la Causa di Trieste sono di tutti, non sono esclusiva di qualcuno.
Ognuno di noi può aiutare la Causa, e molto, con questo piccolo sforzo.
Ricordiamolo tutti: uniti possiamo raggiungere qualsiasi risultato.
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Le competenze del sindaco

Care amiche, cari amici,

Usando una frase ampiamente abusata, “sapere è potere”.
Potere di cambiare le cose, potere di far rivivere Trieste, potere di ridare speranza ai triestini.
Varie persone dicono spesso “con un sindaco indipendentista non cambierebbe niente” o “un sindaco non può fare niente”. Se prendiamo come esempio gli ultimi amministratori, interessati più al guadagno personale e del partito di turno, è proprio così.
Ma se andiamo a leggerci lo statuto, scopriamo che non è per nulla così, anzi. Il sindaco ha molti poteri, che potrebbero cambiare TOTALMENTE la rotta sulla quale gli amministratori vogliono indirizzare Trieste, ossia la sua completa distruzione.
Per questo sto pubblicando sulla mia pagina facebook le parti dello statuto di Trieste che riguardano le competenze del sindaco, commentandole.
Le potete trovare al seguente link, in continuo aggiornamento.

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.732925293479004.1073741830.729339387170928&type=3

 

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Propaganda, divide et impera, analfabetismo funzionale

Care amiche, cari amici
Spesso varie persone a Trieste mi hanno chiesto: “Ma perché tanti de lori no i capisi? Perché no i vol scoltarne sul TLT? Con l’indipendenza gavemo solo de guadagnarghe!”
Non bisogna deprimersi o scoraggiarsi per questo; bisogna prima analizzare, poi riflettere e infine agire.
Iniziamo analizzando e riflettendo: ci sono essenzialmente tre problemi a riguardo.

Il primo, il più evidente, è la propaganda martellante da parte dei mezzi d’informazione monopolisti a Trieste: “tele4” e “il piccolo” sono praticamente degli organi di un partito, il PD, che sta monopolizzando la vicina repubblica italiana e saccheggiando Trieste. Ovviamente con la finalizzazione del TLT non solo perderebbero tutto quello che hanno rubato e i progetti folli che tentano di avviare a discapito della cittadinanza fallirebbero (vedi il delirio sul punto franco nord avviato da Francesco Russo), ma vedrebbe gli attuali e passati amministratori in giudizio per castigare le loro numerose malversazioni.

Il secondo aspetto riguarda i 60 anni di occupazione dell’amministrazione italiana, con conseguente indottrinamento della popolazione a partire della scuola, quasi sempre con una retorica fascioirredentista da una parte e panslavista dall’altra, per rinfocolare di continuo odio e divisioni, distrendo così i triestini dagli effettivi problemi del territorio (basti vedere come ciclicamente ritornano scontri su foibe, titini, camicie nere, ecc.). Il “divide et impera” degli antichi romani a Trieste si è rivelato purtroppo alquanto efficace.

Il terzo, più subdolo e strisciante, è l’analfabetismo funzionale, dovuto ad un sistema scolastico sempre più arretrato e deficiente, atto solo a creare nuovi precari ed a diffondere le ideologie del governo italiano di turno. Cos’è l’analfabetismo funzionale? L’enciclopedia Treccani lo definisce come “l’incapacità a usare in modo efficace le competenze di base (lettura, scrittura e calcolo) per muoversi autonomamente nella società contemporanea”. Chiunque può accorgersi di quanto questo sia un problema gravissimo, esemplificato nella seguente immagine.

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Quindi un analfabeta funzionale non capisce un testo che legge, non lo sa analizzare e nemmeno relazionarlo con qualcosa che vada più in la delle sue esperienze dirette.

Facciamo un esempio.

Provate a parlare con chi vi dice che il TLT è come “Topolinia” o é “passato di moda”. Chiedetegli da dove ha queste informazioni: quasi sicuramente vi dirà “il piccolo” o “tele4”. Bene, se continuate, a seconda del suo credo politico vi darà o del nazifascista o del slavotitinocomunista. Chiedetegli poi di leggere un qualsiasi articolo sul TLT e di relazionarlo con la realtà; se avrà la forza di rispondervi, quasi sicuramente vi dirà: “E le pensioni? Chi le paga? E la sanità?”. Non solo, vi accorgerete che il suo mondo non va più in la di Monfalcone da una parte e di Cittanova dall’altra, normalmente per cercare qualche ristorante.

Sono persone cattive? Sono dei nemici di Trieste? No, sono semplicemente il risultato di sessant’anni di pessima amministrazione e indottrinamento.

Passiamo quindi all’agire.

Cosa possiamo fare per svegliare questi triestini?
Dargli informazioni facili, concrete, tangibili.
Niente trattati, leggi e codici: semplicemente non li capirebbero.
Per fare questo nei prossimi gironi chiederò il vostro aiuto: sarà un’azione semplice, ma efficace.
Ma soprattutto sarà un aiuto per la Causa e per Trieste.

Mancanza totale di etica giornalistica: gli articoli di Fabio Dorigo

Gironzolando per la rete purtroppo ci si imbatte talvolta in cose veramente oscene.
Un di queste è l’articolo pubblicato dal quotidiano monopolista “il piccolo” (di nome e di fatto) ad opera del “giornalista” Fabio Dorigo, come potete vedere nell’immagine.

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Questa persona, neanche scrivesse per la pravda, insulta il candidato indipendentista e l’indipendentismo tutto in una maniera volgare e scorretta, facendo intendere che il figlio di Marchesich sia uno pseudofascista dedito all’alcol e che Vito Potenza Kalc sia uno dei soliti politici locali in cerca di voti con vane promesse. Ovviamente sulle panzane dette dai vari Francesco Russo, Roberto Cosolini(com’era quella? Sdemanializzazione in pochi mesi? e quell’altra?TRIESTE TORNA GRANDE?!?) silenzio assoluto.
Articoli come questo (e tanti altri pubblicati dallo stesso autore) non solo infangano un candidato, ma tutta la Causa. Non solo, fanno arrivare alla gente il messaggio sbagliato che il TLT non sia mai esistito quando di prove ce ne sono a bizzeffe.
Chiedo a tutti gli indipendentisti ed in particolare ai candidati di smetterla con questo atteggiamento supino: giornalisti come Fabio Dorigo vanno denunciati per diffamazione alla giustizia e all’ordine dei giornalisti per mancanza di etica.
Spero che in questo caso Giorgio Marchesich faccia il primo passo.
Non basta più non leggere “il piccolo”, bisogna fargli capire che i bei tempi della propaganda sono finiti, i triestini si sono svegliati.

 

Perché l’indipendentismo fa tanta paura?

Care amiche, cari amici,
ormai da qualche anno stiamo assistendo a una vera e propria guerra mediatica a Trieste contro l’indipendentismo, guerra che straordinariamente ha unito le due anime delle oligarchie che mal amministrano la città.

Di che cos’hanno paura questi cosiddetti politici e i loro gruppi d’interesse? Cosa li fa tanto preoccupare da dover usare tutti i mezzi a loro disposizione per contrastare l’indipendentismo e farlo apparire come un gruppo di pensionati che mescolano una xenofobia cieca contro gli italiani (famoso il “fora a piade in tel cul oltre Duin”), fascismo, titoismo, e qualsiasi altro “ismo” che abbia un connotato negativo?

É presto detto: l’indipendentismo non è né di destra né di sinistra. É un movimento che va oltre gli schemi precostituiti dello stato italiano che contrappongono “destra” e “sinistra”, senza accorgersi che nella vicina repubblica questa divisione è morta fin dagli anni 80, con il PSI di Craxi e il pentapartito, peggiorando ancor più con il berlusconismo dei 90 e arrivando alla negazione di qualsiasi filosofia politica con il renziamo attuale.

Ma questo non basta: l’indipendentismo triestino sta riuscendo a rompere le catene poste alla città dai due nazionalismi contrapposti, quello sloveno e quello italiano, che hanno bloccato Trieste per più di sessanta anni. Chi di voi non ha provato una forte emozione e una intima soddisfazione a sfilare il 15 settembre 2013, insieme ad altre migliaia di triestini, senza sentir dire “s’ciavo” o “Italijan”? Basta divisioni, tutti triestini. E questo fa MOLTA paura.

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L’indipendentismo fa paura perché una popolazione unita, finalmente senza divisioni politiche ormai defunte e fuori dal giogo dei nazionalismi, sarebbe una forza antisistema poderosa, che potrebbe distruggere la vera e propria cupola che sta gestendo Trieste per farla collassare, facendo nel frattempo lucrosi affari a discapito del benessere e della salute dei cittadini, come possiamo quotidianamente vedere con Hera o con la ferriera di Servola.

Fa paura perché l’indipendentismo è un movimento che vuole il ripristino della legalità e il rispetto delle leggi, come andrebbe fatto in qualsiasi paese civile, ma che purtroppo a Trieste sembra essere qualcosa di fantascientifico.

L’indipendentismo fa paura perché è un movimento popolare, vigoroso, al di fuori degli schemi.

Fate un attimo mente locale: quante balle mette in giro la stampa per dividerci, per farci lottare tra di noi, per deprimerci, per farci sentire battuti quando siamo sempre più vicini al nostro traguardo? Eccone alcune, solo per portare degli esempi: l’ultima è il fatto che siamo divisi in infiniti movimenti indipendentisti, mentre pensate, siamo 3 movimenti indipendentisti con lo stesso fine contro almeno 15 partiti politici italiani con fini, scopi e modalità per raggiungerli quantomeno non definiti completamente. Un’altro leit motiv è il nostro presunto razzismo, mentre accogliamo triestini di qualsiasi lingua, etnia e religione. Un altro classico sbandierato da gentaglia come il senatore Russo è il fatto che chiuderemmo Trieste al mondo, quando invece la faremmo diventare un’importante porto internazionale, cosa che gli amministratori del Territorio cercano di evitare a tutti i costi.

Pensate bene a tutto questo, riflettete e fatelo notare a chi adesso si sente scoraggiato, disilluso, impaziente: chi ha il coltello dalla parte del manico siamo noi triestini, non gli amministratori.

Sta in noi rendercene conto e far cambiare la storia di Trieste.

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